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11 Dicembre 2009

Studio Orme: a Roma l'odontoiatria è seconda per citazioni in giudizio

di Francesca Giani


L’odontoiatria è la seconda specialità dopo la chirurgia più citata in giudizio a Roma e provincia, ma complessivamente i dati sul contenzioso medico della capitale sono rassicuranti. A fronte dell’allarmismo sugli errori dei professionisti che tanto hanno riempito le cronache di questi ultimi anni, il riconoscimento della responsabilità è emerso per due pazienti su tre, cioè nel 65% delle sentenze.

A scattare la fotografia lo studio pilota dell’Orme, l’Osservatorio sulla responsabilità medica, che ha passato in rassegna 1.793 sentenze emesse in materia di colpa medica dal tribunale civile della capitale tra il 2001 e i primi quattro mesi del 2007. Uno studio, che è riuscito a tracciare un primo quadro dell’effettiva responsabilità professionale, dato che, come spiega Mario Falconi, presidente dell’Omceo Roma, “i dati finora disponibili riguardavano solo il numero di denunce presentate e non l’esito delle stesse”.
Tra i principali risultati, è emerso che tra le specialità più a rischio di contenzioso, il secondo posto va all’odontoiatria con 268 procedimenti (pari al 15% del totale), contro le 595 sentenze della chirurgia (31%) e le 245, pari al 13%, dell’ortopedia (al terzo posto). Un dato comunque che va collocato in un complessivo ridimensionamento dell’allarme sugli errori medici: indipendentemente dall’ambito, sul totale delle domande, 1.165 hanno portato a un riconoscimento della responsabilità (65%), mentre 628 sono state respinte. Una quota che scende al 54% - quasi un caso su due - se si considerano solo le domande accolte totalmente.
“Numeri estremamente limitati” continua Falconi “rispetto al totale dell’offerta sanitaria pubblica e privata di Roma e provincia. Basti considerare che gli iscritti all’Ordine - il più popoloso in Europa - sono oltre 40mila (poco più di 36mila medici e oltre 5mila odontoiatri) e nel corso di un anno le prestazioni effettuate sono milioni. Insomma, samo soddisfatti del quadro emerso. D’altra parte la responsabilità professionale rappresenta oggi l’elemento di maggiore criticità per lo svolgimento della professione. La serenità con cui i medici dovrebbero esercitare viene condizionata negativamente da timori di eventuali azioni giudiziarie, tanto che si parla in molti casi medicina difensiva.”
Un fenomeno questo che forse riguarda un po’ meno l’odontoiatria. “È raro - spiega Claudio Cortesini - che ci troviamo di fronte a situazioni in cui la vita del paziente sia a rischio. Caso mai quello che può capitare è di subire gli effetti dell’atteggiamento difensivo. Pensiamo per esempio al caso di ipertesi che necessitano di un’anestesia. Se stiamo a sentire il cardiologo che ha in cura l’assistito, il consiglio è di non usare farmaci che contengano vasi costrittori. Il problema però è che senza questo tipo di supporto il paziente è meno calmo. La conseguenza è che aumenta per noi il rischio di malori durante l’intervento.”

GdO 2009;17

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