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21 Marzo 2023

Le proposte AIO durante la Giornata Mondiale per la Salute Orale

Dal Convengo la presentazione del progetto Oral Care, Total Care ed il confronto su alcuni modelli di assistenza che si basano sul volontariato ma anche sull’assistenza pubblica 

Francesca Malandrucco

Sei Italiani su 10 non riescono a far fronte alle spese per la cura dei denti, mentre quelli che si rivolgono agli ambulatori di volontariato messi in piedi dalla Caritas hanno in media una salute orale peggiore della popolazione straniera che si rivolge agli stessi centri. I dati emergono da una serie di studi messi a confronto lo scorso 20 marzo a Roma nel corso del convegno organizzato dall’Associazione Italiana Odontoiatri in occasione del World Oral Heath Day, al quale ha preso parte anche il ministro della Salute, Orazio Schillaci
Il presidente dell’Aio, Gerhard K. Seeberger ha citato il rapporto RBM-Censis 2019. “Gli italiani spendono 9,5 miliardi per le cure dentali, quasi tutti di tasca loro mentre il Servizio Sanitario Nazionale copre solo un 5% del totale delle cure, per una stima di meno di 500 milioni. E’ tempo di collaborare, governo e dentisti – ha detto il presidente di AIO – per offrire prevenzione, sigillature ai bambini tra i 5 e i 10 anni, e di parlare di offerta di dispositivi protesici ai profili vulnerabili sia in età evolutiva che agli over 65”.   

Secondo Roberto Santopadre, responsabile del Centro Odontoiatrico della Caritas di Roma, la quota della popolazione Italiana che ogni anno si rivolge al dentista non supera il 37,9%. Inoltre da un’indagine effettuata su 357 adulti che hanno frequentato gli ambulatori dei volontari della Caritas a Roma e di Serming a Torino, si evince che l’indice DMFT (Decayed, Missing, Filled Teeth), che mette a confronto i denti cariati, mancanti od otturati, con fattori socioeconomici, nella popolazione Italiana è pari a 18, in una scala da 0 a 32, mentre le altre popolazioni hanno un indice di gran lunga più basso. “Il valore mediano del DMFT nell’intero campione – ha detto Santopadre – è stato di 14, mentre l’Organizzazione Mondiale della Sanità mette in guardia da un valore di 6.6 che è considerato già troppo alto e quindi a forte rischio per la salute dei cittadini”. Il responsabile del centro odontoiatrico della Caritas ha poi aggiunto: “Il Servizio Sanitario nazionale limita l’assistenza a programmi specifici in età evolutiva da 0 a 14 anni e in soggetti a condizione di alta vulnerabilità. Non paga protesi o apparecchi se non per chi ha problemi accentuati o patologie gravi”.  

Un buon esempio di odontoiatria pubblica è arrivato invece dal Friuli Venezia Giulia dove il prof. Roberto Di Lenarda, Professore ordinario di Malattie Odontostomatologiche, e presidente del Collegio dei Docenti e Rettore, presso l’Università di Trieste, dirige la Clinica di Chirurgia Maxillofacciale e Odontostomatologia. “Nel 2004 siamo passati da 15mila a 60mila prestazioni odontoiatriche pubbliche. Il pronto soccorso gestisce solo le urgenze – ha spiegato – non facciamo concorrenza con i nostri colleghi privati. Al contrario, finita l’urgenza, invitiamo i nostri pazienti a tornare dal proprio dentista per proseguire le cure. Oggi in Friuli Venezia Giulia – ha raccontato Di Lenarda - ci sono 5 pronto soccorsi odontoiatrici che visitano circa 10mila pazienti l’anno e 5 ambulatori di diagnosi precoce del tumore del cavo orale. Il problema – ha spiegato il presidente del Collegio dei docenti di odontoiatria – è che non tutte le regioni hanno deliberato i LEA e che quando lo hanno fatto, le esperienze non sono sovrapponibili. Occorre definire un nuovo livello dei LEA, uguale per tutte le regioni”.  

L’AIO ha poi presentato “Oral Care, Total Care”, un progetto di prevenzione dei tumori del cavo orale. I dentisti che aderiscono all’iniziativa effettueranno visite di prevenzione delle lesioni orali con potenziale cancerogeno. L’AIO fornirà loro strumenti diagnostici innovativi che sfruttano l’autofluorescenza cellulare per effettuare una diagnosi precoce di questo tipo di lesioni.

L’insorgenza del cancro orale nella maggior parte dei casi è legata a fattori di rischio quali fumo e alcol, papilloma virus o diabete – ha spiegato David Rizzo, vice presidente nazionale di AIO e responsabile del progetto di prevenzione – Anche se il 25% delle persone non presenta fattori di rischio. E’ importantissima la diagnosi precoce. In questo caso i dati epidemiologici stimano la riduzione della mortalità circa del 90%”.  

Photo credit: AIO

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