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17 Giugno 2025

AIO ed ANDI commentano la presa di posizione ANCOD sulle recenti chiusure di società odontoiatriche

Per entrambe le Associazioni odontoiatriche serve una maggiore regolamentazione per tutelare i cittadini e di circoscrivere l’esercizio dell’attività odontoiatrica alle sole Società tra Professionisti


AIo ANDI

Dopo le vicende della Visodent e degli altri studi odontoiatrici di proprietà di società di capitale chiusi, attraverso una nota l’ANCOD (Associazione Nazionale Centri Odontoiatrici) ha preso le distanze “da modelli imprenditoriali opachi e privi di garanzie, che nulla hanno a che vedere con una visione seria, trasparente e responsabile della salute”, informando di lavorare con alcune associazioni di consumatori per dare una risposta ai pazienti lasciati senza cure.  

Nei giorni successivi AIO ed ANDI hanno pubblicato sui rispettivi siti un commento che riportiamo in rigoroso ordine alfabetico.    

AIO   

Mestre, Imperia, Modica: tre casi recenti di catene dentali che, chiudendo all’improvviso, hanno lasciato i pazienti senza dentista; anche famiglie che avevano anticipato i soldi per le cure. In un comunicato, Nicola Spadafora presidente di Ancod associazione dei gruppi odontoiatrici, ha sottolineato la differenza tra i “grandi gruppi organizzati che eserciterebbero l’attività nell’esclusivo interesse dei pazienti, e chi, invece, (usando la stessa formula societaria ndr) abusa della loro fiducia”.  Ancod si è attivata per far convergere i pazienti abbandonati da una piccola catena in Sicilia su un grande gruppo offrendo un percorso di riprotezione (fonte: Odontoiatria 33). Per il Segretario Sindacale di Associazione Italiana Odontoiatri Danilo Savini il messaggio offerto all’opinione pubblica è fuorviante. «Ancod vede nei recenti fatti di cronaca uno smacco per tutta l’odontoiatria. In realtà lo smacco è per i grandi gruppi imprenditoriali che evidentemente non offrono tutte le garanzie necessarie.  In realtà, in campo sanitario, a dare la garanzia di qualità alla prestazione non è la dimensione dell’operatore ma la presenza di professionisti che considerino la salute come valore anziché come bene di consumo. Affidare la riprotezione del paziente ai grandi gruppi è come chiamare un allenatore di volley al capezzale di una squadra di calcio che ha fallito con un altro allenatore di volley . Il rischio che si ripresentino i problemi da cui si vuole uscire persiste, perché continuiamo a trattare sport con regole diverse con un tipo di trainer non idoneo. Medici e odontoiatri nei loro “piccoli studi” continuano ad essere scelti dagli italiani perché sanno “leggere” la partita con la malattia e la mettono al primo posto». Secondo Savini, inoltre, «a decidere dove vanno i soggetti danneggiati dalle mancate cure non dovrebbero essere le associazioni di società odontoiatriche e di consumatori ma gli stessi pazienti. E con il tipo di soluzione individuato da Ancod la libera scelta è preclusa. Insomma, alla fine sembra un classico tentativo di lavarsi una coscienza “economica” quando però il nodo è la coscienza etico-sanitaria». Il Segretario Sindacale AIO chiama i partiti ad una presa di coscienza. «A fronte delle incalzanti chiusure di catene dentali, non è più ammissibile una politica che ammicchi acriticamente alla formula societaria nell’esercizio dell’odontoiatria. Non a caso in queste settimane ad Associazione Italiana Odontoiatri, da sempre favorevole ad ordini del giorno ed interrogazioni parlamentari che aprono ad una regolamentazione etica di questi temi, si sono allineate altre voci del settore sanitario. Urge una modifica alla legge sulla Concorrenza 124/2017 con l’obiettivo di circoscrivere l’esercizio dell’attività odontoiatrica alle sole Società tra Professionisti».

ANDI

Ancora una volta, a pagare il prezzo sono i cittadini. Poi arrivano le scuse e i tentativi di tappare il buco causato dalle chiusure improvvise degli ambulatori dell’odontoiatria commerciale. Il comunicato diffuso da ANCOD è l’ennesimo, ridicolo, tentativo di mascherare una realtà innegabile. Questi centri sono senza alcun controllo e agiscono nel pieno disprezzo dei pazienti e di tutti i lavoratori, professionisti e ASO, lasciando i primi senza cure e gli altri senza i pagamenti dovuti, annunciando accordi con associazioni a tutela dei consumatori e distinguo tra gruppi che agiscono in modo più e meno corretto. “Per l’ennesima volta le società di odontoiatria commerciale tentano di mascherare le responsabilità e le carenze oggettive del loro modello di servizi odontoiatrici ricorrendo a goffe offerte di solidarietà nei confronti dei cittadini nuovamente abbandonati a se stessi, senza cure e derubati da soggetti facenti parte del loro sistema– dichiara Carlo Ghirlanda Presidente nazionale ANDI – È il momento, invece, di un grande rifiuto nei confronti di questi elementi senza scrupoli, di fatto completamente indifferenti ai problemi che, da anni causano ai cittadini che, inconsapevoli dei rischi, si recano nei loro ambulatori. Occorre bloccare un sistema solamente dedito al lucro sulla loro pelle. Serve subito una riforma del comma 153 della legge 124/2017 , come anche recenti interrogazioni parlamentari hanno nuovamente sollecitato”.  


 
 

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