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22 Luglio 2025

AIO tra i referenti stabili ISTAT per i codici ATECO

La decisione dopo le perplessità su alcuni codici assegnati a figure sanitarie “ibride”. Savini: onorati di essere la prima associazione odontoiatrica coinvolta


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Istat invita Associazione Italiana Odontoiatri ad “entrare a far parte della rete di referenti stabili della classificazione ATECO”. AIO è la prima rappresentanza sindacale odontoiatrica chiamata agli stakeholder per questo importante audit dedicato a selezionare correttamente le attività economiche in linea con le indicazioni dell’Unione Europea.

“Il nostro obiettivo è evitare il generarsi, sempre possibile, di problemi sui versanti professionale e fiscale (fronte indicatori sintetici di attività). Aderiamo all’invito Istat, che è contenuto nella risposta inviatami dell’Istituto dopo che avevo segnalato in un nuovo codice un problema credo a torto minimizzato da altre sigle”, dice Danilo Savini, Segretario Sindacale Nazionale AIO.

Rivedendo i codici ATECO, tra le “altre attività per la salute umana non classificate altrove”, l’Istat aveva inserito due novità per lo studio: 1) le attività degli “specialisti in terapia dentaria” e 2) le attività “del personale paramedico odontoiatrico che può lavorare in autonomia ma è periodicamente supervisionato da dentisti”. 

Sulla prima dicitura, Savini aveva osservato vaghezza. Ricordiamo in questa sede che dal 2023 (decreto Bollette) il Legislatore considera la laurea odontoiatrica in sé non solo abilitante ma anche specialistica tanto da valere ai fini dell’assunzione del neo-iscritto all’Albo nel Servizio Sanitario Nazionale.

Ma è sulla seconda che si centravano le perplessità. “Se davvero dicessimo che operatori ‘paramedici’ autonomi possono praticare in studio supervisionati da dentisti – osserva in linea generale Savini – ci presteremmo a sanare situazioni di abusivismo, e ad abilitare profili ibridi non attinenti ai criteri posti dalla professione odontoiatrica a garanzia della sicurezza del paziente”. 

Il Segretario Nazionale AIO aveva chiesto chiarimenti sia all’Istat, sia a Ministero dell’Economia ed Agenzia delle Entrate.

Nella “nota tecnica” dello scorso 10 giugno, Istat in risposta “alla preoccupazione sollevata da AIO” specifica che la classificazione, “in virtù della sua primaria valenza statistica (…) non può essere considerata quale strumento per l’individuazione delle attività regolamentate e delle figure professionali qualificate”. La classificazione, per sua natura, “ha l’obiettivo di rappresentare qualsiasi attività economica indipendentemente dalla struttura proprietaria delle unità che si intende classificare, della struttura organizzativa e della natura giuridica, della natura di mercato o meno dell’attività, ai criteri di destinazione degli utili e soprattutto alla natura formale o non formale e legale o illegale delle attività”. In altre parole l’attività di emanazione dei codici proietta in tutti gli stati comunitari le attività che si svolgono anche solo in uno o pochi di essi. E la proiezione viene calata nella realtà già oggi grazie a un confronto con camere di commercio, agenzie tributarie ed associazioni professionali, e ad un costante lavoro di modifica aperto a contributi esterni.

Il commento del Segretario Danilo Savini: “Istat riporta nella realtà italiana codici riferiti ad attività svolte in altri paesi e che non conosciamo. L’assegnazione di codici è un processo in sé “neutro” rispetto ai rischi di abusivismo negli studi da noi riscontrati, senza peraltro citare specifiche tipologie di operatori. Non scongiura né favorisce la presenza di “non dentisti-non autorizzati” al riunito. Ma in prospettiva può farlo, incidendo in tal modo sull’assetto economico del paese, e un domani sull’offerta di salute. A questo punto è buona regola da parte di un ente di ricerca pubblico coinvolgere gli stakeholder nei processi decisionali. E questo possiamo dire che Istat lo fa sia di sua spontanea volontà sia sollecitato. Siamo dunque felici di constatare che si sia mostrato sensibile alla nostra richiesta. A nostra volta, ricordo però che una associazione professionale è tenuta a segnalare di esistere. E che magari ha riscontrato problemi potenziali su una normativa. Nel caso specifico della mia richiesta, quanto alcuni detrattori hanno fatto passare per processo alle intenzioni, domani ci aiuterà ad evitare malintesi”.

A cura di: Ufficio Stampa AIO



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