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15 Luglio 2025

Tumori del cavo orale, i risultati di una indagine AIO - Pierrel

Emerge il ruolo fondamentale dello screening preventivo dal proprio dentista per individuare, precocemente, lesioni in pazienti asintomatici e non sempre legati a fattori di rischio


aio

Ogni anno, oltre 4.000 italiani ricevono una diagnosi di tumore del cavo orale, una delle minacce più insidiose per la salute pubblica. Le ricerche ne collegano l’insorgenza a diversi fattori: virus come il papilloma (HPV), predisposizione genetica e familiarità, consumo di alcol e fumo, scarsa igiene orale, uso di protesi incongrue o un elevato apporto di zuccheri. 

Tuttavia, una parte significativa dei pazienti non presenta alcun fattore di rischio noto. Eppure, può sviluppare (se non tumori) condizioni precancerose o comunque meritevoli di attenzione clinica. Inoltre, questi disturbi si manifestano raramente con sintomi evidenti. Per questo, lo studio del dentista di fiducia può diventare un vero “salvavita”, soprattutto quando, oltre alla visita a occhio nudo, si avvale anche di tecnologie avanzate per individuare precocemente eventuali anomalie.

Lo conferma il progetto di screening “Oral Care – Total Care”, promosso da Pierrel in collaborazione con l’Associazione Italiana Odontoiatri (AIO). Condotto tra gennaio 2023 e dicembre 2024 da 20 odontoiatri AIO su tutto il territorio nazionale, sotto il coordinamento del Vice Presidente Nazionale David Rizzo, il progetto aveva un duplice obiettivo: 

  • Rafforzare la consapevolezza clinica sull’importanza dello screening precoce delle lesioni del cavo orale.
  • Valutare l’efficacia del dispositivo medico basato sulla tecnica dell’autofluorescenza, nell’individuazione precoce di lesioni sospette delle mucose orali.

L’arruolamento

I professionisti coinvolti hanno partecipato a quattro incontri formativi, tenuti dal professor Silvio Abati, del Centro di Patologia Orale dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano. Durante gli incontri hanno approfondito la conoscenza delle lesioni potenzialmente maligne del cavo orale e imparato ad utilizzare in modo appropriato la tecnica dell’autofluorescenza. Gli odontoiatri coinvolti si sono impegnati a eseguire, nell’arco di sei mesi, lo screening su almeno 20 pazienti a rischio, selezionati in base a età (oltre i 40 anni), abitudini (fumo, masticazione di tabacco, consumo di superalcolici) o condizioni specifiche (protesi incongrue, presenza di papillomavirus, malattie autoimmuni, esposizione solare prolungata). Sono stati esclusi i soggetti con diagnosi precedenti di tumori o lesioni trattate del cavo orale.

 Il protocollo applicato ha previsto dapprima l’ispezione visiva delle mucose orali, per poi procedere con l’utilizzo della tecnica dell’autofluorescenza, ha permesso di individuare alterazioni potenzialmente maligne da rivalutare dopo 15 giorni e/o sottoporre a biopsia, non sempre individuabili ad occhio nudo.

I risultati

Su circa 500 pazienti di cui è stata raccolta la scheda nell’arco del biennio sono stati individuati ben 117 casi di lesioni persistenti, il 60% sottoposte a biopsia. “I pazienti individuati come portatori di lesioni persistenti, in genere eritroplachie, leucoplachie, papillomi, spesso non si aspettavano di dover approfondire la visita, sia perché non avevano abitudini di igiene orale scorretta e non erano esposti a fattori di rischio, sia perché non presentavano sintomi al momento della visita”, dice il presidente nazionale AIO dottor Gerhard Seeberger. “Tra i pazienti con lesioni, alcune delle quali risultate tumorali, il 70% non fumava, nessuno faceva uso di tabacco da masticare, due terzi non consumavano alcolici e sei su dieci non presentavano patologie sistemiche. Inoltre, l’88% non aveva una storia di tumori delle alte vie aeree e la dieta, nella maggior parte dei casi, era povera di carne o cibi conservati; oltre il 73% dichiarava un consumo regolare di frutta e verdura”. 

Il valore dell’indagine

“Nei pazienti sottoposti a visita odontoiatrica, è stato possibile intercettare le lesioni sospette in una fase non ancora avanzata e grazie all’autofluorescenza, individuare lesioni da sottoporre a biopsia”, sottolinea il vice-presidente Rizzo. “I fattori di rischio non sempre sono presenti. Ad esempio, la maggioranza dei portatori di lesioni (80%) non portava protesi incongrue. Ma soprattutto oltre il 70 % dei pazienti non presentava sintomi al momento della visita: il 68,6% non avvertiva dolore, il 92% non riferiva xerostomia (bocca secca) e il 90% non lamentava difficoltà nella deglutizione”. 

Indispensabile la capillarità degli studi odontoiatrici 

Gli esiti dello studio hanno rappresentato un campanello d’allarme anche per i dentisti. Tra i partecipanti, in gran parte con oltre 20 anni di esperienza, solo il 62% eseguiva già screening periodici delle mucose orali, nella maggioranza dei casi (56%) esclusivamente a occhio nudo. “L’introduzione di un dispositivo efficace basato sull’autofluorescenza ha cambiato l’approccio clinico di molti professionisti, rendendo possibile uno screening sistematico, senza incidere significativamente sul tempo della visita”, conclude Rizzo. 

Come sottolinea Fabio Velotti, CDO di Pierrel Spa, “il valore aggiunto dell’iniziativa è stato anche quello di rafforzare la cultura della prevenzione tra i professionisti, integrandola sempre più nella pratica clinica quotidiana. In questo percorso, la sinergia tra AIO e Pierrel ha dimostrato come la collaborazione tra industria e professione possa generare progetti concreti, formativi ed efficaci, capaci di incidere positivamente sia sulla qualità delle cure sia sulla salute pubblica”.

“Eventuali iniziative di prevenzione – conclude il presidente AIO Seeberger – dovranno tenere conto di un’offerta odontoiatrica accessibile, attiva, diffusa, strutturata ma innanzi tutto in grado di coinvolgere i cittadini in iniziative di educazione sanitaria ad ogni età e con attenzione alle cronicità. Con questa indagine, la presenza capillare degli studi odontoiatrici privati in Italia si conferma una realtà preziosissima ed insostituibile da mettere al servizio di un eventuale, ancor più prezioso, screening di popolazione”.  

A questo link i risultati della ricerca ed una serie di immagini delle lesioni più significative riscontrate. 

A cura di: Ufficio Stampa AIO

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