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15 Dicembre 2006

Dall’analogico al digitale

di C. Guastamacchia


La progressiva disinvoltura con cui nell’odontoiatria (e non solo) ci si avvale dell’informatica ci deve far comprendere che dobbiamo applicare, e presto, quelle che sono, dell’informatica stessa, le potenzialità più avanzate.
Infatti, se è vero che la diffusione dei computer, nei nostri studi, è sempre più ampia, è anche vero che non sono altrettanto numerosi gli studi (o, per meglio dire, le sedi di lavoro) in cui le funzioni degli strumenti “computer” vengono integrate ed esaltate dalla loro configurazione “in rete”. Questo fa sì che nella squadra odontoiatrica al lavoro vi siano ancora troppi “buchi neri operativi”, dovuti al fatto che, tanto per fare l’esempio più banale, l’informatica con computer isolati non consente la decentralizzazione del sistema di comunicazione.
“Decentralizzazione” significa che, da qualsiasi posizione dello studio, chiunque può gestire i più vari tipi di comunicazione “integrata” (gestionale, amministrativa, clinica, iconografica) e, allo stesso tempo, può controllare, anche contemporaneamente (cosa fondamentale), che le suddette informazioni siano state trasmesse e in qual modo siano state trasmesse. In mancanza di una “rete” perfettamente funzionante ciò non è possibile e la decentralizzazione, con relativa accelerazione ergonomica, non risulta realizzabile.
Tutto questo, e non è cosa da poco, accresce la sua importanza tenendo presente le recenti imposizioni legali che ci obbligano ad usare, con (aumentata?) disinvoltura, la nostra informatica “tradizionale” come sistema indispensabile per gli adempimenti contabili verso il fisco.
Ma c’è di più: dando per scontato, e non potrebbe essere altrimenti, che ogni programma software sia digitale, non altrettanto si può dire di alcune “periferiche” o “satelliti” collegati al computer. Alludiamo, per semplificare, alle fotocamere, alle telecamere, ai sistemi radiografici tradizionali. Ne consegue che, per integrare le informazioni originate da queste periferiche “analogiche”, si devono utilizzare artifici di collegamento che conducono obbligatoriamente a notevoli difficoltà, per lo più riassumibili in “colli di bottiglia” o impoverimento del messaggio o rallentamenti nella diffusione del messaggio stesso.
Concludendo: poter lavorare tutti da ogni postazione dello studio, avendo su ogni cartella clinica tutto quanto ci serve alla identificazione del caso, poter archiviare e reperire con facilità ogni informazione che ci serve, poterla trasmettere al paziente o a un collega o al nostro odontotecnico… tutto questo è solo possibile con l’evoluzione dell’organizzazione del nostro studio da analogico a digitale.
Non è più una “fuga in avanti” ma un passo obbligato: teniamone conto, perché sicuramente non ce ne pentiremo.



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