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30 Gennaio 2008

Il mercato del dentale USA guarda a "ovest"

di Renato Torlaschi


Le merci cinesi che invadono il mondo sono uno dei fenomeni più emblematici di questi ultimi anni. Ce ne accorgiamo leggendo le etichette dei prodotti del supermercato oppure quando radio, televisione e giornali ci informano sui sempre più numerosi sequestri di merci non autorizzate, contraffatte o pericolose prodotte in Cina: vestiti alla formaldeide, giocattoli al piombo, scarpe al cromo. Anche i dentisti stanno cominciando a essere coinvolti nel fenomeno: come tutti i cittadini, certo, ma anche per qualche ragione in più, e tra i colleghi statunitensi sta ormai montando un dibattito i cui esiti non sono né scontati né vicini.
Era il luglio del 2005, quando in Toscana si chiudeva l’operazione dei carabinieri chiamata Golden Dental con la scoperta e il sequestro di materiale medico per odontoiatri, prodotto nella Repubblica Popolare Cinese senza nessuna garanzia per la salute; le etichette, invece, erano stampate in tipografie italiane ed erano ovviamente false. L’arresto di sei persone (tutti italiani) stroncava un giro di affari malavitoso superiore ai tre milioni di euro.
Due anni dopo, nel giugno del 2007, Food and Drug Administration e Colgate-Palmolive mettevano in allerta i consumatori americani: in molti discount degli stati di New York, New Jersey, Pennsylvania e Maryland erano in vendita dentifrici contraffatti, con il marchio Colgate. Truffa? Danno di immagine? Non solo, visto che questi prodotti, a basso costo, contenevano dieglicoletilene (diethilene glycol), un potente antigelo, ed erano già finiti sugli scaffali di negozi a Porto Rico, in Nicaragua e in Panama. Si è cercato di bloccare la diffusione dei dentifrici avvelenati, ma prima di riuscirci, la merce era dilagata in tutto il mondo: Canada, Inghilterra, Spagna e anche in molte parti d’Italia.
Di tutt’altro segno la notizia dell’apertura, in Germania, di una catena di studi dentistici in franchising: strizzando l’occhio ai McDonalds e sperando di replicarne il successo, si sono chiamati McZahn (ossia McDente) e, per abbattere i prezzi, utilizzano materiali dentistici di produzione cinese. Il tedesco Werner Brandenbusch e il cinese Pai Mao Yeh, gli imprenditori che hanno dato vita all’iniziativa, si riforniscono di “ponti, corone e dentiere a Shanghai e a Hong Kong”.

Oltre ad avvelenamenti e contraffazione, dunque, esiste una penetrazione del tutto legale di prodotti odontoiatrici cinesi in occidente. Negli Stati Uniti, i laboratori che producono materiale dentistico danno vita a un business di oltre cinque miliardi di dollari e non sono sottoposti a regolamentazioni particolarmente restrittive, né dai singoli Stati né a livello Federale. La Food and Drug Administration controlla il materiale proveniente dall’estero attraverso documenti compilati dal produttore stesso e allegati alla fattura.
C’è chi sostiene di non aver mai ricevuto lamentele dai pazienti a cui sono stati applicati prodotti cinesi e che il problema vero non sia quello della qualità, ma della trasparenza. Tra questi, il dottor Michael Gaglio, vice presidente del settore marketing di una ditta che produce componenti usati in odontoiatria: “ i vestiti venduti negli Stati Uniti devono riportare il paese di origine, ma questo non accade per i prodotti destinati a essere impiantati nel corpo umano”. La richiesta di Gaglio alle autorità politiche va proprio in questa direzione: “ i regolamenti governativi dovrebbero far fronte a questo problema, per esempio imponendo ai laboratori di informare i medici, che a loro volta potrebbero e dovrebbero informare i pazienti”.
Controlli di qualità e di sicurezza, valorizzazione delle professionalità locali, maggiore informazione per i clienti e per gli operatori del settore, pronta individuazione di produzioni e commerci illegali: le richieste in questo caso sono espresse da americani e riguardano il materiale di uso medico e dentistico, ma esprimono esigenze sempre più sentite in tutto il mondo e per tutti i tipi di prodotti messi in commercio.

 
 

GdO 2008: 1; 8

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