HOME - Cronaca
 
 
03 Ottobre 2008

Tumori e salute orale


C’era da aspettarselo: dopo le malattie cardiovascolari, il diabete e altre patologie sistemiche più o meno collegate a fattori infiammatori, ora tocca ai tumori.
“Risulta un’associazione piccola ma significativa tra malattia parodontale e rischio oncologico in generale, anche nei non fumatori. Il maggior rischio osservato per i tumori ematologici, renali e pancreatici necessita di conferme ma indica la parodontopatia come possibile indice di suscettibilità immunitaria o fattore che aumenta direttamente il rischio oncologico.” così si legge nelle conclusioni di un articolo appena pubblicato da Lancet Oncology (E.Giovannucci et al. Periodontal disease, tooth loss, and cancer risk in male health professionals: a prospective cohort study. 2008 : 9 , 6 ,550-558).
Gli epidemiologi, si sa, sono avvezzi a parlare per numeri e così hanno fatto gli autori sparsi tra Londra e Boston.
La ricerca si è svolta in modo prospettico negli USA su un vasto campione di circa 40.000 operatori sanitari maschi di età compresa tra i 40 e i 75 anni; come si può intuire, si tratta di un campione omogeneo per condizioni socio-economiche e per livello di istruzione oltre a essere composto per lo più da non fumatori. E’ interessante notare che più della metà dei partecipanti erano dentisti. All’inizio della ricerca i partecipanti compilarono un questionario preparato dalla Harvard University School of Public Health che ogni due anni ne inviava uno nuovo per rilevare eventuali cambiamenti nello stato di salute e ogni quattro anni ne inviava un altro riguardante il fumo e le abitudini alimentari. Nella rilevazione iniziale erano compresi anche l’anamnesi di malattia parodontale, il numero di denti naturali presenti e quello dei denti persi negli intervalli tra un questionario e l’altro.
Obiettivo della ricerca era il calcolo del rischio oncologico totale e quello dei singoli tumori che avessero colpito più di 100 persone. In totale alla fine dello studio nel 2004 risultavano 5720 tumori che, in ordine di frequenza, avevano colpito colon, cute, vescica, polmone e prostata. Bilanciando i dati in considerazione del fumo e dei fattori alimentari, la presenza di malattia parodontale risulta aumentare il rischio oncologico generico.

Il cronico storpia
Il ruolo delle infezioni orali e, in particolare, della malattia parodontale nelle malattie croniche sta assumendo sempre più importanza negli obiettivi della ricerca biomedica ed è oggetto di un crescente numero di indagini. Nel complesso i dati oggi disponibili suggeriscono una relazione causale nei confronti di patologie importanti che occupano i primi posti nella classifica nosologica del mondo occidentale ma bisogna ancora chiarire molte cose; per esempio, se sia più importante la condizione di flogosi sistemica, l’ingresso nel sangue dei patogeni orali o la risposta immunitaria all’infezione parodontale.
In campo oncologico, è da alcuni anni nota l’associazione tra salute orale generale e tumori orali e gastro-esofagei ma il metodo finora seguito (tenendo conto del numero di denti persi senza distinguere le cause) non ha permesso di individuare la relazione esatta con la malattia parodontale o con altre patologie. La ricerca pubblicata da Lancet Oncology non ha rilevato associazioni significative col numero di denti persi o con la malattia parodontale; anche se il numero di tali tumori nel campione era piuttosto basso è tuttavia interessante notare che lo stato socioeconomico e il grado di istruzione appaiono più importanti della malattia parodontale nell’eziologia dei tumori orali e gastroesofagei.
La metodologia della ricerca è stata rigorosa. Infatti, il questionario mirava a rilevare la presenza di malattia parodontale con perdita di osso e per accertare la corrispondenza tra le risposte e la situazione clinica reale a un sottogruppo del campione è stato chiesto di fornire le loro radiografie. Queste sono poi state esaminate in modalità cieco da esperti che non partecipavano alla ricerca e hanno riscontrato un’alta corrispondenza tra i dati obiettivi e le risposte dei partecipanti.
Risultati e limiti
Da ricercatori onesti, gli autori elencano e discutono anche i limiti del loro lavoro. Il primo è sicuramente il fatto di valutare la malattia parodontale con perdita di osso basandosi soltanto su un questionario, cioè sulle risposte dei singoli individui. Trattandosi di un campione grande come una città, non si poteva tuttavia nemmeno pensare di fare altrimenti; inoltre, aggiungono gli autori, l’autovalutazione ha portato più facilmente a una sottostima della malattia parodontale piuttosto che a una sovrastima se si confrontano i risultati con la prevalenza nella popolazione generale. E’ da apprezzare il loro sforzo di avere quantomeno valutato l’affidabilità delle risposte in un sottogruppo di partecipanti allo studio. Un’altra limitazione è dato dal limitato numero di casi di alcuni tipi di tumore che rende insicure le valutazioni. Infine, non bisogna dimenticare che il campione era totalmente maschile. E’ sicuro, in ogni caso, che merita di essere ulteriormente studiato il possibile legame malattia parodontale – infiammazione – immunità – oncogenesi dato l’enorme impatto che potrebbe avere sulle politiche sanitarie.
Una malattia, tante malattie
A queste considerazioni autocritiche si affiancano le osservazioni esposte sul medesimo numero di Lancet Oncology da Cesar Migliorati del College of Dental Medicine di Fort Lauderdale. La più importante è la prima: non esiste una sola malattia parodontale ma ce ne sono diverse ed è necessario seguire criteri più precisi nell’esecuzione delle ricerche arrivando a definizioni standard che specifichino la malattia oggetto di studio.. E’ nell’esperienza quotidiana di ogni dentista vedere che alcune parodontiti progrediscono a vista d’occhio mentre altre durano una vita, sperimentare frustranti insuccessi terapeutici o brillanti risultati usando materiali e tecniche uguali. La ricerca epidemiologica di Giovannucci e coll. non ha fatto distinzione tra parodontopatie moderate e gravi. Bisogna quindi domandarsi se il rischio oncologico sarebbe risultato ancor più alto considerando separatamente le forme aggressive di parodontite (che colpiscono meno dell’1% della popolazione USA) e se è razionale estendere i risultati di Giovannucci a tutte le malattie parodontali, invece di limitarli a quelle più gravi; senza contare che includendo anche le donne forse i risultati sarebbero stati diversi.
La seconda considerazione riguarda la prevalenza delle malattie parodontali. Dai risultati dei grandi studi epidemiologici svolti negli USA nell’ultimo decennio, si nota che le forme moderate di malattia parodontale prevalgono su quelle gravi e che il rischio di perdere osso alveolare e denti aumenta con l’età. Ma questo vale anche per le malattie cardiovascolari e oncologiche; pertanto, l’associazione statistica con la malattia parodontale non deve essere enfatizzata anche se merita di essere indagata. E se insieme con l’età si considerano pure il fumo, l’alcol, lo stress, l’alimentazione e l’ereditarietà il discorso diventa ancora più complicato.
Migliorati conclude con una raccomandazione sensata ma spesso disattesa: medici e dentisti devono collaborare di più.
Le evidenze sperimentali
Recenti studi hanno dimostrato che il trattamento parodontale intensivo riduce l’infiammazione locale e sistemica misurata con gli indicatori biochimici. Partendo da questo dato un gruppo di ricercatori, tra cui gli italiani M Tonetti , F. D'Aiuto e L. Nibali, hanno misurato l’effetto di questo trattamento sulla funzione endoteliale dell’arteria brachiale. Tale funzione è considerata attualmente il bersaglio comune di una serie di fattori di rischio, tra cui l’infiammazione. Una volta alterato l’endotelio, la sua disfunzione può influire sull’aterogenesi e un’infiammazione acuta può scatenare un accidente cardiovascolare. Quando l’aterosclerosi è clinicamente evidente, inoltre, la disfunzione endoteliale è un indicatore prognostico importante.
I risultati dello studio hanno dimostrato che il trattamento parodontale intensivo, senza il sostegno di farmaci per via sistemica, porta nel giro di 6 mesi alla riduzione degli indici di malattia parodontale e al miglioramento significativo della funzione endoteliale misurata mediante flussimetria.
L’anello patogenetico tra parodontite e disfunzione endoteliale non è ancora noto: i batteri patogeni o alcuni dei loro metaboliti potrebbero agire direttamente per via sanguigna, dato che in vitro uno di loro, P. gingivalis, si è dimostrato capace di invadere le cellule endoteliali e altri patogeni sono stati trovati nelle placche ateromatose. In alternativa, i patogeni potrebbero scatenare una risposta infiammatoria sistemica che a sua volta danneggerebbe la parete vascolare. La strada da percorrere è comunque ancora lunga, come avvertono gli autori, tanto più che i partecipanti allo studio erano affetti da una parodontite grave che colpisce lo 0,5-1 % della popolazione USA e non è detto che le restanti forme di parodontopatia abbiano uguale effetto sull’endotelio.

Page R, Eke P, Case definitions for use in population-based surveillance of periodontitis, J Periodontol, Volume: 78, (2007), pp. 1387—1399
Tonetti MS, D'Aiuto F, Nibali L, et al. Treatment of periodontitis and endothelial function, N Engl J Med, Volume: 356, (2007), pp. 911--920

 
 

GdO 2008; 12

Copyright © Riproduzione vietata-Tutti i diritti riservati

Articoli correlati

Il report SEPA Principles for oral health sottolinea il ruolo centrale nella prevenzione della malattia parodontale e l’importanza dell’uso da parte dei pazienti di prodotti...


I professori Kumar e Sanz offrono alcune riflessioni e nuove prospettive ponendo una ulteriore riflessione sulla parodontite aggressiva


L’estetica sta diventando ogni giorno sempre più importante per i pazienti. In effetti, uno dei motivi principali per un consulto dentale è l’alterazione dell’aspetto del...

di Lorenzo Breschi


 
 

Approfondimento in occasione del terzo Simposio Internazionale sul trattamento dei tessuti molli parodontali e perimplantari a Firenze


I pazienti non sono regolari nelle visite parodontali e le cause potrebbero essere per difetti di comunicazione


Le radiografie sono ormai entrate stabilmente nella pratica odontoiatrica e ben pochi dubbi sono stati finora sollevati sulla loro possibile pericolosità, in termini di azione mutagena. Ora però...


 
 

Altri Articoli

Approvato un protocollo per garantire assistenza odontoiatrica gratuita ai minori in difficoltà socioeconomica, attraverso una rete di dentisti volontari. ...


Anaao pubblica le tabelle della pre-intesa 2025-2027 per la dirigenza medica e sanitaria, con incrementi differenziati in base agli incarichi e alle...


Il presidente della CAO nazionale ribadisce la contrarietà al riconoscimento dell'odontotecnico come professione sanitaria e propone una formazione...


 
 

Il settore odontoiatrico sta cambiando e non aspetta nessuno. Compensi, delega e controllo della gestione non sono più questioni da rimandare: sono i fattori che ...


Secondo un’indagine Key-Stone commissionata da DentalPro, il 57% degli over 60 non ha effettuato visite odontoiatriche nell’ultimo anno, contro il 29%...


L’associazione richiama l’interrogazione parlamentare di Ilenia Malavasi e la sentenza del Consiglio di Stato del 2024. Politi: “Il percorso per il...


 
 

Nel 2025 il 19,6% delle famiglie ha limitato le spese per visite e accertamenti periodici. La spesa sanitaria media mensile è stata di 113,18 euro. ...


Ottobre è da sempre il mese dedicato alla prevenzione, un momento in cui l’attenzione verso la salute orale torna al centro della comunicazione. Per gli...


L'accusa contesta circa 6 milioni di euro di evasione attraverso un software con contabilità parallela. Quattro professionisti hanno concordato il...


 
 

Con l'assegno di novembre arrivano gli aumenti e dieci mesi di arretrati. Aggiornate anche le prestazioni assistenziali e le opportunità di previdenza...


In occasione della Giornata nazionale del 10 ottobre, la Commissione di albo richiama il ruolo degli igienisti dentali nella prevenzione delle patologie orali...


Il presidente FNOMCeO Filippo Anelli esprime vicinanza al Pontefice, che ha annunciato un intervento per rimuovere un nodulo al polmone


 
 

Nel Sud-Ovest dell'Inghilterra, un programma del servizio sanitario pubblico per reclutare odontoiatri nelle aree meno servite ha portato all'ingresso di 28...


L'OMS presenta il modulo STEPS aggiornato, che integra un questionario e una breve valutazione clinica per raccogliere dati sulla salute orale nelle indagini sulle malattie croniche.


 
 
 
 
IDI Evolution

Il Podcast
dell'Innovazione
Odontoiatrica

 
 

Annuncio in Evidenza


28 Settembre 2026
Vendesi in Milano muri di unità immobiliare ad uso ufficio/studio professionale/studio dentistico di circa 82mq (categoria catastale a 10)

Vendesi in Milano muri di unità immobiliare relativa a luminoso ufficio/studio professionale (utilizzato da circa trent'anni come studio dentistico e quindi già dotato dei relativi impianti idraulici ed elettrico con progetto) di circa 82 mq (categoria A10) più ampio balcone e cantina. Lo studio è situato al 2° piano di uno stabile signorile sito in area pedonale porticata con molteplici attività commerciali nella zona residenziale Lorenteggio/Tolstoj, a pochi metri dalla fermata Tolstoj della Metro 4 e dalla fermata autobus 58. Lo studio si compone di un'area reception all'ingresso, corridoio con ampio armadio, 3 locali uso ufficio (di cui uno adibibile a sala d'aspetto), 2 locali archivio (di cui uno già predisposto con piombatura sui muri per l'inserimento di Ortopanoramico/TCCB), 2 bagni indipendenti ed 1 ripostiglio/locale sterilizzazione ed è dotato di climatizzazione centralizzata a pompa di calore caldo/freddo. Servizio condominiale di portineria e di videosorveglianza. Disponibilità di posto auto comune condominiale per carico/scarico. PER INFORMAZIONI (no agenzie): vmpalombo@libero.it - 3496923067
PLANIMETRIA: in allegato

 
 

Iscriviti alla Newsletter

 
 

Corsi ECM

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

I più letti

 
 

Corsi, Convegni, Eventi

 
 
 
 
 
 

Guarda i nostri video

Guarda i nostri video

Il flusso di lavoro dell’odontoiatra chairside

 
 
 
 
chiudi