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02 Febbraio 2009

Le procedure per la riabilitazione implantare di "qualità"

di Margherita Bovari


Dal 15 al 17 novembre scorso si è svolto a Verona il Forum sulla “Qualità in implantologia” promosso dalla Società italiana di implantologia osteointegrata (Sio) che ha riunito i maggiori esperti italiani in campo implantare con lo scopo di elaborare un documento condiviso da tutti
i partecipanti atto a definire i criteri di qualità nell’ambito della ricerca, della produzione, della commercializzazione e dell’utilizzo clinico degli impianti.
L’incontro ha rappresentato il momento conclusivo di un processo che ha avuto inizio nella primavera scorsa con l’approvazione all’unanimità da parte del Consiglio direttivo della Sio della proposta del presidente professor Leonardo Trombelli, di realizzare un progetto che portasse all’identificazione di parametri e/o procedure per realizzare una “implantologia di qualità”. Per questo sono state istituite tre sessioni di lavoro, ognuna coordinata da un chairman, ove i maggiori clinici e ricercatori italiani in campo implantologico, i responsabili del servizio commerciale e dello sviluppo del prodotto implantare delle aziende leader del mercato, i rappresentanti delle associazioni dei consumatori e dell’Alto commissariato per la lotta alla contraffazione, in relazione alle loro più specifiche competenze, hanno elaborato un documento che individua i criteri di qualità da rispettare nell’ambito della ricerca scientifica in campo implantare, nel trattamento clinico di pazienti da riabilitare mediante implanto-protesi e nella produzione e commercializzazione dei sistemi implantari.
Dopo aver intervistato il professor Leonardo Trombelli, presidente Sio, coordinatore del Forum e chairman della sessione sulla “Qualità del prodotto commerciale e del servizio offerto al professionista e al paziente”, e il professor Eugenio Romeo, chairman della sessione sulla “Qualità nella ricerca scientifica”, intervistiamo ora il dottor Enzo Vaia (nella foto), vicepresidente della Sio e chairman della sessione sulla “Qualità del trattamento implanto-protesico nell’ambito liberoprofessionale”, che ci riferisce su quanto è stato fatto.
Dottor Vaia, lei è stato chairman del panel di esperti che si è occupato della “Qualità della prestazione professionale”. Da chi è stato composto il suo gruppo di lavoro?
Il gruppo che ho avuto l’onore e il piacere di coordinare ha visto la partecipazione dei dottori Franco Bengazi, Andrea Edoardo Bianchi, Leopoldo Bozzi, Carlo Clauser, Luca Cordaro, Rosario Di Raimondo, Alberto Fonzar, Luigi Galasso, Claudio Gatti, Federico Gualini, Pasquale Minenna, Andrea Parpaiola, Giovanni Polizzi, Mario Roccuzzo,Tiziano Testori e del professor Ruggero Rodriguez y Baena. Sono tutti clinici di chiara fama, chiamati a tenere relazioni in congressi nazionali e internazionali, professionisti di grande cultura ed esperienza che praticano l’implantologia osteointegrata sia in ambito libero professionale sia nell’ambito di strutture pubbliche. Alcuni sono autori di testi di grande diffusione, altri hanno partecipato a ricerche cliniche e pubblicato articoli scientifici di notevole interesse sulle più importanti riviste internazionali di implantologia, altri ancora hanno ricoperto incarichi direttivi in importanti società scientifiche di area odontoiatrica. Tutti hanno partecipato con grande spirito di collaborazione e di amicizia e con animo costruttivo rendendo così l’impegno meno gravoso. A tutti desidero esprimere i miei più sentiti ringraziamenti per l'aiuto che mi hanno dato nel portare a compimento il mio ruolo di coordinatore.
Qual è stata la procedura adottata per giungere alla stesura del documento finale della sua sessione?
In qualità di chairman e in accordo con il professor Trombelli e il professor Romeo ho formulato a tutti i partecipanti alla mia sessione una serie di domande alle quali ho chiesto di rispondere. Acquisite le risposte, il mio compito è stato quello di redigere un testo che potesse costituire il punto di partenza dell’ampio e approfondito confronto che si è tenuto a Verona nell’ambito dei lavori del Forum.
Dalle riflessioni e dai suggerimenti emersi dal dibattito ho tratto lo spunto per apportare alcune modifiche a quanto avevo precedentemente redatto in modo da elaborare un documento finale che ha ricevuto l’approvazione di tutti i partecipanti al Forum.
Ci può anticipare quali sono stati gli argomenti trattati nella sua sessione di lavoro?
Certamente. Siamo partiti dalla consapevolezza che l’implantologia osteointegrata è una procedura riabilitativa basata su solide basi scientifiche e che le caratteristiche del sistema implantare utilizzato e un’adeguata preparazione dell’odontoiatra e dei suoi collaboratori rivestono un ruolo di fondamentale importanza per assicurare il successo funzionale ed estetico a lungo termine delle riabilitazioni implanto-protesiche. Per questo abbiamo discusso molto sulla necessità di fornire adeguati curricula formativi a tutte le figure professionali (odontoiatra, igienista, assistente alla poltrona, odontotecnico) che intervengono durante le varie fasi del trattamento e sulla necessità che vi sia un continuo aggiornamento sulle più recenti acquisizioni scientifiche e tecnico-operative.
Oltre a un’adeguata formazione e all’aggiornamento degli operatori, vi è necessità di apparecchiature e ambienti particolari per praticare l’implantologia?
Una riabilitazione implanto-protesica per poter essere attuata necessita di una fase chirurgica per il posizionamento nelle ossa mascellari di impianti sui quali realizzare il manufatto protesico.
È stato approvato che questo tipo di chirurgia necessita di ambienti dotati degli stessi requisiti strutturali richiesti per qualsiasi altro intervento di chirurgia orale e di una strumentazione opportunamente dedicata, capace di ottimizzare la prestazione clinica.
Avete definito anche parametri clinici di riferimento per verificare la qualità della prestazione professionale?
Certamente. La qualità di una riabilitazione implanto-protesica è funzione di una molteplicità di fattori che comprendono, tra gli altri, anche l’identificazione di tutte quelle condizioni cliniche che indicano o controindicano un determinato trattamento terapeutico-riabilitativo. Nel corso dei lavori della sessione da me coordinata, oltre alle indicazioni e controindicazioni cliniche, abbiamo specificato l’iter diagnostico e i trattamenti terapeutici da effettuarsi prima di una procedura implanto-protesica e identificato il protocollo clinico da adottare per assicurare ai pazienti risultati duraturi nel tempo.
Avete quindi redatto delle nuove linee guida alle quali il clinico deve attenersi nell’eseguire un trattamento implanto-protesico?
No, assolutamente no. Non abbiamo approvato linee guida di trattamento alle quali attenersi rigidamente nella pratica clinica, né era questo l’obiettivo del Forum.
Abbiamo, invece, discusso e approvato “linee di comportamento di buon senso clinico” da osservare per la realizzazione di una implantologia di qualità.
Apparentemente la differenza sembra minima, invece è abissale. Non si è trattato di definire quali risultati della ricerca scientifica trasferire nella pratica clinica, ma stabilire quali requisiti acquisire e quali procedure applicare per migliorare l’efficienza di un trattamento, certamente molto complesso, che permetta una riabilitazione implanto-protesica che possa definirsi di “qualità”.

GdO2009;1

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