“Esistono caratteristiche comuni tra la curva demografica degli odontoiatri in Italia e quella dei medici, ma siamo lontani dal potere ipotizzare un parallelo con la situazione allarmante della medicina generale. Nel caso dei medici la pensione esclude automaticamente la prosecuzione del rapporto lavorativo con la Asl, mentre per un libero professionista non è così”. Il dentista, come si evince dalle parole di Giampiero Malagnino (nella foto) vicepresidente ENPAM che analizza per Odontoiatria33 i trend demografici di odontoiatri e doppi iscritti, continua a lavorare anche dopo che va in pensione. Su questo assunto si poggiano per il fondo ENPAM Quota B delle certezze che gli altri fondi di categoria non sempre hanno.
Ma vediamo da vicino i dati ENPAM.
Su circa 45 mila iscritti Quota B, 32-33 mila sono pensioni ordinarie versate sia a medici in libera professione, tra essi molti ospedalieri che versano contributo ridotto, sia a contribuenti odontoiatri.
Questi ultimi ammontano a un decimo circa del totale dei pensionati Quota B. Cos’è accaduto nel 2018 per gli odontoiatri e per i doppi iscritti? Tra i pensionati, gli odontoiatri sono cresciuti da 721 a 855 (134 unità, +18,5%) mentre i doppi iscritti sono aumentati da 3.255 a 3.682 (429 unità, + 13%). Sono aumentati pure i pensionati che continuano a lavorare e dunque a contribuire, da 2.365 a 2.651 i “doppio albo”, da 447 a 479 gli odontoiatri: l’incidenza di chi medico dentista continua a svolgere l’attività da pensionato risulta maggiore rispetto all’odontoiatra, 12% contro 7%.
Quanto agli iscritti attivi: in Quota B nel 2018 c’è stata una perdita netta di 411 contribuenti tra i “doppio albo” (da 19.938 a 19.527, -2%) compensata da1043 odontoiatri in più, da 26.783 a 27.826, + 3,9%), il saldo è positivo, 632 unità in più. Significa un aumento dell’1,35% di unità al lavoro. A fronte di questo l’aumento complessivo dei pensionati tra iscritti e doppi albi nel 2018 è 561 unità (da 3976 a 4537): poche in assoluto anche se in termini di “trend” siamo a un +14%. L’invecchiamento nella categoria porterà a uno spopolamento come tra i medici? In realtà, come spiega Malagnino, occorre far entrare nel calcolo i pensionati contribuenti che sono di più rispetto agli altri fondi ENPAM: sono saliti da 2812 a 3130, 318 unità, ogni 3 dentisti che vanno in pensione due continuano a lavorare. Questi dati influenzano anche le proiezioni ENPAM sui pensionamenti tra 2020 e 2029, nelle quali si ipotizzano due classi di uscita, i sessantottenni (prima finestra raggiungibile in libera professione ENPAM) e i settantenni.
Tra i primi è attesa una crescita degli odontoiatri continua che li porterà dalle 177 uscite stimate nel 2020 alle 613 del 2029, mentre tra i medici dentisti, se nel 2020 si attendono 1066 pensionamenti, il picco sarà il 2024 con 1.708 uscite ma poi si scenderà fino a 706 uscite nel 2029. In caso di pensionamento a 70 anni la proiezione che parte dai trend attuali ventila l’aumento costante degli odontoiatri - in 10 anni decuplicheranno dai 35 attesi nel 2020 ai 355 del 2029 – e una salita più brusca dei “doppi albi” da 188 pensionandi attesi nel 2020 a 1.708 nel 2026, quindi scenderanno. In ogni caso, come osserva Malagnino, l’esodo dovrebbe essere temperato dall’apporto di chi continuerà l’attività da pensionato.
“Nell'analisi della situazione previdenziale della categoria è importante tenere sempre a mente le caratteristiche proprie della libera professione. Gli odontoiatri che raggiungono le soglie per l'accesso al trattamento previdenziale con ENPAM possono continuare la propria attività e di conseguenza continuare a contribuire al fondo di Quota B. I dati che mostrano l'avvicinamento di una massa rilevante di professionisti alla pensione non hanno quindi la conseguenza inevitabile di un'uscita incontrollata dal mondo del lavoro. Tengo a sottolineare inoltre che si tratta di numeri perfettamente coerenti con le previsioni, e che non avranno l'effetto di mettere in difficoltà il sistema previdenziale della Quota B che resta solido e sostenibile nel lungo periodo”.
E i giovani, stanno sostenendo il sistema? A quanto tempo dalla laurea si inizia a contribuire saldamente in quota B?
“I dati sulla contribuzione divisa per fascia di età confermano un quadro di indubbia sostenibilità della previdenza per la libera professione. Per l'intera Quota B nel suo complesso la maggior parte dei contributi arriva dagli iscritti tra i 50 e i 59 anni, una dinamica che viaggia in parallelo per medici e odontoiatri. Il dato interessante è che sono seguiti, a una distanza tra loro ravvicinata, delle classi di età tra 60-69 anni e 40-49 anni: più distanziata invece, la fascia tra i 30 e i 39 anni. I numeri ci dicono insomma che dal punto di vista finanziario il sistema farà fronte alla prossima uscita dal mondo del lavoro di una generazione di professionisti, ma ci dicono anche che i colleghi più giovani vanno sostenuti. ENPAM sta disegnando un nuovo welfare per la libera professione, più vicino e attento alle necessità di una carriera agli inizi: ne sono un esempio la nuova riforma dell'assistenza in caso di malattia e infortunio, e l'accesso al credito, che permette anche a chi non ha un reddito elevato di investire nel proprio studio professionale”.
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