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01 Luglio 2020

Percezione del COVID-19 nei dentisti italiani: studio su un campione di 1500 partecipanti

Uno studio dell'Università di Padova ha valutato la conoscenza del COVID-19, la percezione del rischio e l’attitudine al trattamento odontoiatrico nella popolazione dei dentisti italiani

di Alberto De Stefani, Giovanni Bruno, Sabrina Mutinelli, Antonio Gracco

L’epidemia da coronavirus (COVID-19) è iniziata nel dicembre 2019 nella città di Wuhan, Cina. L’Italia è stato uno dei primi, e dei più colpiti, paesi in Europa, già dalla fine di febbraio con un lockdown applicato durante le prime settimane di marzo.

I professionisti del settore odontoiatrico hanno dovuto limitare la loro attività agli interventi urgenti e non differibili, come pulpiti, ascessi e rotture di protesi. Le linee guida sull’utilizzo dei dispositivi di protezione individuale (DPI) richiede l’utilizzo di mascherine FFP2 o FFP3 per le procedure che necessitano di aerosol, camici monouso, occhiali protettivi, disinfezione frequente e accurata delle superfici. Protocolli più recenti hanno introdotto triage telefonico o virtuale, distanziamento sociale tra i pazienti, limitato accesso alla sala d’attesa.

L’obiettivo di questo lavoro è stato quello di valutare la conoscenza del COVID-19, la percezione del rischio e l’attitudine al trattamento odontoiatrico nella popolazione dei dentisti italiani. La ricerca ha valutato i dentisti che esercitano la loro professione in studi privati, presso il servizio sanitario nazionale e in cliniche universitarie nel periodo compreso tra l’11 e il 18 aprile.

È stato utilizzato un questionario sottomesso tramite Google form. Hanno completato il questionario 1500 dentisti che operano tutte le parti del paese. Il questionario era anonimo e consisteva in differenti domande riguardanti aspetti sociodemografici, caratteristiche professionali, conoscenza sul COVID-19, sulle modalità di trasmissione, sui sintomi e attitudine nel trattare pazienti infetti.

I dentisti che hanno risposto al questionario sono stati 664 uomini e 836 donne, il 24% proveniva dal nord-ovest, il 27,2% dal nordest, il 27,1% dal centro, il 21,7% da sud e isole. 243 soggetti che hanno risposto al questionario lavorano esclusivamente come ortodontisti, mentre tutti gli altri lavorano nelle restanti branche dell’odontoiatria. 1035 partecipanti (69%) lavorano da più di 10 anni, 223 (14,9%) da oltre 5 anni ma meno di 10 e 242 partecipanti (16,1%) da meno di 5 anni.

La maggior parte dei rispondenti ha dichiarato di avere ricevuto un training nelle procedure di prevenzione delle infezioni, ma non specificatamente nella prevenzione del COVID-19.

Il questionario ha richiesto poi di identificare i sintomi del COVID-19 e la maggior parte dei rispondenti (70,2%) ha correttamente identificato i sintomi e indicato le vie di trasmissione. Tutti i dentisti hanno correttamente risposto sull’assenza attuale di un vaccino.

Il 57,2% dei rispondenti ha dichiarato che non erano pronti per iniziare la loro attività lavorativa dopo il lockdown, con una significativa prevalenza più alta nelle donne rispetto agli uomini. Infatti, il 65,7% del campione analizzato si è rifiutato di trattare pazienti con raffreddore o tosse.

Tutti i dentisti hanno riconosciuto la pericolosità dell’infezione, consapevoli di non essere certi di poter lavorare in sicurezza. Allo stesso tempo i dentisti che hanno partecipato al questionario hanno manifestato preoccupazione nel mantenere lo studio dentistico chiuso. La perdita economica è risultata essere un aspetto critico nella pandemia, e la maggior parte dei dentisti evidenzia come insufficiente la risposta del Governo alla pandemia (con un punteggio di 5 su 10) e il supporto finanziario (con un punteggio di 3.5 su 10).

In conclusione, lo studio riporta che i dentisti italiani sono stati correttamente informati riguardo alle modalità di trasmissione del COVID-19, ma solo in parte per quello che riguarda la sintomatologia. La mancanza di precise linee guida operative ha creato incertezze sul controllo dell’infezione e sull’appropriato utilizzo dei DPI. I partecipanti hanno rivelato apprensione per la loro salute e per l’attuale e futura situazione economica delle loro attività professionali.

A cura di: Alberto De Stefani, Giovanni Bruno, Sabrina Mutinelli e Antonio Gracco, Dipartimento neuro scienze, area odontoiatria Università di Padova



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