Situazione economica incerta ma anche paura di contagio tra le cause. I dati da una ricerca di Key-Stone su di un campione rappresentativo di famiglie italiane
Sentendo i dentisti, almeno fino a qualche settimana fa, l’effetto Covid non sembrava aver influito negativamente sull’afflusso di pazienti negli studi. Anzi, alcuni riferiscono di aver in questi mesi lavorato molto.
Ma dalle prossime settimane, viste anche le nuove misure restrittive imposte da Governo e Regioni, tornerà nei pazienti il timore di un rischio contagio frequentando lo studio odontoiatrico con la conseguenza di vedere rimandati gli appuntamenti?
Stando ai dati di un recentissimo sondaggio realizzato da Key-Stone su un campione pienamente rappresentativo di 1.200 famiglie italiane -che sonda le intenzioni di tutti i componenti familiari, quasi 2.500 individui- il rischio è più che reale. Alla paura si somma l’incertezza economica che l’attuale situazione sta innescando.
“Non vorrei essere frainteso con chi vuole a tutti i costi presentare una situazione negativa”, dice a Odontoiatria33 Roberto Rosso (nella foto), presidente di Key-Stone. “Il nostro mestiere è quello di fare sondaggi, ricercare dati da analizzare e questi non sono positivi”, spiega.
La ricerca appena chiusa ha indagato l’impatto della pandemia da Covid-19 sulla situazione economica familiare e ha approfondito atteggiamenti e propositi rispetto alle cure dentistiche, continuando quanto già fatto nel periodo del primo lockdown.
“In chiave 2021 –dice Rosso- la prospettiva abbastanza negativa per le famiglie italiane a causa della pandemia da Covid-19 si ripercuoterà anche sugli studi odontoiatrici. Agli italiani che già non frequentavano gli studi (soprattutto per problemi economici, 15% secondo Istat) si andranno a sommare quelli che prima potevano accedervi ma ora dovranno rinunciarvi per gli effetti negativi sul bilancio familiare causati dalla pandemia, oltre a quelli che hanno paura perché convinti, a torto, che andando dal dentista ci si possa contagiare”.
Non solo effetti diretti ricorda Rosso notando come dati di questi giorni indicano un aumento del risparmio degli italiani (8% l’aumento stimato dei depositi in banca) imputato all’incertezza sul futuro e la possibilità di avere della liquidità per fare fronte ad eventuali emergenze, oltre ai minori consumi di questi ultimi sette mesi dovuti spesso all’impossibilità o non necessità di spendere proprio per le politiche di distanziamento sociale.
Per Rosso, almeno nella prima parte del 2021 (ma tutto dipenderà ovviamente dall’evoluzione della pandemia e dalle ulteriori restrizioni che verranno introdotte), il vero impatto sulla domanda odontoiatrica sarà all’incirca del 13%, c’è quindi da aspettarsi una riduzione (rispetto al 2019) del 13% complessivo di domanda odontoiatrica, intesa come pazienti e come ricavi, parliamo di almeno un miliardo in meno rispetto al 2019.
Questi i dati
Secondo la ricerca Key-Stone, il 6% delle famiglie intervistate dichiara di aver già avuto un impatto economico molto negativo a causa della pandemia, con la perdita del lavoro di uno o più membri famigliari, un altro 15% di vivere una situazione difficile per cassa integrazione o instabilità lavorativa prevista in peggioramento, che secondo gli intervistati potrebbe perdurare nel tempo o aggravarsi ulteriormente. Un ulteriore 22% ha avuto ma risolto problematiche relative a incertezza lavorative e cassa integrazione, mentre solo il 57% delle famiglie pare indenne dalle problematiche relative alla sicurezza lavorativa.
Stando ai dati rilevati, il 25% dichiara che rinuncerà al dentista in caso di bisogno nei prossimi mesi e nel 2021.
Considerando la fascia di età dai 20 ai 74 anni, in caso di necessità un italiano su quattro rinuncerà alle cure dentali, salvo emergenze, soprattutto per ragioni economiche. Si tratta di 13 milioni di italiani, che alle ataviche problematiche economiche e culturali vedono aggiungersi le incertezze dovute alla pandemia. La percentuale sale a circa il 40% per chi ha avuto o pensa di avere una situazione di incertezza lavorativa ed economica a causa della pandemia.
Considerando gli italiani adulti che imputano direttamente alla pandemia la resistenza alle cure dentistiche questi si possono stimare, numericamente, in almeno 7 milioni: il 36% a causa del peggioramento della situazione economica e il 25% per paura di essere contagiati.
“Il timore di contrarre il virus è maggiore per chi aveva previsto cure di routine”, spiega Rosso evidenziando come il luogo comune che lo studio odontoiatrico sia possibile fonte di contagio sia probabilmente ancora vivo. “Sono molti gli input di allarme alla popolazione sullo studio dentistico come possibile luogo di contagio, non solo l’OMS durante il mese di agosto che suggeriva di limitare alle urgenze le cure dentistiche, ma ricordo anche l’esempio portato dal professor Locatelli (ISS) durante una delle conferenze stampa al tempo del lockdown, in cui indicava le ASO tra i lavoratori più a rischio, è rimasta nell’immaginario dei cittadini nonostante i dati stiano dimostrando l’opposto”.
Per quanto riguarda le problematiche economiche, continua Rosso, queste incidono maggiormente su interventi di un valore superiore ai 1.500euro.Grande eterogeneità per fasce di reddito familiare: la ricerca ha suddiviso il campione in tre fasce di reddito netto mensile familiare e la differenza di atteggiamento è statisticamente significativa: si pensa di rinunciare nel 40% dei casi nelle famiglie con un reddito inferiore a 1.500euro e solo l’11% quando il reddito familiare supera 3.000euro.
La ricerca Key-Stone ha anche indagato le famiglie con figli in età tra i 6 e i 19 anni, in questo caso si riduce l’intenzione di rinunciare alle cure, che si colloca intorno al 10% dei nuclei familiari. Sia che si tratti di trattamenti più costosi, come quelli ortodontici, sia di controlli e trattamenti di routine, le cure dedicate ai figli sembrano quasi indenni dall’intenzione di rinuncia.
“E’ ovviamente intuibile come la situazione cambierà con il mutare della situazione sanitaria ma lo scenario difficilmente potrà migliorare nei prossimi mesi”, dice Rosso. “Siamo di fronte ad una crisi divisiva che come si ripercuote in maniera differente sulla popolazione a seconda delle classi sociali di appartenenza, si ripercuoterà sugli studi odontoiatrici allo stesso modo: alcuni continueranno a lavorare e perfino incrementeranno il proprio fatturato, scommettendo sul futuro e investendo di conseguenza (a questo proposito ricordo che proprio durante la crisi 2008-2013 almeno un 30% di studi dentistici hanno avuto una crescita determinante, mentre per circa la metà è iniziato un lungo declino in termini di ricavi e margini), mentre altri sono già perfettamente consci di poter andare in sofferenza”.
Presto, sempre a cura di Key-Stone, pubblicheremo i dati di un sondaggio in corso proprio sui titolari degli studi dentistici, i cui dati preliminari segnalano un buon recupero del fatturato fino a settembre, ma un preoccupante rallentamento delle nuove visite.
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