L'obiettivo è quello di avere delle Casse previdenziali più efficienti, trasparenti e ben gestite e per favorirlo, il Ministero dell'Economia e delle Finanze insieme a quelli di Lavoro e Giustizia stanno ipotizzando una fusione tra ENPAM, ENPAV (l'Ente previdenziale dei veterinarie) e l'ENPAP, quello degli psicologi. Fonti di stampa indicano in mercoledì 20 luglio una riunione con i funzionari ministeriali e le Casse previdenziali per ipotizzare scenari e strategie.
Il periodo di profondi mutamenti nel settore odontoiatrico, e più in generale in quello medico, sta condizionando anche i piani degli Enti previdenziali come ENPAM: tra questi l'incremento delle società i cui guadagni sfuggono alla contribuzione presidenziale e la crisi che riduce i redditi dei professionisti in particolare dei giovani.
Il Vice Presidente Vicario ENPAM Giampiero Malagnino (nella foto) da anni è un sostenitore della necessità di allargare la platea dei professionisti che versano i contributi previdenziali ad ENPAM e questo per garantire equilibri pensionistici e generazionali.
"Gli studi attuariali sui quali si basano le previsioni delle Casse -spiega ad Odontoaitria33 il vicepresidente Malagnino- prevedono che tutto il monte dei fatturati, ed in particolare dei redditi netti, abbiano un prelievo previdenziale in modo che i versamenti dei professionisti attivi servano, in parte a pagare le pensioni e in parte vadano a costruire il patrimonio della Fondazione. Patrimonio che è garanzia delle pensioni future, ma che potrebbe non essere sufficiente senza le contribuzioni degli attivi futuri".
Un cambio degli scenari, come ad esempio quello dettato della scelta delle Regioni di favorire l'accreditamento delle società che esercitano professioni sanitarie invece del convenzionamento del singolo professionista. "Le società non hanno versato in quel fondo e, di conseguenza, l'equilibrio è saltato e quel fondo è in passivo", ricorda Malagnino.
L'ENPAM può pagare le pensioni a quella categoria grazie al fatto che all'Ente previdenziale versano anche i medici ed odontoiatri. "Fortunatamente dopo anni di battaglie in tribunale, la Cassazione ha dato ragione all'ENPAM e le società saranno costrette a versare il 2% del loro reddito", ricorda Malagnino che dice: "La stessa cosa potrebbe succedere al fondo della libera professione se le società di capitale, sottraendo lavoro alla libera professione, non verseranno ad ENPAM. In questo caso il danno sarà doppio: il singolo professionista che lavora in quelle strutture verserà di meno e, quindi, avrà una pensione più bassa e, secondo, l'equilibrio del fondo potrebbe essere compromesso".
Una mutualità all'interno dell'Ente che si sostiene se c'è un numero proporzionato di lavoratori che versano i contributi rispetto al numero di pensionati.
Sulle voci di possibili fusioni tra ENPAM ed altri Enti previdenziali Malagnino si dice scettico. "Si metterebbero insieme Casse e professionisti con regole e storia differenti, non credo che questo processo possa andare a vanti".
"Diverso è, invece, il ragionamento su una forma di collaborazione tra le casse che sviluppi sinergie sugli aspetti comuni e che le porti a lavorare meglio e a costi più bassi".
Vice Presidente che avanza anche alcuni esempi ricordando come una centrale unica di acquisti e appalti potrebbe ridurre le spese ed essere più efficiente. O come si ipotizzasse un assistenza allargata, che oggi manca ed è necessaria per i professionisti, potrebbe avere ottimi risultati se la platea fosse di un milione e mezzo piuttosto che di 400.000 professionisti.
Una sinergia tra le Casse che non è una novità ma che, ricorda, è un progetto concreto sul quale l'Adepp (l'Associazione delle Casse previdenziali presieduta dal presidente ENPAM Alberto Oliveti) sta portando avanti da tempo.
"Non voglio pensare -sottolinea Malagnino- che questa iniziativa del Governo, di cui in ogni caso non ho notizie se non quelle lette sulla stampa, fosse studiata esclusivamente o principalmente per "indirizzare" gli investimenti delle Casse". Malagnino che si riferisce alle voci che vedrebbero ENPAM ed ENASARCO intenzionate ad investire nel fondo Atlante (quello indicato in questi gironi come il "paracadute" per le banche) ricordando come, però, "i nostri investimenti debbono servire a garantire le pensioni degli iscritti e, quindi, debbono avere una prospettiva".
Norberto Maccagno
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