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28 Gennaio 2015

I cambiamenti nel settore dentale. Secondo Roberto Rosso il dentista non è abituato alla competizione, l'odontotecnico diventerà l'ingegnere del dente


Con Roberto Rosso, presidente di Key-Stone, concludiamo le interviste ad alcuni dei protagonisti del momento di confronto all'interno della giornata di studio "Il presente e il futuro dell'odontoiatria italiana: guardiamo oltre la crisi" in programma questo sabato a Bologna.

In Italia, il settore dentale sta vivendo una condizione professionale molto complicata con        indicatori di mercato in continua flessione e la presenza dei centri low-cost che ha dato risposta ad una domanda di riduzione dei costi. Come descriveresti la situazione?

La situazione che sta vivendo il mercato dentale italiano, in realtà, non è particolarmente complicata ma sta radicalmente cambiando. Lo scenario non è diverso da quello esistente da anni in molti altri settori; l'aspetto centrale della questione è che operatori non ancora pronti si sono trovati tutto ad un tratto catapultati in un sistema competitivo quale prima non era.
I professionisti di ieri e di oggi non sono abituati e adeguatamente formati per operare in un contesto di libera concorrenza, spesso non sanno come organizzarsi per continuare ad offrire qualità in una condizione non più isolata ma di confronto, di comparazione e competizione.
La nascita dei centri low-cost è una risposta ad una possibile domanda latente. In ambito sanitario la vera questione su cui si deve focalizzare l'attenzione è che venga garantita la qualità sotto il profilo sanitario. Ci sono situazioni al limite della legalità, con danni a pazienti o centri che di colpo spariscono, ma anche esempi low-cost che riescono a sviluppare una massa critica sufficiente a garantire un certo standard di qualità nonostante i prezzi ridotti.

In questo senso, nei paesi dell'Unione Europea ed extra UE, la situazione del mercato dentale è simile a quella italiana?

Lo sviluppo che sta mostrando il settore dentale italiano non è diverso da quello di molti paesi europei nei quali le prestazioni odontoiatriche sono essenzialmente private. Al contrario, nei paesi in cui si sono sviluppati maggiormente sistemi assicurativi o fondi integrativi -pubblici o privati- che garantiscono diversi livelli di sanità odontoiatrica ai meno abbienti la competizione tra privati è, da sempre, meno agguerrita.
In paesi come l'Italia l'arena competitiva resta confinata in ambito privato, allora la competizione tende ad esasperarsi.

La trasformazione inarrestabile degli scenari competitivi e professionali a livello internazionale determineranno logiche economiche e condizioni future completamente diverse per il pianeta dentale.  Negli ultimi anni, sono arrivate figure nuove, investimenti stranieri, operatori che sicuramente non offrono prestazioni di profilo superiore, però offrono prezzi e modalità di pagamento di maggiore appeal sugli utenti. Come governare efficacemente tale fase di grande trasformazione?


Sicuramente lo scenario è molto più eterogeneo e variegato di qualche anno fa e, superata la confusione iniziale, si andrà verso una definizione migliore del sistema di offerta. Invece del generico appellativo di "studio dentistico", le singole strutture sapranno definire il proprio posizionamento strategico, diversificando l'offerta e differenziando la propria immagine. La percezione da parte dei pazienti sta cambiando: oggi distinguono tra "catene", accomunando tutte le strutture organizzate sotto un'insegna identificativa, e "il dentista", connotando così lo studio tradizionale. Presto l'opinione pubblica coglierà differenze più sottili, il che dirigerà il settore verso una maggiore segmentazione dell'offerta, occupando spazi di mercato più definiti e differenziati, per colmare esigenze di porzioni differenti di pazienti.
In ogni caso, tutto questo proliferare di nuovi modelli, l'aumento della comunicazione di massa e la crescente visibilità di alcuni studi, probabilmente contribuiranno, comunque, a generare informazione,  generando nuova domanda e maggiore sensibilizzazione pubblica verso i temi della salute orale.
Infine ribadisco che, in ogni caso, il concetto chiave, in ambito salute, è e deve essere quello di garantire qualità sanitaria a livelli soddisfacenti; su questo non si può e non si deve transigere. Enti preposti dovranno garantirlo, ma in modo oggettivo e non attraverso sistemi proibizionistici che, a volte, paiono quasi arcaici.

L'introduzione delle tecnologie digitali è stato il principale motore dell'attuale rivoluzione. Lo è stato a tal punto che si stanno mettendo in gioco gli spazi professionali ed economici delle figure tradizionali del sistema dentale. La figura dell'odontotecnico rischia di non essere più la figura centrale della fabbricazione protesica?

Nuove tecnologie e nuovi sistemi stanno creando alcune sovrapposizioni e, parallelamente, fanno nascere nuovi ruoli. Quella dell'odontotecnico è una figura che si deve evolvere in previsione della sempre crescente digitalizzazione del settore: sicuramente le competenze di oggi sono lontane da quelle di una sorta di "artigiano della protesi" e più simili a quelle di un "ingegnere del dente".  E le attitudini richieste in un prossimo futuro saranno sempre più evolute.
Va ricordato che non è pensabile che dei tecnici informatici possano sostituirsi a chi deve avere competenze approfondite in campo, anatomico e biologico, ma l'attuale percorso scolastico, limitato alla frequenza di un Istituto di Formazione Professionale, non sembra proprio più adeguato a sostenere anche solo la dignità professionale che è assolutamente dovuta agli odontotecnici. L'assenza di un percorso di formazione universitaria, o para universitaria, rischia di porre l'odontotecnico in una pericolosa posizione non solo di subalternità, ma anche di succedaneità.

A cura di: Lino Mezzetti, Dental Educator

 
 

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