Per il dott. Miranda si deve passare dalla risposta a due quesiti: il perché della scelta di essere medici e quali le finalità dei comportamenti
Gentile Direttore, mi ricollego al bell’articolo di Tiziano Caprara stressando alcuni concetti presenti nell’articolo medesimo, in particolare il concetto di motivazione, o meglio del “riconoscimento”.
Per farlo occorre rispondere a due domande essenziali:
1) Perché abbiamo scelto di essere medici?
2) Qual è l’obiettivo primario del comportamento umano ovvero, qual è la finalità dei nostri comportamenti?
Perché abbiamo scelto di essere medici?
Per rispondere occorre analizzarne i tre ruoli: professionale, artigianale e imprenditoriale (nella libera professione).
a) Ruolo professionale: Esso rappresenta il ruolo più importante ed elevato, significa professare il bene degli altri prima che il proprio. Dovrebbe essere la stella polare che ci guida nell’attività quotidiana.
b) Ruolo artigianale: Nel senso più nobile del termine, l’artigiano è caratterizzato dall’abilità. Essa non è la stessa per tutti ed è data dalla maestria e dall’esperienza. La maestria si acquisisce con l’impegno, con la passione e con la formazione continua. L’esperienza si acquisisce con il tempo e imparando dagli errori insiti nella professione sanitaria. Infatti, dall’errore s’impara.Per approfondire quest’aspetto della professione occorre un inciso antropologico e sociale. Noi non siamo solo individui ma, in quanto animali sociali, siamo anche relazione e per completarci come esseri umani abbiamo la necessità di essere riconosciuti. Questo rappresenta un aspetto imprescindibile della nostra umanità. Da questa verità ne deriva che, essendo il medico anche “abilità”, esiste la necessità antropologica del suo riconoscimento che avviene in modo differente a seconda degli ambiti lavorativi. Ad esempio, in tutti gli ambiti lavorativi il riconoscimento gratificante c’è dato dal paziente che manifesta la sua gratitudine quando gli viene risolto un problema di salute.
Un altro ambito di riconoscimento è legato alla professione, che varia a seconda del ruolo di salariato o di libero professionista. Il medico, nel ruolo di dipendente del SSN, vede riconosciuta la sua abilità dall’avanzamento di carriera accompagnato da un incremento dello stipendio. In ambito libero professionale non esiste l’avanzamento di carriera ma il riconoscimento avviene tramite l’onorario, definito come il giusto premio che si offre a chi ha bene operato, titolo in ragione del quale la società riconosce al professionista i suoi meriti sociali.
Purtroppo, nel regime economicistico che caratterizza l’attuale società, il termine nobile di onorario è stato sostituito dal termine mercantile di tariffario. Un effetto negativo di questa visione economicistica si palesa nella standardizzazione dell’onorario che contraddistingue i convenzionamenti ai fondi sanitari. Significa che in caso di convenzionamento con un fondo sanitario che prevede un tariffario standardizzato, la prestazione di un medico che professa da venti anni viene equiparata a quella di un neo laureato.
Significa che la prestazione di chi ha investito tempo, denaro e passione è equiparata a quella di un medico incompetente. In definitiva, tutto ciò si traduce nell’umiliazione della professione e del medico.
c) Ruolo imprenditoriale (nella libera professione): Secondo i dogmi dell’economia neo classica, l’imprenditore mira a massimizzare l’utilità, leggasi profitto. Tuttavia, il paradigma dell’economia neo classica, che prevede un homo economicusche agisce razionalmente in un contesto nel quale tutti hanno accesso a pari informazione, dove la preferenza del consumatore deve essere accontentata e dove le persone mirano sempre e comunque a massimizzare l’utilità è stato ampiamente dimostrato essere falso. Infatti:- la psicologia cognitiva ha evidenziato che gli esseri umani non agiscono sempre razionalmente, essi sono imprevedibili (antagonismo pensiero e percezione); - le preferenze (desideri) delle persone possono essere condizionate, ad esempio dalla pubblicità, e rivelarsi in definitiva delle “credenze” e dunque dei falsi desideri;- l’informazione non arriva a tutti in egual misura (asimmetria informativa);- quanto alla massimizzazione dell’utilità (profitto), il concetto sarà esaminato rispondendo alla successiva domanda.
Qual è l’obiettivo primario del comportamento umano ovvero qual è la finalità dei nostri comportamenti?
Nell’ambito del concetto di massimizzazione del profitto, Adam Smith, padre dell’economia classica (l’economia che guarda anche al contesto sociale) nel suo testo, “Teoria dei sentimenti morali”, segnalava che la massimizzazione del profitto rappresenta un “auto-inganno”. Per capire l’auto-inganno bisogna richiamare Aristotele che individuava quali finalità umane il perseguimento della saggezza, dell’ozio e della ricerca del ben-essere, la cosiddetta eudemonia.Il benessere, a sua volta, è costituito da innumerevoli “domini”, fra i quali il reddito, la salute, la libertà, il consumo creativo, i bei relazionali e la socialità, l’istruzione, la qualità dei servizi, la fiducia nelle istituzioni, le motivazioni-aspirazioni-stimolazioni-aspettative dal lavoro.La difficoltà, data la finitezza umana, consiste nel dare il giusto valore e tempo ai vari domini. E’ quello che si dice “fornire la giusta allocazione valoriale e temporale ai domini del ben-essere.”Ad esempio, concentrare tutte le nostre energie, vuoi per avidità, vuoi per necessità, al perseguimento del profitto economico, rischia di compromettere gli altri domini del ben-essere, con ricadute nel perseguimento del medesimo. Si rischia quello che il premio Nobel Daniel Kanheman ha definito la “Focusing illusion”, overossia una trappola cognitiva che determina una messa a fuoco mentale su un aspetto della nostra vita attribuendogli un'importanza che per noi in realtà non ha.Concludendo, quest’articolo desidera completare il pensiero di Tiziano Caprara che ha il merito di segnalarci altri aspetti della professione, e della vita, che non siano unicamente economicistici.
Dott: Nick Sandro Miranda
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