A ribadirlo è la Cassazione giudicando il caso di un medico non iscritto all’Albo degli odontoiatri accusato di esercizio abusivo della professione per aver visitato un paziente all’interno di uno studio odontoiatrico
“Non integra il reato di esercizio abusivo di una professione il compimento senza titolo di atti che, pur non attribuiti singolarmente e in via esclusiva a una determinata professione, siano univocamente individuati come di competenza specifica di essa, se il loro compimento non e realizzato con modalità tali — per continuatività, onerosità e organizzazione — da creare, in assenza di chiare indicazioni diverse, Ie oggettive apparenze di un’attività professionale svolta da soggetto regolarmente abilitato”.
A ribadirlo è la Corte di Cassazione (sentenza numero 2704/2025) chiamata ed esprimersi in merito alla condanna penale per esercizio abusivo della professione odontoiatrica di un medico, non iscritto all’Albo degli odontoiatri, che aveva visitato (a titolo di cortesia) un paziente all’interno di uno studio odontoiatrico.
Medico che era stato condannato per esercizio abusivo dal Tribunale di Messina la cui pena era stata ridotta in appello. Il medico proponeva ricorso in Cassazione evidenziando che non aveva svolto attività tipica riservata alla professione odontoiatrica, ma si era limitato ad eseguire un semplice controllo del dente dolente della paziente per somministrarle eventuale terapia farmacologica. Sempre il medico, tramite il suo avvocato, osservava come nel corso del dibattimento non era stata provata l’esecuzione di attività terapeutica odontoiatrica e che la condanna era fondata sul travisamento delle dichiarazioni rese dalla paziente.
Giudici della Cassazione che nel valutare il comportamento del medico, constatavano che non risultasse che I'imputato avesse fatto qualcosa di più che ispezionare il cavo orale della paziente.
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