Lo studio professionale rimane una fondamentale risposta al bisogno di salute dei cittadini, anche se è oggi chiamato a evolvere per cogliere le esigenze di tutta la popolazione, qualunque sia la fascia di età, la provenienza geografica, il livello di competenza tecnologica, e così via. E le direzioni vanno verso l'aggregazione, una migliore accessibilità alla prestazione, una maggiore valorizzazione dell'atto medico e odontoiatrico, anche in termini di prevenzione, una più chiara comunicazione e sensibilizzazione sulla salute del cavo orale. Sono queste alcune delle tematiche emerse nel corso della tavola rotonda (moderata dal direttore di Odontoiatria33 Norberto Maccagno) che si è tenuta all'interno del workshop "Dal paziente 4.0 al dentista 4.0? La professione al bivio tra mutamento della domanda ed evoluzione dell'offerta", organizzato da Edra il 25 settembre a Milano, e che si è sviluppata a partire dai dati dell'analisi condotta da Erika Mallarini, professoressa Università Bocconi e coordinatrice dell'Osservatorio consumi privati in sanità sull'influenza del brand in sanità e le nuove richieste dei pazienti.
Un'analisi che ha messo in luce come il brand sia sempre di più, in sanità, un elemento determinante nella scelta del paziente. Secondo Laura Filippucci, responsabile dell'Area inchieste Salute di Altroconsumo, "una lettura sulla base delle due categorie, catena o struttura sanitaria con brand, da un lato, e studio professionale, dall'alto, non è sufficiente per cogliere le sfaccettature in cui è organizzata l'offerta di prestazioni. I modelli sul territorio e gli stessi format in cui queste due categorie sono declinate nella realtà sono molto più variegati e generano risposte diverse al bisogno di salute del paziente. Certamente, è un fatto che le due categorie possano reciprocamente imparare le une dalle altre e, in particolare, lo studio professionale, che già esprime un rapporto di vicinanza con il paziente, può importare alcune modalità più tipiche della catena, atte a favorire l'accessibilità alla prestazione da parte del paziente, quali per esempio una gestione diversa degli orari, strumenti di supporto alla domanda, tra cui finanziamenti, una maggiore visibilità attraverso la comunicazione anche via web, e così via. Un tema importante è sicuramente la specializzazione, ricercata soprattutto da un paziente giovane, tecnologico, informato, ma va anche detto che non tutti la conoscono. Credo, quindi, che un modello che possa essere in linea, in maggiore misura, con le evoluzioni della domanda del paziente sia uno sviluppo dello studio professionale, nella direzione di multiprofessionalità e multispecialità".
Ma anche, è l'esigenza messa in luce un po' da tutti, "nella direzione di una maggiore centralità del paziente". Questo significa "attenzione alle difficoltà economiche" e "riconoscere il fatto che il paziente deve essere un alleato del professionista e che la terapia è un percorso da scegliere insieme". Da qui parte un'altra riflessione: "il ruolo del professionista è ancora vincente e gode di una grande prospettiva per futuro" assicura Gianfranco Prada, presidente ANDI. Anche perché "è il professionista a essere al centro di quella relazione di cura e di fiducia che è la più grande garanzia per una prestazione di qualità". Certo è, continua Prada, che "non possiamo più essere legati al modello di studio monoprofessionale di un tempo. Dodici anni fa è stato detto che gli studi professionali, nell'arco di dieci anni, si sarebbero dimezzati, oggi possiamo dire che questo non è avvenuto: c'è stata, sì, una diminuzione, ma di certo nel prossimo futuro sarà un modello ancora ben presente. Una evoluzione a ogni modo è necessaria, pur mantenendo le caratteristiche essenziali di questa esperienza, costruita, appunto, attorno al rapporto fiduciario e alla relazione di cura. Lo studio deve dotarsi maggiormente di strumentazione tecnologica, di attrezzature all'avanguardia e per garantire immagini diagnostiche e percorsi terapeutici di qualità una risposta è senz'altro l'aggregazione".
"Non dobbiamo ineluttabilmente adeguarci a modelli che si stanno affermando, magari in realtà estere diverse dalla nostra" concorda Fausto Fiorile, presidente AIO, "ma possiamo governare i cambiamenti, per il bene del paziente. L'obiettivo è offrire cure, risolvere bisogni salute, nel migliore modi e con il minor dispendio di energie e denaro per tutta la comunità. L'Italia, d'altra parte, è lunga e stretta, con territori variegati, e le risposte che si danno ai bisogni di salute devono essere in grado di adattarsi alle esigenze di tutti, perché non si può lasciare una richiesta di cura senza risposta. Ma, certamente, occorre, per evolvere nella giusta direzione, prestare più attenzione alla relazione con il paziente e alla comunicazione".
Se la garanzia di qualità è nella relazione con il paziente, dal presidente della CAO di Milano, Andrea Senna, parte un appello per ribadire "il valore della visita odontoiatria, che è momento importante nel rapporto, indispensabile, tra medico e paziente, ma anche come strumento della prevenzione. Visitare significa valutare il paziente nella sua totalità e non soffermarsi al solo dente. La visita, quindi, richiede tempo e laddove si imposta un'offerta sanitaria sulla velocità si trasmettono valori in contrasto con la tutela della salute. E soprattutto la visita va retribuita: la gratuità ha senso solo nell'ambito delle campagne di sensibilizzazione per la prevenzione. Al di fuori di questo ambito, è solo un rischio".
In questo senso, ridare valore all'atto odontoiatrico "significa anche mettere a disposizione dei professionisti strumenti quali le Raccomandazioni cliniche in odontoiatria - recentemente aggiornate -, che fissano un indirizzo per il professionista e soprattutto un punto di riferimento di qualità al di sotto del quale si mette a rischio la tutela della salute del cittadino" interviene il prof. Enrico Gherlone, attuale presidente del Collegio dei Docenti. Il problema della qualità "è profondo, soprattutto in presenza di network che pubblicizzano l'eccellenza, concetto di per sé difficile da raggiungere e che comunque va dimostrato. Quello che si vede, soprattutto in certe esperienze di catene, è una qualità a macchia di leopardo. E questo è un punto: fino a che non ci sarà una standardizzazione della qualità, il modello dello studio professionale non ha da temere più di tanto. Ma facendo una riflessione di sistema, credo che sia necessario un organo di controllo sulle prestazioni, sia negli studi professionali sia soprattutto nei grandi centri. Per questo, mi aspetto dal prossimo Governo e dal ministero della salute una maggiore incisività in questa direzione".
Tema fondamentale è anche la formazione: "proprio perché le realtà sono tante, di livello vario di qualità, con situazioni magari in cui il giovane è pagato poco" è l'appello che parte da Roberto Callioni, presidente di Fondoprofessioni, "la formazione e la preparazione di chi si affaccia alla professione diventa una variabile importantissima per la qualità. Non basta che i giovani laureati siano preparati, devono avere una formazione di altissimo livello per potersi inserire in realtà di ogni tipo. Una formazione che sia a tutto tondo, per una gestione complessiva del paziente, e dove, tematiche di grande rilievo siano etica, deontologia e comunicazione".
"Aspetti" chiarisce Roberto Di Lenarda, presidente eletto del Collegio dei Docenti, "su cui le Università si sono già adeguate. I giovani che escono da tutte le università italiane sono molto preparati e hanno una formazione molto solida che li rende pronti a gestire il paziente, anche rispetto a tematiche di più recenti introduzione quali la comunicazione sanitaria".
E proprio la comunicazione ha un ruolo centrale nel sistema salute: "Se la parodontite" interviene Claudio Gatti, presidente Sidp, "riguarda quasi il 50% degli italiani, ma solo il 3% si reca dal dentista dichiaratamente per un problema gengivale, c'è qualcosa che non va. È evidente che c'è un gap di comunicazione. Lo sforzo è far capire e far fare al paziente la giusta cura. Da parte nostra, ci stiamo muovendo andando ad agire sulla popolazione. Certo è che anche l'odontoiatra deve fare la sua parte, ma sono convinto che praticare secondo l'etica medica e la deontologia sia la più grande tutela per il cittadino".
Francesca Giani
Sull'argomento leggi anche:
29 Settembre 2017: In sanità il brand è sempre più elemento di scelta. Per la prof.ssa Mallarini (OCPS Bocconi) la cooperazione può essere la risposta dello studio
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