Mercato degli Otc, welfare aziendale, coperture assicurative sanitarie, reti di cliniche e trasporto dei pazienti in ospedale. Questi i segmenti del business della sanità su cui si stanno declinando gli interessi dei grandi nomi della tecnologia come Apple, Amazon e Google e su cui stanno già scommettendo anche altri attori, più specifici, come Uber.
A fare un quadro è la rivista Wired che non a caso ricorda, da una parte, il dato demografico dell'Oms: "nel 2050 ci saranno due miliardi di anziani su una popolazione mondiale di quasi 10 miliardi di persone e in Europa la percentuale è destinata a salire fino al 34%, con il conseguente aumento delle malattie croniche dovute alla vecchiaia e l'implosione dei sistemi sanitari nazionali, già oggi incapaci di curare tutti". E dall'altra le potenzialità a disposizione dei big del tech: "i progressi nel campo della salute digitale, tra gadget indossabili, big data e intelligenza artificiale".
I movimenti di Amazon si sono già palesati nei mesi scorsi: è di gennaio l'annuncio della nascita di una nuova società fondata con Warren Buffett e JP Morgan con l'obiettivo di abbattere i costi delle cure per i dipendenti americani. Gli esperti del settore ipotizzano una piattaforma tecnologica per la gestione dell'assistenza sanitaria ma vedono come obiettivo a lungo termine quello di iniziare a distribuire attrezzature, farmaci e dispositivi, diventando una vera farmacia online. E sul fronte dei farmaci il cammino di Jeff Bezos è già avviato con una propria linea di prodotti low cost a marchio Basic Care già in vendita sul sito di ecommerce, la cui produzione è stata affidata all'azienda di generici Perrigo. I primi passi di Google risalgono al 2013 ma è di recente lancio la notizia - diffusa dalla Cnbc - di un interesse a collaborare con compagnie di assicurazione.
Ora anche Apple si affaccia sul settore e manifesta "l'intenzione di aprire una rete di cliniche in California, grazie alla collaborazione con centri medici indipendenti". In primavera uno dei centri sorgerà all'interno dell'Apple Park, inizialmente, il programma sarà aperto ai dipendenti dell'azienda e alle loro famiglie.
A completare il quadro la recente novità in casa Uber: spesso negli Stati Uniti alcuni pazienti, che necessitano di cure urgenti, si rivolgono a Uber perché più veloce delle ambulanze nel rispondere alla chiamata. Ora l'azienda ha deciso di consentire a tutte le organizzazioni sanitarie di fornire un trasporto ai pazienti, pur non utilizzando l'app di Uber. "Il servizio si chiama UberHealth e, riporta The Verge, consentirà all'azienda di posizionarsi sul mercato come opzione più economica e affidabile della maggior parte dei trasporti medici non di emergenza. Un business da 3 miliardi di dollari l'anno. Il servizio è utilizzato già da più di 100 organizzazioni sanitarie in America, tra ospedali e cliniche private".
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