Una scoperta USA potrebbe permettere ai dentisti di identificare i materiali di restauro più adatti ai tessuti e al microbioma orale di ciascun paziente.
Lorena OrigoUn team di ricercatori dell’Università americana dell’Oregon Health Sciences (OHSU), diretto dal dottor Luiz Bertassoni, ha sviluppato un “chip dentale” che apre le porte allo sviluppo di un’odontoiatria sempre più personalizzata in cui i dentisti possono identificare i materiali di restauro più adatti ai tessuti e al microbioma orale di ciascun paziente.
Mini-organi di questo tipo erano già stati sviluppati a scopo di ricerca in relazione ai tessuti del fegato e dei polmoni, ma è la prima volta che l'idea è stata applicata nel campo odontoiatrico, come spiegato dai responsabili del lavoro nel numero dello scorso dicembre sulla rivista di chimica Lab on a Chip.
“Le otturazioni della cavità di oggi non sono efficaci come dovrebbero, poiché durano in media solo cinque-sette anni” ha commentato il dottor Bertassoni. “Questo dispositivo può aiutare a risolvere questo problema grazie a una visione ravvicinata di ciò che sta accadendo in tempo reale.”
Il chip è costituito da un sottile foglio di tessuto molare umano situato tra altri due fogli di gomma trasparente incisi con piccoli canali attraverso i quali scorrono i fluidi.
Il dispositivo, che funziona come un’imitazione della superficie di un dente reale con una cavità, consente a fluidi e batteri di circolare tra i diversi strati di tessuto mentre i ricercatori osservano al microscopio come queste superfici interagiscono. In questo modo è possibile valutare come i tessuti biologici rispondono nell’ambiente naturale alle aggressioni e ai trattamenti esterni.
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