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01 Ottobre 2021

Le nuove terapie rigenerative per trattamenti mininvasivi e più duraturi

Dal Congresso SIdP le novità e le tecnologie più all’avanguardia per la ricostruzione dei tessuti duri e molli attorno agli impianti dentari


Quando la parodontite è di stadio III o IV e si sono già persi uno o più denti, salvare i denti restanti non è semplice perché il tessuto parodontale residuo è spesso molto compromesso e riassorbito: oggi è possibile ricorrere a terapie aggiuntive all’avanguardia che utilizzano materiali altamente biocompatibili e performanti per interventi mininvasivi e di successo. 

Le ultime novità nel settore sono state discusse durante il 20° Congresso nazionale della Società Italiana di Parodontologia e Implantologia (SIdP), dove gli esperti hanno ribadito l’importanza della prevenzione e sottolineato come accanto all’utilizzo dei biomateriali innovativi anche le tecnologie avanzate consentano oggi di ottimizzare i tempi di intervento, ridurre le complicanze e aumentare la soddisfazione dei pazienti migliorando l’accesso alle cure, per esempio grazie all’accurata programmazione delle fasi chirurgiche più complesse. “Il paziente con parodontite grave di stadio III o IV ha già sofferto molto e spesso ha bisogno di terapie chirurgiche e riabilitative implantoprotesiche”, ricorda Luca Landi presidente di SIDP.

“Oltre alla terapia parodontale di supporto, l’obiettivo primario è ripristinare la funzione masticatoria attraverso la ricostruzione dei tessuti duri e molli andati perduti. Oggi è possibile farlo anche nei casi più complessi per esempio grazie all’ingegneria tissutale, che riduce l’impiego di osso del paziente a favore di strutture di sostegno, i cosiddetti scaffold, che sono personalizzati a seconda del grado di atrofia del tessuto osseo. Questo può essere incrementato anche grazie a nuove tecniche di aumento di volume osseo e gengivale multi-strato, utilizzando membrane di collagene e L-PRF, fibrina autogena polimerizzata fisiologicamente, ricca di piastrine, leucociti, fattori di crescita e proteine plasmatiche e ottenuta da un prelievo di sangue del paziente opportunamente centrifugato come ha descritto il Dr Mauro Merli nel Corso Precongressuale” 

Accanto ai biomateriali, è altrettanto importante il ruolo delle tecnologie innovative che consentono, per esempio, di pianificare meglio e in anticipo il volume dell’aumento osseo, di usare placche di osteosintesi, griglie e biomateriali personalizzati in base a esami digitali dei tessuti duri e molli del singolo paziente o anche di correggere e armonizzare le strutture gengivali peri-implantari eseguendo degli innesti di matrici collageniche, con un beneficio estetico e biologico. 

Tutto ciò si traduce in risultati migliori e numerosi vantaggi per il paziente, come spiega Landi: “La fase di progettazione nelle riabilitazioni implantoprotesiche complesse oggi richiede più tempo ed energie della fase di realizzazione chirurgica e protesica, perché c’è una personalizzazione estrema di tutta la procedura. Il tempo alla poltrona però diminuisce e così anche le complicanze, andando incontro sempre di più alle esigenze dei pazienti che chiedono cure veloci e risultati duraturi; inoltre, quando si riescono a raggiungere le corrette caratteristiche volumetriche attorno agli impianti, si crea anche la premessa per una minore probabilità che le nuove radici si ammalino nel tempo sviluppando un’infiammazione attorno all’impianto. La grande attenzione alla programmazione della terapia implantare, l’utilizzo di biomateriali innovativi e il continuo monitoraggio della parodontite – conclude Landi – sono le chiavi del successo per la sopravvivenza dei denti e degli impianti: per questo SIdP è attivamente e continuamente impegnata a promuovere la formazione dei colleghi, così da diffondere sempre più le tecniche chirurgiche e riabilitative più moderne e innovative”. 

A cura di: Ufficio Stampa SIdP

Photo credit: pagina Faceoob SIdP

 
 

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