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17 Febbraio 2023

Terapia parodontale: nei prossimi anni raddoppieranno i casi da trattare

Negli USA entro il 2031 il mercato toccherà i 12 miliardi di dollari, anche in Italia la malattia sta crescendo. Le considerazioni del presidente SIdP Nicola Marco Sforza


Nei prossimi anni tra i trattamenti odontoiatrici che cresceranno di più ci saranno quelli parodontali. Secondo uno studio americano della Transparency Market Research entro il 2031, negli USA, il mercato delle cure odontoiatriche raddoppierà superando i 12 miliardi di dollari.Secondo lo studio, ad aumentare saranno in particolare i trattamenti non chirurgici anche grazie ai progressi che l’industria farmaceutica saprà offrire nel settore della rigenerazione parodontale. 

Una crescita verso questa tipologia di trattamenti che interesserà anche l’Italia ricadendo sui dentisti italiani, visto che l’assistenza è fornita per il 95% dai privati. 

L’aumento di prestazioni parodontali è confermato dalle ricerche demoscopiche sulla popolazione realizzate annualmente da Key-Stone, dalle quali si evince come, dopo l’avvento della pandemia, la percentuale di popolazione adulta che dichiara di essersi rivolta al dentista per problemi alle gengive o parodontite è salita dal 3% a circa il 10%, come evidenziato su Odontoiatria33 nell’aprile 2022. Da notare che anche l’esigenza di estrazioni dentarie è aumentata in modo statisticamente significativo, probabilmente a causa procrastinazione di alcune cure nei 18 mesi successivi all’avvento della pandemia, che ha notevolmente peggiorato la condizione di salute orale di molti italiani. 

La prevalenza della parodontite in Italia, in linea con la tendenza dei paesi industrializzati, è molto elevata perché si attesta a circa il 45-50% della popolazione”, dice ad Odontoiatria33 Nicola Marco Sforza, presidente SIdP.

Almeno l’11-15% delle parodontiti sono gravi con rischio effettivo di perdita di denti e conseguente incremento dei costi complessivi per la società in seguito alla terapia volta non soltanto alla guarigione della parodontite, ma anche al recupero della funzione ed estetica. A questo si aggiungono i costi derivanti da assenze da lavoro per gli esiti della malattia e per la terapia, in genere più complessa e articolata”. 

Indubbiamente –continua Sforza- si dovrà capire quanto e come incideranno le campagne di prevenzione che è il primo passo per evitare che la malattia si sviluppi e si aggravi”.

E su questo aspetto SIdP ha avviato da tempo una campagna di sensibilizzazione della popolazione e si sta impegnando con le Istituzioni auspicando la possibilità di intervento di base in ambito del SSN per la prevenzione e terapia non chirurgica della parodontite, proprio a causa della grande prevalenza della malattia e per le gravi ripercussioni a livello della salute sistemica.  

Formare odontoiatri ed igienisti dentali verso la diagnosi precoce è alla base di qualsiasi campagna di prevenzione e non solo”, continua il presidente Sforza, “e su questo SIdP da tempo si impegna per realizzare e mantenere aggiornate Linee guida adottate anche a livello Ministeriale”. 

Per quanto riguarda la riduzione dell’invasività, dice il presidente SIdP, “il concetto è quanto mai attuale e sarà oggetto del prossimo Congresso Internazionale di SIdP a Rimini dal 9 all’11 Marzo 23. Riduzione dell’invasività declinata non soltanto nella terapia che sempre più si avvale di nuove tecnologie e risorse utili in questa direzione, ma anche nell’ottimizzazione della diagnosi e nell’impiego consapevole degli antibiotici e dei biomateriali”. 


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