La dott.ssa Campanari ricorda: “quando parliamo di soggetti fragili, con malattie cronico-degenerative, anziani e persone con disabilità, il fare informazione scientifica diventa ancora più impellente”. Un aiuto può arrivare dall’IA
La scorsa settimana, parlando di parodontite con un’amica, che non è mia paziente, di fronte alla sua richiesta di capire qualcosa di più su questa malattia, le ho suggerito di consultare il sito di una famosa Società scientifica di parodontologia. Dopo qualche giorno parlandole nuovamente, ho avuto la conferma del fatto che le informazioni che aveva recuperato provenivano principalmente da siti web non meglio specificati, ai quali era stata rimandata dai social media. Nonostante il livello culturale della mia amica fosse medio-alto, le domande che mi ha rivolto lasciavano intendere che si era fatta una cultura distorta sull’argomento.
Questo aneddoto non testimonia un caso isolato: infatti, anche la letteratura internazionale affronta questa tematica.
Uno studio pubblicato su J Med Internet Res, effettuato su 69 partecipanti affetti da sclerosi multipla seguiti presso una clinica specializzata ha mostrato che, nonostante l’elevato grado di formazione a cui erano stati sottoposti i pazienti, la possibilità per i soggetti di consultare fonti web aveva prodotto disinformazione. Lo studio ha permesso di concludere che età sesso, livello di istruzione ed alfabetizzazione sanitaria non proteggono dalla disinformazione.
Nelle società contemporanee, la sfera d’esperienza vissuta direttamente dall’individuo è limitata rispetto alla parte di realtà sociale che ciascuno di noi conosce attraverso la mediazione della comunicazione di massa. Tra il pubblico e il sistema dei media si crea un rapporto di dipendenza poiché i media controllano le risorse che consentono agli individui di raggiungere i loro obiettivi. I media, infatti, raccolgono, creano, elaborano e distribuiscono l'informazione, generando una dipendenza cognitiva e informativa sempre più marcata (Ball-Rokeach, 1985). Già negli anni 90 nasce la “Infodemiology”, cioè la disciplina che studia l’infodemia, cioè l’abbondanza di informazioni che rende difficile distinguere le fonti affidabili.
Compito di chi fa scienza è quello di combattere la disinformazione, talvolta anche utilizzando gli stessi strumenti che la generano. Quando parliamo di soggetti fragili, con malattie cronico-degenerative, anziani e Persone con disabilità, il fare informazione scientifica diventa ancor più impellente.
Ai clinici, quindi, spetta il compito di combattere il nemico che si chiama disinformazione, avvalendosi anche delle potenzialità offerte dalle nuove tecnologie come l’Intelligenza Artificiale (AI) per migliorare l’accuratezza e l’affidabilità delle informazioni diffuse. In questo contesto, l’AI potrebbe giocare un ruolo cruciale nel contrastare la disinformazione sanitaria.
Le tecnologie di AI, comeil machinelearning, possono essere impiegate per analizzare e valutare la qualità delle informazioni online, identificando quelle provenienti da fonti inaffidabili o potenzialmente dannose. Algoritmi avanzati potrebbero anche supportare i professionisti della salute nel creare contenuti personalizzati e facilmente comprensibili per i pazienti, aumentando così l'efficacia dell'informazione scientifica. Inoltre, assistenti virtuali basati su AI potrebbero fungere da “filtro” per aiutare i pazienti a navigare nel mare di informazioni disponibili online, indirizzandoli verso risorse più sicure e verificate.
Una visita del cavo orale condotta da un professionista formato sulla patologia di base del paziente e abituato a trattare i pazienti speciali dovrebbe essere una consuetudine.
La SIOH (Società Italiana di Odontostomatologia Speciale), società scientifica con particolare attenzione all'interdisciplinarietà, riconosciuta nel 2021 dal Ministero della Salute, raccoglie professionisti di tutta Italia il cui obiettivo è formarsi ed aggiornarsi costantemente per essere in grado di curare le Persone fragili e con disabilità. Il programma culturale proposto nei numerosi Congressi regionali, consente di approfondire diverse tematiche, ma il valore aggiunto della società è soprattutto quello di creare una rete di professionisti su tutto il territorio nazionale, che può in ogni momento confrontarsi sui casi più complessi.
A cura della: dott.ssa Francesca Campanari Socia SIOH
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