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12 Dicembre 2014

Si fa presto a chiedere una valutazione dello studio, ma poi chi lo compra? Le considerazioni di Maurizio Quaranta sul futuro dei giovani dentisti


Sempre più frequentemente nella mia attività di distributore dentale mi viene chiesta di valutare uno studio odontoiatrico, cosa non impossibile da fare seguendo alternativamente i vari metodi:  reddituale, fiscale, piuttosto che patrimoniale.

Questo tipo di valutazione è sempre stata fatta, anche prima del 2008, ma quello che oggi mi preoccupa è che questo valore, dopo una fase di stallo, si è avvitato su sé stesso e si è buttato in picchiata.
Mi è diventato difficile far capire a chi vorrebbe cedere il proprio studio che non esiste più un acquirente perchè, imitando il tanto vituperato mondo calcistico, abbiamo bruciato i nostri "vivai", che erano un terreno fertile e ricettivo dove far crescere i nostri giovani talenti.
Giovani talenti dei quali, ovviamente, siamo orgogliosi visto che crescono ed operano in un paese dove l'odontoiatria rappresenta un'indiscussa eccellenza riconosciutaci indiscussamente a livello mondiale.
Giovani germogli ai quali però, e già da tempo addietro, abbiamo chiuso le porte della collaborazione nei nostri studi spingendoli alla "marchetta odontoiatrica", francesismo del quale qui mi scuso da subito e con tutti. Francesismo necessario per una verità da ventinove euro all'ora lordi, quando non addirittura meno, che è come un pugno allo stomaco per tutti, ma che ben rende l'idea del delitto da tutti noi del dentale commesso.

Ventinove euro lordi per cinque anni di università, se non quattro, in tutto il resto dell'Europa, cosa che noi abbiamo invece innalzato a sei  anni per meglio "parcheggiarli" in Università (potenza degli Dei e dei professori Universitari) e far loro comprendere che il loro percorso di studi ed i rischi connessi alla prestazioni professionali da loro in futuro prestate, varranno economicamente i dodici euro in nero pagati alle colf per riordinare le nostre case in Italia.

Siamo stati bravi e siamo riusciti anche a fare anche meglio di Caino e di Erode nel progettare il nostro delitto: tutti noi abbiamo permesso che i falsi profeti da ECM (anche qui potenza degli Dei e del Ministero/Mistero che ha preferito gli ECM alla detraibilità della parcella per i corsi di aggiornamento per i liberi professionisti) non indicassero loro un progetto che li potesse sottrarre al gioco della schiavizzazione odontoiatrica. In fondo bastava che si spiegasse  ai giovani discenti che, anche loro, potevano aspirare ad essere dei liberi professionisti con tanto di studi professionali, ma che per farlo dovranno necessariamente fare quello che noi non abbiamo mai saputo fare, satolli com'eravamo dei risultati economici degli anni d'oro dell'odontoiatria. Dovranno semplicemente fare squadra per competere con le strutture dove vengono schiavizzati perchè nei loro studi servirà, oltre alla indispensabile elevata competenza professionale, investire in beni e tecnologia, visto che questi investimenti rappresentano un certo costo ed un certo rischio che deve necessariamente essere ripartito.

Ecco che sarà per loro imperativo saper fare tutto quello che noi non abbiamo saputo/voluto fare: dovranno scegliersi tra di loro per imparare ad accorparsi proprio nel paese dei Guelfi e dei Ghibellini  e dovranno imparare a lavorare in team per essere in grado di rilevare degli studi adeguati e trasformarli, ove ancora non lo fossero, in studi associati che possano dare al paziente un servizio a trecentosessanta gradi. E questo per fare esattamente e specificamente quello ci indicano i dati di  quei novemilaottocentocinquanta studi odontoiatrici di liberi professionisti associati in varie forme che oggi veleggiano in rotta  nel mare nostrum odontoiatrico degli altri ventiseimilasettentocinquanta studi  in tempesta.

Di sicuro qualche pecca ce l'hanno anche i giovani che devono fare un passo in avanti, esattamente come hanno fatto i miei coscritti compagni di studi universitari che, quando li ho visti laurearsi in medicina, li ho visti spaccarsi la schiena per  "sbarcare il lunario" facendo i turni di notte, andando a fare a domicilio i prelievi del sangue o svolgere altre attività comunque a basso guadagno, pur di potersi permettere di chiedere ai colleghi anziani in vista, di mettersi al loro servizio anche gratuitamente, pur di imparare i segreti della professione. Del resto io rinuncerei a qualche ora sottopagata a ventinove euro lordi all'ora per andare ad assistere (i miei coscritti in sala operatoria dovevano assistere con le "mani dietro alla schiena", esattamente come io ho dovuto fare per assistere alla chiusura dei bilanci aziendali) imparare e lavorare negli studi dei professionisti di grido che, repetita iuvant, nel nostro paese non mancano.

Maurizio Quaranta, Vicepresidente Adde, Consigliere Ancad

 
 

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