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26 Aprile 2011

Dal Giappone con terrore

di Cosma Capobianco


Ci mancava solo la nube radioattiva: come se non bastassero tutte quelle già addensate sul cielo tricolore (oltre al verde di chi è in crisi economica, il grigio dello smog e il rosso del debito pubblico). Hanno un bel daffare gli esperti a redigere comunicati ansiolitici e a rilasciare interviste sedative. La paura serpeggia e stavolta fa 131, il numero dell’isotopo radioattivo dello iodio che emette radiazioni corpuscolare di tipo beta ed è usato anche nella diagnostica medica. Negli ultimi giorni sono in aumento le persone che cercano pastiglie di iodio, stimolate dalla notizia che in Giappone vengono distribuite compresse di ioduro di potassio per saturare la ghiandola tiroide con iodio normale ed evitare che incorpori quello radioattivo.
A più riprese sono dovuti intervenire sia Ferruccio Fazio, ministro della Salute, sia Andrea Mandelli, presidente della Federazione degli ordini dei farmacisti, oltre a esperti di fisica, tra cui Giancarlo Torri dell’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, che controlla quotidianamente il particolato atmosferico per rilevare l’eventuale presenza di Cesio 137 e Iodio 131.
Secondo quanto comunicato dall’Ispra, la “nube” in realtà non esiste sui nostri cieli, dove sono state rilevate solo tracce di questo isotopo, cioè in proporzioni neppure lontanamente paragonabili a quelle provocate dall’incidente di Chernobyl. Infatti, nel loro movimento le masse d’aria perdono progressivamente il contenuto iniziale di radioattività e quando arrivano sull’Europa, la concentrazione di radionuclidi è tanto bassa da non essere rilevante in termini di radioprotezione.

GdO 2011;5

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