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21 Luglio 2016

Ddl Concorrenza, sospeso per vacanze. L'arrivo in Senato slitta a settembre, ANDI, possibile riproporre in aula i nostri emendamenti


"È difficile arrivare all'esame dell'Aula prima della pausa estiva". Tocca a uno dei relatori Luigi Marino (Ap), rompere gli indugi e confermare quello che era nell'aria: l'approdo in Aula al Senato del Ddl concorrenza slitta a settembre. Il fatto era emerso chiaramente già dalla Conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama come riferito in Aula dal presidente del Senato, Pietro Grasso dove sono stati elencati i Ddl che erano nel calendario di Aula di questa settimana e che non sono ancora chiusi nelle rispettive Commissioni: editoria, contenuto della legge di bilancio, sprechi alimentari, cinema, lavoro autonomo, contrasto al caporalato.

È stata preannunciata una nuova riunione della Conferenza dei capigruppo all'inizio della prossima settimana per definire il calendario dei lavori delle settimane prima della pausa estiva, con priorità per i Dl e in relazione ai lavori delle Commissioni. Ma è da escludere che entro l'estate possa arrivare in aula il testo, visto "il calendario dell'assemblea e la priorità dei decreti legge e di altri provvedimenti che sono già in anticamera" sottolinea Marino.

Il testo, peraltro, è ancora al palo in Commissione Industria, che ha calendarizzato un altro incontro giovedì, con le ultime proposte emendative dei relatori, e i relativi subemendamenti, fermi in attesa del parere della commissione Bilancio impegnata su diversi provvedimenti.

Nonostante la Commissione Industria sia pronta a dare l'ok subito dopo il decreto Ilva, il rinvio dell'arrivo in Aula sarebbe dovuto secondo Marino, al fatto che serve una finestra adeguata: si prevedono un certo numero di emendamenti e non c'è l'intenzione di porre la fiducia.

Situazione che potrebbe favorire ANDI che intende sfruttare proprio la discussione in Aula per riproporre l'emendamento che consentirebbe agli iscritti all'Albo di entra con quote di maggioranza nelle società di capitale che gestiscono gli studi odontoiatrici.

"Abbiamo già contattato un buon numero di parlamentari che si sono detti disponibili a sostenere i nostri emendamenti forti anche del fatto che la stessa norma da noi proposta è stata approvata per gli avvocati. Non si capisce perché i due diritti fondamentali tutelati dalla Costituzione e cioè salute e giustizia debbano essere diversamente considerati. ", dice ad Odontoaitria33 il presidente nazionale ANDI Gianfranco Prada.

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