Continua la mobilitazione delle associazioni sanitarie europee per cercare di escludere la sanità dal campo di applicazione della Direttiva Ue che introduce per tutte le professioni regolamentate il "test di proporzionalità", vale a dire l'obbligo di verificare che le normative nazionali (future) non abbiamo regole troppo vincolistiche, non limitino l'accesso alle professioni e non creino oneri ingiustificati nel mercato interno.
Una direttiva che, come più volte sottolineato dal CED, l'Associazione europea che racchiude le sigle dei sindacati degli odontoiatri, si applicherà a medici, farmacisti, dentisti, veterinari, infermieri, fisioterapisti, ostetriche e potrebbe avere impatti anche sul sistema delle farmacie, a partire dalla pianta organica.
Il più recente atto delle associazioni europee di categoria è arrivato settimana scorsa nel corso di un dibattito tra gli stakeholder della sanità di livello nazionale e internazionale e alcuni europarlamentari, che ha visto un ampio consenso sulla possibilità di escludere la sanità dalla direttiva, anche da parte della commissione Ambiente, sanità pubblica e sicurezza alimentare (Envi) del Parlamento europeo. Un incontro che è stato organizzato dal, dal Council of European Dentists (CED), dallo Standing Committee of European Doctors (CPME, e dallo Pharmaceutical Group of the European Union (PGEU) per valutare le ricadute della direttiva sul comparto, ed è stato presentato da due Membri del parlamento europeo che si occupano delle tematiche relative a sanità e industria, Peter Liese, medico e Lieve Wierinck, farmacista.
Il progetto di direttiva europea sul test di proporzionalità, che richiama alcuni aspetti della direttiva Bolkestein, era stato varato a gennaio dalla Commissione Europea e si inserisce nel Pacchetto Servizi finalizzato ad agevolare la circolazione delle persone e dei servizi, e, come si legge nella presentazione del Consiglio Europeo, "a garantire che le misure nazionali siano proporzionate, non limitino indebitamente l'accesso alle professioni e non creino oneri ingiustificati nel mercato interno". La proposta, a differenza della direttiva Bolkestein del 2004, non mette in discussione le disposizioni vigenti, ma impone di verificare le nuove regolamentazioni delle professioni, secondo il criterio della proporzionalità, con la conseguenza che gli Stati membri dovranno giustificare ogni nuova disposizione nazionale che limiti l'accesso alla professione o il suo esercizio, valutando se sia necessaria e idonea a garantire il conseguimento dello scopo perseguito e non vada oltre quanto necessario per il raggiungimento di tale scopo (non sia cioè sproporzionata). Già da tempo, le professioni sanitarie hanno rafforzato l'impegno per cercare di escludere le professioni sanitarie dalla direttiva, creando un fronte unitario tra odontoiatri, medici, farmacisti, infermieri e altri professionisti della sanità, e questo incontro, in cui è stato presentato anche un dossier sul tema, è stato un ulteriore tassello.
Secondo una nota congiunta, l'incontro ha visto un ampio consenso tra gli attori che agiscono in ambito sanitario e sociale sull'idea di escludere la sanità dalla direttiva. In particolare, da un portavoce della commissione Ambiente, sanità pubblica e sicurezza alimentare (Envi) del Parlamento europeo, è stato sottolineato che "i professionisti della salute hanno una missione pubblica nei confronti dei pazienti e che già oggi rappresentano un settore caratterizzato da una maggiore mobilità rispetto alle altre professioni".
"Dalla pubblicazione della proposta, le nostre tre organizzazioni (CED, CPME e PGEU» ha dichiarato il presidente del CED, Marco Landi (nella foto), "si sono attivate per richiedere l'esclusione delle professioni sanitarie e per questo abbiamo accolto con favore l'opportunità di discutere le nostre posizioni con gli attori coinvolti e in particolare con la commissione europea, il Consiglio e gli europarlamentari». Da parte di Lieve Wierinck, che ha aperto il dibattito, è stato sottolineato tuttavia come «la proporzionalità sia un principio della normativa europea e deve essere rispettato, così come «il libero mercato e le libertà che ne derivano".
Il presidente del Pgeu, Rajesh Patel, ha sottolineato che "già oggi le professioni sanitarie sono soggette a valutazioni sulla proporzionalità dalle autorità competenti. Invece che introdurre un ulteriore balzello legato alla normativa di livello europeo, la commissione europea dovrebbe focalizzarsi sul far applicare e realizzare la Direttiva sulla qualificazione professionale, dove necessario". "Le nostre tre organizzazioni" ha spiegato Jacques de Haller, Presidente del CPME, «non credono che dall'applicazione della direttiva si generino benefici alle professioni sanitarie ma anzi, temiamo i potenziali rischi. Accogliamo con piacere l'opinione della Commissione Sanità che supporta la nostra richiesta di esclusione".
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