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30 Giugno 2024

Le cure odontoiatriche producono il 3% dei gas serra. Si può, si vuole, si deve ridurre?

di Norberto Maccagno


Mentre l’Unione Europea lavora per un Green Deal europeo per trasformare l’economia dell’Unione in un modello moderno ed efficiente sotto il profilo della sostenibilità, le forze politiche, come spesso capita, si dividono sulle decisioni da prendere. I paesi nordici (ma non solo) schierati per una svolta green, altri (Governo Meloni tra questi) dubbiosi sui rischi che le norme necessarie per puntare ad una Europa ecosostenibile possano penalizzare l’economia e le imprese italiane. Come se tutela di salute ed ambiente e lavoro non possano coesistere, come se la sostenibilità sia un danno invece che un vantaggio.  

L’impressione è che a tutti noi italiani piacerebbe vivere con un bel prato verde di fronte a casa, ma l’erba di quel prato la devono tagliare gli altri.  

Vogliamo vivere in città respirabili ma guai a metterci del nostro.  

Esempio: guai imporre al “bimbetto” liceale di prendere i mezzi per andare a scuola, lo dobbiamo portare in auto fino davanti ai cancelli scolastici. E come sarebbero vivibili le nostre città senza i genitori che si trasformano in taxisti tutte le mattine, lo tocchiamo con mano quando le scuole sono chiuse. Potrei invece citare i ghiacciai oramai quasi scomparsi, il clima monsonico che stiamo vivendo nel Nord Italia, la siccità diffusa, ma credo che il tempo di viaggio risparmiato al mattino quando le scuole sono chiuse, può essere l’esempio più concreto, anche se semplicistico, di come si vivrebbe meglio se un po’ tutti rinunciassimo a qualcosa per il bene comune.  

Certo, c’è la questione dei trasporti pubblici (più nei piccoli centri che nelle metropoli) ma allora invece di criticare i sindaci che creano piste ciclabili o limitano la velocità in centro, perché non incalzarli per avere mezzi di trasporto pubblici più efficaci?  

Fine del “pistolotto” ambientale.  

Green Deal che sta interessando anche il dibattito all’interno del settore dentale europeo. Anche in Italia in questi ultimi mesi la sostenibilità delle cure odontoiatriche, anche dal punto di vista ambientale, è stata inserita tra i temi di importanti Congressi.  

Delle montagne di rifiuti prodotte a causa del monouso odontoiatrico, ne avevo già parlato un po’ di tempo fa in alcuni approfondimenti.  

Nature ha recentemente pubblicato sul proprio sito una sezione dedicata all’Odontoiatria sostenibile con una serie di approfondimenti, dati e consigli che se adottati possono fare risparmiare enormi quantità di energia dannosa.   

Tra i documenti presenti anche uno studio, un po’ datato (2018) del Centre for Sustainable Healthcare che analizza quanto le cure odontoiatriche incidano sull’inquinamento da CO2. Tra i dati presentati quelli delle emissioni associate alle più comuni procedure dentali.
Come ovvio, se ci si pensa, l’inquinamento è causato prevalentemente dagli spostamenti per andare dal dentista. Stando al report, le visite di controllo rappresentano il 27,1% della CO2 totale emessa. Seguono le sedute per la pulizia 13,4% delle emissioni, seguita dalle amalgame (9,7%), dalle otturazioni con compositi (9,5%), dalle dentiere (8,6%), dalle radiografie (6,4%) e, con il 3,5% di impatto, dalle estrazioni. Dal report emerge che sono gli spostamenti da e per lo studio odontoiatrico ad incidere sulle emissioni di CO2: il 31,31% l’incidenza degli spostamenti dei pazienti, un 30,3% rappresentato dagli spostamenti pendolari del personale e da un 3,1% per i viaggi di lavoro dello staff sanitario. Poi ci sono i viaggi del laboratorio per ritirare i dispositivi protesici, i rappresentanti etc. Ad incidere meno la percentuale inquinante riferita al consumo di gas e di elettricità, 15,3%. Ancora più marginale il consumo d’acqua (0,1%), gli scarti (0,2%).  

Se presi nel complesso, stando al report, le principali cure odontoiatriche sono responsabili dell’immissione in atmosfera 676 tonnellate di CO2 annue, circa il 3% della carbon footprint totale dei servizi del Sistema Sanitario Britannico, equivalenti a 50.000 voli dal Regno Unito ad Hong Kong.  

Direte voi lettori: “ma i 50mila voli non li cancellano, allora perché deve essere il dentista a dover pensare a ridurre l’inquinamento?”   Indubbiamente può fare sorridere pensare al dentista responsabile dell’effetto serra per via dei pazienti che ci vanno, ma dire "e gli altri"? Non fatemi l'elenco delle attività che producono più CO2 di voi o come voi. Se tutti cercassimo di ridurre quanto possibile il nostro consumare il Pianeta, si otterrebbero enormi miglioramenti.  

Se il dito puntato verso lo studio odontoiatrico come compartecipe della produzione di gas serra è principalmente per gli spostamenti non organizzati, il report non indica i possibili interventi per ridurli o ottimizzarli. Per ridurli, sicuramente le nuove tecnologie giocano una opportunità importante sia per le visite a distanza ma anche per ridurre il numero di sedute necessarie per la cura, ma serve anche un’idea di mobilità diversa, e non solo per andare dal dentista.  

Sul tema della sostenibilità, la Federazione Internazionale Dentale (FDI) sta dibattendo ed elaborando linee guida, tra quanto già prodotte un interessante ed utile vademecum. Anche recentemente nell’ultima assemblea del CED si è discusso della questione indicando proprio la riduzione delle sedute per le cure tra le priorità.  

Ma come sempre tutto è lasciato al buon cuore del singolo, alla sua sensibilità.  

Il tema dell’ecosostenibilità odontoiatrica è tutt’altro che banale ed anche in Italia il settore dovrebbe cominciare ad andare oltre i proclami e cominciare ad analizzare concretamente gli interventi possibili, magari prima che lo faccia il legislatore a casaccio.  

Interventi che prevedano anche incentivi economici a chi investe in una odontoiatria green, contributi a chi produce ed utilizza monouso riciclabile (impensabile un uso di massa se questi prodotti costano più degli altri più inquinanti) ma anche rivedendo alcune norme esistenti. Ne cito una: i tappini di guarigione monouso per gli impianti, oggi dal punto di vista normativo non riutilizzabili, anche se dimostrato che si potrebbero riutilizzare.  

Però capisco l’impopolarità di proporre una diversa gestione dello studio puntando su procedure e materiali ecosostenibili. D’altronde in Italia si continua a rimandare la tassa sulla plastica perché si fa passare il concetto che penalizza le imprese o si punta a denigrare l’Europa puntando sul tappo delle bottigliette che non si disperde perchè non si stacca, ma da fastidio al naso quando si beve, se non lo giriamo.  

Continuare ad illudersi che saranno gli altri a subire le conseguenze delle mancate azioni pur di non cambiare le nostre abitudini, non serve, perché purtroppo non è così.        


Nota: l'immagine di copertina è stata realizzata con un programma che utilizza l'Intelligenza Artificiale

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