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13 Novembre 2020

Dentista a stretto contatto con positivo costretto alla quarantena. L’ASL ha sbagliato

Cura un paziente che dopo qualche giorno risulta positivo. L’ASL obbliga l’odontoiatra alla quarantena preventiva male interpretando la norma, non sempre chiara


La situazione capitata ad un odontoiatra di La Spezia nelle scorse settimane è quella che con l’elevato numero di persone positive può capitare a molti dentisti italiani: curare un paziente che non presenta sintomi da Covid e qualche giorno dopo ricevere la telefonata che il paziente è positivo. Così è capitato all’odontoiatra spezzino che, però, invece della telefonata del paziente che lo avvertiva della positività, ha ricevuto la comunicazione dell’ASL che tracciando i contanti del paziente che si è positivizzato successivamente alla visita dal dentista, imponendo la quarantena preventiva al professionista. 

Le disposizioni ministeriali indicano chiaramente che in caso di contatto diretto con un positivo, ovvero per almeno 15 minuti a meno di un metro (si veda nostro approfondimento) ed in assenza di sintomi, le persone devono porsi in quarantena fiduciaria per almeno 10 giorni. Se dopo 10 giorni non hanno sintomi possono tronare alle proprie attività.   

Ma questo non vale per gli operatori sanitari. Lo stesso Ministero della Salute indica che gli stesi, se lavorando con le protezioni indicate dai protocolli Ministeriali ed adottano le procedure di prevenzione e sanificazione definite, non si devono considerare a “contatto stretto” anche se vengono a contatto per un periodo prolungato con un positivo a meno di un metro. Altrimenti in ospedale tutti i sanitari che curano i malati di Covid sarebbero a casa. 

“Abbiamo fatto presente all’ASL che la decisone presa non era in linea con quanto disposto dal Ministero della Salute e l’ordine di quarantena disposto al professionista è stato subito revocato”, dice Sandro Sanvenero, presidente CAO La Spezia. 

Presidente CAO che evidenza, però, una zona grigia nelle indicazioni ministeriali che toccano lo studio odontoiatrico: ovvero come interpretare la norma per le ASO. 

Se sul sito del Ministero tra le FAQ pubblicate proprio sul tema LINK viene indicato che si deve considerare contatto stretto “un operatore sanitario o altra persona che fornisce assistenza diretta ad un caso COVID-19 oppure personale di laboratorio addetto alla manipolazione di campioni di un caso COVID-19 senza l’impiego dei DPI raccomandati o mediante l’utilizzo di DPI non idonei”. 

Di conseguenza se “altra persona che fornisce assistenza” ed è dotata dei DPI necessari, non dovrebbe essere posta in quarantena se non ha sintomi ma è venuta a contatto con un positivo. Per evitare possibili problemi di responsabilità sulle tematiche del lavoro, visto che l’infezione da Covid è stata inserita come malattia professionale, il presidente CAO La Spezia consiglia, nel caso che una ASO sia venuta a contatto con un paziente che si è poi successivamente scoperto positivo, di seguire quanto disposto dalle linee guida INAIL. Porre l’ASO in quarantena fiduciaria e contattare il medico competente o l’ASL che valuterà se effettuare un tampone. In caso di tampone negativo potrà tornare ad operare.

Sarà lo stesso medico competente a certificare che i giorni di sospensione dal lavoro, in attesa del tampone, possono essere considerati assenza giustificata per malattia.  

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