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07 Aprile 2022

Obbligo vaccinale fino al 31 dicembre anche agli “amministrativi” degli studi sanitari

Lo conferma il Ministro della Salute Roberto Speranza rispondendo alla Camera ad un’interrogazione dell’On. Rossana Boldi

Nor. Mac.

A porre il dubbio se il Decreto Riaperture avesse mantenuto l’obbligo vaccinale anche per il personale amministrativo delle strutture sanitarie, ambulatori e studi privati compresi, era stato nei gironi scorsi il presidente CAO Raffaele Iandolo attraverso Odontoiatria33. Presidente CAO che rilevava come il personale amministrativo non viene a contatto con i pazienti, che utilizza i dispositivi di protezione previsti e come la norma comporta disparità con altri lavoratori per cui l’obbligo e di conseguenza le sanzioni sono venute meno. 

Il problema è approdato, ieri 6 aprile, in Aula alla Camera attraverso una interrogazione a risposta immediata presentata dall’On Rossana Boldi ed altri parlamentari, in cui viene evidenziato al Ministro della Salute come la norma (il Decreto Riaperture NdR) sembrerebbe confermare la proroga dell’obbligo vaccinale fino al 31 dicembre 2022 anche per gli amministrativi che non entrano in contatto con i pazienti di strutture e studi sanitari, ad eccezione di quelli con contratti esterni. 

La proroga delle norme in esame, in assenza di uno stato di emergenza che possa giustificarle e per un periodo complessivo superiore a dodici mesi –rileva l’On. Boldi- rischia di determinare una situazione assolutamente insostenibile per i lavoratori interessati e per gli equilibri economici dei relativi nuclei familiari”. 

Inoltre –continua- la proroga appare in contrasto con quanto previsto dal medesimo decreto-legge n. 24 del 2022 nei riguardi di altre categorie di lavoratori (tra le altre: difesa, sicurezza e soccorso pubblico), per le quali le sanzioni conseguenti al mancato adempimento dell'obbligo vaccinale sono state giustamente attenuate, con la soppressione del divieto di svolgimento dell'attività lavorativa”. 

Per l’On. Boldi “un ragionevole bilanciamento tra diritti costituzionali giustificherebbe un allentamento delle disposizioni in materia di obbligo vaccinale anche per il personale delle strutture sanitarie e sociosanitarie che non ha contatti diretti con il pubblico (a titolo esemplificativo, personale di segreteria, amministrazione, call center), considerata la sostanziale sovrapponibilità della loro posizione rispetto a quella dei lavoratori sopra indicati e considerata, altresì, la possibilità di assicurare un elevato livello di sicurezza con misure alternative a quella della «sospensione», meno gravose ma comunque efficaci, quali, ad esempio, la misurazione della temperatura all'ingresso, l'obbligo di indossare dispositivi di protezione delle vie respiratorie e il possesso del cosiddetto green pass base”.

 Nella risposta data in Aula, il Ministro della Salute ricorda come “la nuova fase che stiamo aprendo”, ovvero quella di una minore incidenza del virus, “è figlia” del successo della campagna vaccinale anche grazie alle misure sull’utilizzo “significativo del green pass e di tutte le norme in materia di obbligo vaccinale”.Ministro speranza che ha ricordato come il “Consiglio dei Ministri all'unanimità di tutti i suoi componenti, abbiamo confermato la vigenza dell'obbligo e la sanzione della sospensione dal lavoro per tutto il personale sanitario e non sanitario che lavora in strutture sanitarie e sociosanitarie”.  

La ratio della norma –spiega- è molto semplice ed è da ricondursi alla necessità di tutelare il più possibile, con ogni prudenza possibile, i luoghi a cui hanno accesso le persone più fragili. Questo è vero sicuramente per gli ospedali, è vero per gli studi ambulatoriali ed è vero, in modo particolare, per le RSA, dove è ancora molto opportuno tenere il massimo livello di attenzione, anche sulla base delle esperienze non semplici che abbiamo vissuto in altre stagioni del COVID”

Ministro Speranza che conclude ricordando che, in questo momento, “la circolazione virale nel nostro Paese è ancora molto alta. La fine dello stato d'emergenza non significa la fine della pandemia, che, invece, è ancora in corso. Come sempre, poi, il Governo valuterà l'evoluzione del quadro epidemiologico e adatterà come sempre le proprie misure, le misure che sono state disposte, ad un monitoraggio del quadro stesso che continuiamo ad osservare con la massima attenzione e la massima prudenza".  

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