Il 10 gennaio il quotidiano inglese The Independent pubblica un articolo in cui vengono resi noti i risultati di una ricerca realizzata dall'Università di Rotterdam sul costo dei dentisti di nove Paesi della Unione Europea. Secondo il quotidiano inglese la ricerca mette in evidenza la disparità dei prezzi degli odontoiatri europei (clicchi per visualizzare l'articolo "Dentisti italiani tra i più cari d'Europa").
Dal giorno dopo, e per le settimane a seguire, giornali, telegiornali, settimanali, mensili e siti internet hanno ripreso la notizia evidenziando come i dentisti italiani fossero i più cari d'Europa, dopo gli inglesi.
In realtà la ricerca presa in considerazione dall'Independent era stata appena pubblicata sulla rivista scientifica Health Economics e non aveva come obiettivo quello di stilare la classifica dei dentisti più cari, ma di confrontare le differenze dei costi di gestione dei loro studi.
Leggendo la ricerca scopriamo che i dentisti coinvolti nell'indagine sono stati in tutto solamente 49 (5 quelli italiani) e che dall'indagine emerge che in media il 58 per cento del costo è da imputare al costo del lavoro, il resto a quello di gestione, materiale compreso. Per quanto riguarda il costo del materiale viene rilevato come questo possa incidere sul costo totale della prestazione a seconda del paese. In Italia, si legge, il costo del materiale composito incide per 20 euro contro una media europea di 2. L'indagine è stata condotta monitorando i costi per una otturazione in amalgama e composito di un ragazzo di 12 anni.
Ovviamente i giornali che hanno utilizzato la notizia per cavalcare il luogo comune del dentista caro non hanno considerato questi dati. Molti gli organi d'informazione che hanno abbinato la notizia dei dentisti italiani più cari d'Europa con il calo dei pazienti negli studi a causa del diminuito potere di acquisto degli italiani.
Tra i tanti articoli letti in queste settimane il più emblematico è forse quello pubblicato dal quotidiano La Stampa il 31 gennaio dal titolo: "Caro dentista l'Italia rinuncia" in cui sono stati toccati quasi tutti i luoghi comuni sul dentista.
Neppure quando vengono riportate le dichiarazioni dei rappresentanti degli odontoiatri, in questo caso Andi ed Ero, si dimostra che l'obiettivo non è quello di spiegare al lettore.
Dopo aver riportato le dichiarazioni del presidente Andi, il quale sottolinea che gli odontoiatri non sono cari, che fare odontoiatria costa, che le prestazioni dei dentisti italiani sono di qualità e i costi proporzionati alla qualità offerta, invitando i cittadini - onde evitare i costi delle cure per mettere in salute una bocca disastrata - a fare prevenzione, l'articolo continua così:
"Uno slancio di generosità? Piuttosto un punto di vista che suscita accese polemiche: 'se i dentisti fossero dalla parte dei pazienti - afferma Alois Burger del centro tutela consumatori, che da anni si occupa di salute - abbasserebbero i prezzi e non cercherebbero scuse. Tra loro ci sarebbe meno corporativismo e più concorrenza'."
E questo insinuare che la difficoltà per gli italiani di andare dal dentista sia causata dai dentisti privati, aleggia un po' in tutti gli articoli letti.
Leggendo gli articoli, non sarò stato l'unico a notare come a sostenere le ragioni della categoria siano stati solamente i professionisti, i dirigenti delle associazioni sindacali che però possono essere considerati di parte dall'opinione pubblica e dai giornalisti. Invece nessun comunicato, nessuna presa di posizione da parte dell'Ordine o dell'Albo odontoiatri. Probabilmente il mancato sostegno ai dentisti è dovuto al fatto che negli stessi giorni la Federazione era impegnata a difendere la professionalità dei medici del servizio pubblico e dei primari accusati a varie riprese di malpractice e di lottizzazione.
O forse, alla fine, tutti, dentisti compresi, si sono convinti che sono veramente cari.
GdO 2008; 2
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