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28 Marzo 2008

Soluzioni ergonomiche per l'odontoiatria

di Renato Torlaschi


Per rintracciarne le origini, c'è chi estremizza e risale addirittura all'australopiteco e alla sua abilità a costruire manufatti utili per svolgere al meglio alcune delle sue attività. Si ricorda poi una data, anche questa non troppo recente, il 1857, in cui il biologo polacco Wojciech Jastrzebowski creò il termine ergonomia, derivandolo dal greco érgon (lavoro) e nomos (regola, legge); solo un secolo dopo il concetto venne ripreso nel mondo del design fino a invadere, in breve tempo, ambiti molto diversi tra loro, compresi il luogo, le attrezzature e le modalità di lavoro dei dentisti.
Di origine antica quanto l'uomo, l'ergonomia ha una sua rilevanza e attualità, e ci riguarda molto direttamente. Tanto che esiste una Società Europea di Ergonomia Dentale. In Italia, il suo presidente è il dottor Daniele Beretta.

L'ergonomia è una disciplina che si è sviluppata in molti settori, da quando si è cominciato ad applicarne i principi negli studi dentistici?
Già dagli anni Trenta, negli Stati Uniti, le sue applicazioni erano destinate principalmente ai cicli produttivi industriali conosciuti come lavori in serie o catene di montaggio. Sempre gli Stati Uniti, durante gli anni Sessanta, vedono lo sviluppo applicativo dell'ergonomia in odontoiatria, mentre l'importazione della materia in Italia avviene a opera di pochi e appassionati colleghi. Sono gli anni dello sviluppo della moderna poltrona odontoiatrica e dell'introduzione della tecnica di lavoro a quattro mani. Proprio in quel periodo ci si accorge dei rischi professionali dei dentisti: traumi cumulativi, infortuni e disturbi da movimenti ripetitivi (come il mal di schiena cronico e la sindrome del tunnel carpale).

Ci parli della Società Europea di Ergonomia Dentale, l'Esde. Qual è la sua attività? E come opera in particolare la sezione italiana?
La Società Europea di Ergonomia Dentale è stata fondata nel 1987 da dieci membri provenienti da diversi Paesi europei, con l'obiettivo di favorire lo scambio internazionale di esperienze e di idee tra dentisti. 
In Italia esiste la Sied (Società italiana di ergonomia dentale), che sarà co-ospitata al congresso europeo che terremo a Desenzano (Bs), sul Lago di Garda, il 30 e 31 maggio. L'incontro a Desenzano del Garda di quest'anno è il quarto di una serie di incontri i cui titoli sono parte del progetto di sviluppo scientifico promosso dalla Esde in sede europea. Ci si chiederà, in particolare, perché i dentisti accettino rischi e i disturbi e si valuteranno le possibilità di prevenzione.

Qual è oggi la situazione del mercato rispetto alle tematiche ergonomiche in campo odontoiatrico?
Fortunatamente, ha avuto luogo un notevole aumento di prodotti classificati come ergonomici e il settore dentale ha dimostrato il suo sostegno per lo sviluppo in questa direzione.
Oggi i dentisti hanno molte possibilità di scelta per esercitare la professione utilizzando prodotti pensati per creare un flusso di lavoro non nocivo, consentendo il mantenimento di posture corrette in ogni momento. Valutando l'impatto negativo che tali lesioni possono avere sulla salute di un professionista, investire in questo tipo di prodotti è un'essenziale misura preventiva.

Quanto entrano gli aspetti ergonomici nel lavoro quotidiano in uno studio dentistico? E' possibile lavorare con minore stress e migliore efficacia?
Quotidianamente il dentista affronta numerose occasioni di rischio legate alla professione, tra cui quelle posturali dovute al particolare modo di stazionare vicino al paziente, quelle legate all'utilizzo di strumenti inadeguati e che obbligano a tenere atteggiamenti non fisiologici, quelle biologico-infettive dovute al grado di contaminazione ambientale, quelle gestionali e organizzative correlate a comunicazione inefficace con il paziente o tra i componenti del team oppure a inefficienze organizzative e procedurali.
Vi sono inoltre i carichi di lavoro giornalieri, spesso pesanti, con la sensazione di fatica psico-fisica e di stress che portano il dentista a vivere la professione come un pesante fardello. Sorprendentemente, il dentista mostra un atteggiamento quasi autolesionistico nell'accettare questi rischi.
Perché accade questo? È possibile prevenire il rischio? È possibile pensare la professione in modo che sia più tollerabile e meno pervasiva nella vita dei dentisti? È possibile prevenire i danni che, alla lunga, si determinano nel corpo e nella psiche? L'ergonomia è la scienza che studia come prevenire queste situazioni.

C'è una conoscenza sufficiente degli aspetti ergonomici da parte degli odontoiatri e delle assistenti?
La situazione italiana è particolarmente grave perché la materia non fa parte della formazione universitaria e non esistono neppure colleghi sufficientemente preparati per poterla insegnare, fatta eccezione per uno sparuto gruppo di appassionati, tra i quali il mio maestro Carlo Guastamacchia. Come in molte situazioni italiane questa ignoranza è determinante nel causare una miriade di problemi fisici, mentali e comunicativi agli operatori dello studio odontoiatrico. Se consideriamo che l'ergonomia si occupa anche di studiare e risolvere tutti gli ostacoli organizzativi e gestionali della professione per ridurre i rischi di patologie come lo stress e la sindrome da burn out, la mancata ricerca epidemiologica e la totale assenza di formazione specifica, si risolve in enormi disagi nella gestione quotidiana della professione.

 
 

GdO 2008; 5

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