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15 Novembre 2006

Ergonomia della prevenzione

di C. Guastamacchia


L’ergonomia ha un sacco di princìpi, ma io, semplificando, ne descrivo tre: quello dei movimenti elementari, quello dell’economia dei movimenti e quello della “procedura operativa”. Sono importanti tutti e tre ma, parlando di prevenzione, mi sembra che il terzo, quello della procedura operativa, sia il più utile a comprendere come ci si deve comportare.
Il principio della procedura operativa ci insegna che, qualsiasi impresa si voglia realizzare, essa consta di tre momenti ben precisi: la preparazione, l’esecuzione e il riordino. Questo vale sia che noi costruiamo una casa, scriviamo una poesia o… mettiamo in atto un programma di prevenzione. È quindi fondamentale che, quando stiamo per realizzare, in studio, un nuovo programma di prevenzione o un suo dettaglio, studiamo accuratamente, con la sua preparazione, tutte le numerose sfaccettature che lo comporranno, una volta che lo si faccia decollare. Questi dettagli riguarderanno il controllo del tempo, del denaro, dei comportamenti, di comunicazione, diplomatici con la clientela e via elencando. Infatti non esiste alcun programma di prevenzione che sia “semplice”. Questo vale dall’utilizzazione di un nuovo strumento all’assunzione di un nuovo collaboratore, al ridimensionamento di un layout di studio, all’applicazione di un nuovo know-how. Tutto può essere complicato, a volte molto complicato: tutto risponde, sempre, al “principio dei vasi comunicanti”, tutto è collegato. La preparazione accurata di tutto questo deve essere fatta con molta attenzione e cautela, scritta e, successivamente, messa in atto, nella successiva fase di esecuzione, senza deviare da quanto era stato impostato preventivamente.
L’esecuzione, infatti, non deve essere un pasticcio fatto alla “spera in Dio”, ma deve consistere in una sequenza rigorosa, alla cui applicazione e al cui esame partecipano tutti i componenti della squadra di lavoro, come esecutori in senso stretto o come “esaminatori” (inclusi i pazienti), il più possibile obiettivi, di quanto si sta eseguendo.
Si giunge così al riordino, che, dato quanto si è detto e con l’esperienza maturata, ci permetterà di ricalibrare, per le successive esecuzioni, quanto di migliorativo ci può essere, perfezionando quanto è migliorabile e cancellando quanto ci ha deluso.
Tutto semplice, allora? Sì, se si rispetterà scrupolosamente il terzo principio della ergonomia; no, se, invece, si procederà a tentoni, provando a casaccio cosa succede se “inventiamo” estemporaneamente un modo, magari rivoluzionario, di far prevenzione “alla carlona”.



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