Nella prossima estate spegnerà la sua prima candelina, festeggiando ufficialmente un anno di vita. È stato un anno di rodaggio, durante il quale il FondoSanità ha mandato definitivamente in pensione il vecchio Fondodentisiti ed è divenuto il principale strumento della previdenza complementare per gli odontoioatri di tutta la penisola.
Sarà dunque questa nuova "creatura finanziaria" ad assumersi il gravoso compito di costruire per migliaia di camici bianchi una "pensione di scorta", destinata a integrare le sempre più magre rendite pubbliche erogate dall'Inps e dagli altri enti previdenziali. Ad alimentare le casse del fondo, non saranno soltanto i contributi versati dalla ristretta schiera dei dentisti italiani. Ci saranno anche le risorse di un nutrito esercito di loro colleghi del settore sanitario: medici, infermieri, e persino decine di migliaia di farmacisti (che si sono aggiunti nel dicembre del 2007).
L'unione fa la forza, recita il proverbio. Ed è proprio all'insegna di questa celebre massima della saggezza popolare che le associazioni di categoria hanno deciso di far nascere il FondoSanità.
Coinvolgendo il maggior numero possibile di professionisti, infatti, questo nuovo strumento della previdenza complementare si propone di allargare notevolmente (rispetto al vecchio Fondodentisti) il proprio bacino d'utenza, in modo da mettere in atto delle politiche d'investimento di più ampio respiro. Quali politiche? Per chi volesse chiarirsi le idee su che cosa è su come funziona il fondo pensionistico dei camici bianchi, è consigliabile consultare su internet le pagine del sito www.fondosanita.it.
Particolare non da poco, sulle pagine web del FondoSanità è presente un motore di calcolo, cioè uno strumento che permette a ciascun contribuente di stimare la pensione integrativa che andrà a percepire al momento del congedo dal lavoro, a seconda dell'ammontare dei contrbuti versati, degli anni che gli mancano alla data della pensione e del reddito che perecepisce oggi o che percepirà in futuro.
Prima di effettuare le stime è bene che gli odontoiatri abbiano ben presenti gli aspetti più impotanti che caratterizzano il variegato mondo della previdenza complementare.
Sono pochi i lavoratori che conoscono bene il mondo della previdenza complementare e, soprattutto, che hanno coscienza di ciò che succederà alle pensioni pubbliche (cioè quelle erogate dall'Inps o dagli altri enti previdenziali) nei prossimi decenni.
In pratica, nel 1995, durante l'amministrazione del governo Dini, è stata approvata una riforma che introduce progressivamente un nuovo sistema di calcolo delle pensioni pubbliche.
Si tratta del metodo contributivo, molto meno vantaggioso per i lavoratori di quello precedentemente in vigore (il metodo retributivo).
Risultato: le giovani generazioni di oggi, cioè chi si ritirerà dal lavoro tra 30 o 40 anni, riceveranno dallo stato una rendita pensionistica piuttosto magra, pari nel migliore dei casi a non più del 50 per cento dell'ultimo stipendio (per alcune categorie professionali, come i lavoratori autonomi, la pensione pubblica addirittura non supererà probabilmente il 25-30 per cento dei redditi dichiarati). Per correre ai ripari, molti lavoratori dovranno dunque costruirsi per tempo una pensione di scorta, cioè una rendita integrativa capace di compensare l'assegno sempre più magro erogato dalle casse pubbliche.
Come riuscirci? La soluzione è appunto quella di destinare, nel corso di tutta la carriera, una parte dei propri redditi a un fondo pensione.
Il contribuente versa i soldi nel fondo (a intervalli regolari mese) e il denaro viene impiegato (da esperti che lavorano in società specializzate nella gestione del risparmio) sui mercati finanziari (per esempio in azioni, obbligazioni o in titoli di stato).
Il capitale investito, più i rendimenti maturati, si accumulano negli anni e, nel momento in cui il lavoratore raggiunge l'età della pensione, la somma finale (detta anche montante) viene convertita in una rendita vitalizia, che accompagnerà il contribuente fino alla morte. In alternativa, al momento del congedo dal lavoro, è possibile anche riscattare subito il 50 per cento del capitale accumulato e destinare a una pensione di scorta soltanto la restante metà.
Che cosa succede, invece, se il lavoratore "passa a miglior vita" prima di aver raggiunto l'età pensionabile? I suoi soldi non vanno persi, ma possono essere riscattati (compresi i rendimenti) dai suoi eredi naturali o da altri beneficiari indicati dallo stesso lavoratore. Inoltre, bisogna tener presente che, durante la fase di accumulo nei fondi pensione, i contribuenti ottengono pure un beneficio fiscale, in quanto possono dedurre i soldi versati nel corso dell'anno (o almeno una parte) dal loro reddito imponibile (pagando quindi meno tasse, in particolare un'Irpef più bassa).
Una volta compresi tutti questi meccanismi, non resta che scegliere. I contribuenti devono infatti stabilire qual è la linea di investimento in grado di rispondere meglio alle loro esigenze e alla loro propensione al rischio. Sotto questo profilo, il FondoSanità offre 3 diverse strade percoribili: la prima è rappresentata dalla Linea Scudo, che investe in obbligazioni; la seconda è rappresentata dalla Linea Progressione, che ha un portafoglio bilanciato e la terza dalla Linea Espansione, che impiega il capitale versato in titoli azionari. Quest'ultima è la più rischiosa, perché offre dei rendimenti molto variabili, a seconda dell'andamento delle borse. Tuttavia, dicono gli esperti, chi ha ancora molti anni di carriera davanti a sé (ovvero le giovani generazioni di lavoratori) è bene che prenda in considerazione l'opportunità di optare per la Linea Espansione, almeno nella fase iniziale del piano di accumulo (per poi scegliere di spostarsi verso un portafoglio più prudente negli anni successivi). Secondo molte analisi finanziarie effettuate in passato, infatti, nel lungo periodo (cioè nell'arco di almeno 10 o 20 anni) l'investimento in azioni riesce a rivelarsi più redditizio di quello in altri strumenti sicuri, come i titoli di stato e le obbligazioni.
GdO 2008; 10
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