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28 Aprile 2024

Università: (The Doors) sono aperte… per sei mesi!

di Massimo Gagliani


“The doors are open” è il demagogico grido che si leva dalle sale del potere romano; non più numero chiuso a Medicina e, per conseguenza, a Odontoiatria. (vedi la notizia qui).
The Doors, mitologico gruppo degli anni Sessanta, frutto della mescolanza tra un istrionico Jim Morrison, studente di cinematografia alle soglie della laurea, e Ray Manzarek, anch’egli studente ma votato alla musica, tastierista iconico, una sorta di Bach psichedelico formato tascabile. Chiamare “Le porte” un complesso musicale avrebbe portato al lancio dei pomodori già alla prima apparizione; ma l’ispirazione venne da Aldous Huxley, uno che di droghe psichedeliche si intendeva e ne aveva fatto un saggio “The Doors of Perception”, ovvero i confini della percezione umana, un traguardo rivolto all’infinito. Con questi presupposti – supportati da un classico batterista evocante i ritmi jazz, John Densmore, e da un chitarrista virtuoso come Bobby Krieger, studi classici e curiosità musicali vastissime – i quattro ribaltarono il tavolo della scena musicale con brani evocativi: Light My Fire, The End, L.A. Woman, Raiders On The Storm. La morte, prematura e misteriosa, di Morrison a soli ventisette anni contribuirà a scolpirne il mito; l’uso di alcune loro canzoni nella cultura dei nostri tempi lo alimenterà. È impensabile scindere “The End” da Apocalypse Now; la chitarra sdoppiata di Krieger che dipinge sonorità orientali miste a cupi accordi bassi, quasi fossero ultimi battiti di cuore. La voce di un edipico Morrison che canta un lamento finale quasi premonitore. Sullo sfondo un integerrimo colonnello Kurtz, memorabile Marlon Brando, che denuncia la sua virata verso la pazzia per l’impossibilità di accettare di essere “giudicato assassino da degli assassini.”  

Ma andiamo con ordine: Light My Fire, ovvero università aperta a tutti perché ci sono pochi medici. Un semestre veloce per stabilire chi sarà meritevole di seguire un percorso oppure prendere armi e bagagli e trasferirsi ad altro Ateneo. 

Quindi, sottile differenza, numero aperto momentaneo e poi numero chiuso, non si sa se costante o variabile. “The time to hesitate is through…”, bisogna passare all’azione, costi quello che costi. Ovviamente alla rinfusa, iso-risorse; un po’ come dire dobbiamo costruire più case ma i muratori sono sempre quelli.

L’Odontoiatria fu antesignana nel numero chiuso; ha fatto danni epocali?   Ricordo, avendo fatto decine di commissioni per esami di ammissione, che si poteva accedere al Corso avendo totalizzato dai 30 ai 40 punti sugli ottanta disponibili; non una misura da piccoli geni. Ricordo anche che un buon venti percento della popolazione diciottenne non otteneva che pochi punti, alcuni addirittura negativi, sancito il fatto che una risposta sbagliata valeva 0,25 in meno e una risposta giusta dava un punto. Ma la demagogia del figlio bravissimo che non è mai riuscito a entrare ha finalmente fatto breccia, la “vox populi” della domanda sbagliata o pretenziosa la fa da padrone, “la grattachecca” ha fatto storia e, vivendo il nostro Paese, di pareri emozionali, il numero chiuso doveva essere sconfitto.  

Raiders On The Storm in vista delle Elezioni Europee?  

Consenso a basso prezzo?

Chissà cosa si partorirà da qui al 2025, quali montagne di ricorsi si prepareranno nel febbraio del 2026 quando le prime vittime del semestre “alla francese” saranno invitate a scegliere un altro Corso di Laurea per qualche centesimo di punto in più o in meno. Sembra quasi scritta apposta L.A. Woman: “Well, I just got into town about an hour ago
Took a look around, see which way the wind blow
” …Beh, sono appena arrivato in città, circa un'ora fa Ho dato un'occhiata in giro, ho visto da che parte soffia il vento...” E faccio una stravolgente riforma!  

La mancanza di Medici e, forse, di Odontoiatri, vista l’età media di quelli che oggi professano, non si risolve con l’apertura delle porte a orologeria; la perdita di attrattività di queste professioni è palpabile da anni e i motivi sono chiarissimi, basta saperli esaminare. La Medicina potrebbe averne così tanti da richiedere un convegno; limitandosi all’Odontoiatria è sufficiente guardare alle necessità economiche che svolgere la libera professione comporta per comprendere quanto poco incentivante sia diventato questo percorso lavorativo. In aggiunta le responsabilità, che le richieste sempre più pressanti dei pazienti elencano implicitamente, portano a uno scoraggiamento latente nei riguardi di quello che dovrebbe essere un mestiere gratificante.  

This is The End, my only friend, The End… Sebbene io venga sempre rapito da questi versi crepuscolari, rifuggo dall’abbracciare una deriva nichilista ma ritengo che affrontare le problematiche delle professioni mediche partendo dal test di ingresso rappresenti una scelta di retroguardia, antistorica e populista; la nuova Medicina e la nuova Odontoiatria hanno orizzonti tecnologici affascinanti, richiedono connessioni pluridisciplinari tra materie che parevano agli antipodi, l’uso straordinario dell’Intelligenza Artificiale nella diagnostica codificherà nuovi ambiti professionali. Servono percorsi di didattica innovativa e integrativa su simulatori che, essendo già realizzabili, ci obbligheranno a trasformare profondamente le modalità di insegnamento e di asseveramento della preparazione non solo degli studenti ma anche dei docenti. 

Non guardare a questo e occuparsi dei test di ingresso significa guardare il dito di chi indica la luna.

Non vado oltre, avendo passato un 22 aprile stellare (chi mi conosce sa di cosa parlo), mi godo questa visione col distacco di chi ha la fortuna di avere anche altro per divertirsi.

 

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