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09 Gennaio 2024

Università, in arrivo nuova rivoluzione per l’accesso a medicina ed odontoiatria

Le possibili novità per i test ma torna l’ipotesi dell’abolizione dei test. Anelli chiede che la professione medica venga coinvolta nelle scelte


Nuova rivoluzione per l’accesso a Medicina ed Odontoiatria, è atteso un decreto del Ministero dell’Università che, nel far slittare a marzo-aprile le prossime prove inizialmente previste a febbraio, modifica il meccanismo dei test di accesso a Medicina ed Odontoiatria. Le modifiche riguarderebbero i meccanismi: i 50 quiz del test da completare in 90 minuti d’ora in avanti saranno estratti da una banca dati pubblica contenente migliaia di quesiti. A disporla sta provvedendo il Cisia, consorzio interuniversitario per i sistemi integrati di accesso. Per la prima volta, esercitandosi su domande relative a biologia, chimica e fisica, matematica-logica e comprensione del testo, gli studenti potranno ritrovarsi il giorno della prova quiz identici a quelli cui hanno già risposto.  

All’esame, come lo scorso anno, dovrebbero essere ammessi gli studenti del 4° anno delle scuole superiori. Dovrebbe inoltre valere il risultato dei Tolc test precedenti fatti nel ’23 da chi frequentava il 4° anno delle superiori.  

Ma perché cambiare?  

Il Test On Line Cisia Med/Vet nelle due sessioni tra aprile e luglio ‘23 ha erogato quasi 146 mila per Medicina-Odontoiatria (peraltro ogni studente può provare più volte, una a sessione). Sembrava essersi comportato bene. Ma doveva azzerare i ricorsi e non è riuscito. In particolare, per via dell’equalizzazione, cioè dell’attribuzione di un coefficiente di difficoltà diverso da una prova all’altra, ci sono state centinaia di contestazioni con pronunce importanti dei Tar.  

Quest’anno, tra l’altro, andrà gestita la previsione di 5 mila ingressi in più. I decreti MUR con i posti definitivi disponibili nel 2023-24 sono in tutto 19.544, di cui 18.248 per Medicina in lingua italiana e inglese più 1.296 per i candidati dei Paesi non UE residenti all'estero, e 1.276 per Odontoiatria cui aggiungere 110 per i candidati non UE residenti all'estero. Inoltre, ci sono 1082 veterinari. L’obiettivo è contenere i ricorsi. Magari in attesa di adottare un terzo sistema di accesso.

Ritorna l’ipotesi abolizione del test.

Al ministero guidato da Anna Maria Bernini si starebbe studiando la possibilità di cancellare il test e di far entrare tutti gli aspiranti medici con una «tagliola» dopo sei mesi, sul modello francese. Ci sono anche due disegni di legge in Senato, il 915 ed il 942. In particolare, l’AS 915 prevede alcune ipotesi suggestive: immatricolare gli studenti in corsi di laurea triennali (Biotecnologie mediche o Scienze motorie e sportive) far loro superare i tre esami-base di fisica, biologia, anatomia e infine consentire agli ammessi di iscriversi al test di Medicina. Avremmo così un test d’accesso ritardato, che determinerebbe la graduatoria nazionale e l’immatricolazione dei primi classificati ai corsi di Medicina (non ci sono anticipazioni se il sistema potrebbe essere adottato anche per odontoiatria) negli atenei prescelti, l'iscrizione dei secondi classificati agli indirizzi prescelti in sedi di “seconda scelta", mentre chi non passa continuerebbe il suo corso oppure si iscriverebbe ad un altro corso di laurea. Ovviamente, per fronte a un numero di studenti pari a 4-5 volte la loro capienza, nei primi mesi gli atenei dovrebbero organizzare corsi online, magari in collaborazione con le università telematiche.

FNOMCeO critica. Anelli: si deve coinvolgere la professione medica  

È questa l’istanza che il Presidente della FNOMCEO Filippo Anelli, affida a una lettera indirizzata al Ministro dell’Università e Ricerca, Anna Maria Bernini, dopo le dichiarazioni da lei rilasciate alla stampa e sui social. Nel chiedere un incontro, Anelli ribadisce l’impegno della Fnomceo “riguardo alla necessità di procedere a una riforma complessiva del sistema di accesso alla Facoltà di Medicina che concorra a sostenere il Servizio Sanitario Nazionale attraverso una programmazione adeguata ed efficace dei fabbisogni”. Premette poi che “la FNOMCeO concorda sull’opportunità di una modifica dei test attuali di ingresso alla facoltà che garantisca meccanismi di accesso trasparenti e di un’azione riformatrice che valorizzi la preparazione degli studenti e l’orientamento alla formazione”.  

“Condividiamo l’idea di modificare il meccanismo dei test di accesso – spiega ora Anelli, commentando la lettera – e quella di attingere le domande da una banca dati pubblica, in maniera che i candidati possano prepararsi. Anzi, ci rendiamo sin da ora disponibili, come Fnomceo, per collaborare alla stesura dei quesiti”. “Siamo d’accordo anche – aggiunge - sull’importanza di un percorso di orientamento e formazione. Crediamo anzi che tale percorso non debba essere delegato solo all’Università, ma debba partire sin dalle scuole superiori. A questo proposito, siamo pronti a mettere a disposizione l’esperienza, portata avanti insieme al ministero dell’Istruzione, sin dal 2017, dei Licei con “Biologia a curvatura biomedica”, che potrebbe essere un valido modello per la riforma cui sta pensando il Ministro”. Nei Licei biomedici, infatti, ci si avvicina al mondo della medicina, con lezioni frontali ed esperienze sul campo, già dagli ultimi tre anni delle superiori. Un percorso formativo, dunque, “che consente ai ragazzi di autovalutare, innanzitutto, le proprie motivazioni e inclinazioni ma anche di potenziare le proprie competenze per affrontare positivamente i test di accesso alla facoltà di medicina”.

In questo modo – continua a spiegare Anelli – gli studenti possono comprendere se fare il medico è veramente la loro strada. Il primo successo è, infatti, che uno studente su due abbandona il percorso perché capisce di non vedere il suo futuro in camice bianco, prima di perdere mesi o anni in un corso non adatto a lui.  Mentre i ragazzi veramente motivati, che completano l’iter, superano più facilmente il test di medicina: uno su due contro una media di uno su sette”.  

Sulla proposta dell’abolizione del numero chiuso per la facoltà di medicina, si legge nella lettera, “la FNOMCeO ritiene che sia imprescindibile mettere in atto una corretta programmazione sui fabbisogni di specialisti e medici di medicina generale. Come Lei stessa ha fatto presente, attualmente non ci sono, inoltre, le strutture adeguate a sostenere il numero aperto”. 

“Abbiamo sempre accolto – commenta in conclusione Anelli - l’idea del Ministro di un’apertura sostenibile; ma questa, per essere veramente tale, non può tradursi in un’abolizione del numero chiuso, prescindendo da una corretta programmazione dei fabbisogni di medici. Altrimenti si rischia di ricreare prima un imbuto formativo, con medici laureati che non riescono a specializzarsi, e poi una pletora di medici che non corrispondono alle reali necessità del Servizio sanitario nazionale. Anche su questo la Fnomceo, coinvolgendo ovviamente la Direzione generale delle professioni sanitarie del Ministero della Salute, è, come sempre, pronta a fare la propria parte”.



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