Molta attenzione sulle problematiche che interessano il SSN, meno sui liberi professionisti. Qualche apertura per la creazione di nuove figure professionali in ambito sanitaria
Con il documento approvato l’8 aprile 2025, la XII Commissione Affari sociali della Camera ha concluso l’indagine conoscitiva sul riordino delle professioni sanitarie. Un’analisi approfondita che ha coinvolto 53 soggetti tra Federazioni, Associazioni e Ordini professionali, con l’obiettivo di aggiornare l’architettura normativa delle professioni sanitarie, migliorare la programmazione del fabbisogno, rafforzare l’integrazione tra figure sanitarie e promuovere una formazione adeguata alle sfide attuali.
Tra i nodi principali emersi: carenze strutturali e disomogeneità territoriali, fenomeno delle aggressioni, migrazione professionale e scarsa attrattività del Servizio sanitario nazionale (SSN), nonché l’esigenza di riconoscere nuove professioni sanitarie, ancora prive di piena integrazione. Un documento che nelle conclusioni considera le tante necessità della sanità pubblica e del SSN e meno il mondo della sanità vista dalle libere professioni.
Al termine dell’indagine conoscitiva sul riordino delle professioni sanitarie, la XII Commissione Affari sociali della Camera ha delineato un quadro chiaro e articolato delle trasformazioni necessarie per rispondere alle sfide attuali del Servizio sanitario nazionale e per garantire una più efficiente valorizzazione delle competenze professionali.
Tra i punti centrali emersi nelle considerazioni conclusive, spicca la consapevolezza che l’intero sistema necessita di una profonda revisione, sia organizzativa che normativa, capace di superare l’attuale frammentazione e di promuovere un nuovo modello di governane delle professioni sanitarie.
Un tema rimarcato, che può interessare anche l’odontoiatria, il sistema degli Ordini professionali, che la Commissione ritiene debba essere oggetto di una razionalizzazione e modernizzazione, a partire da:
Si auspica inoltre che gli Ordini non si limitino più a funzioni meramente burocratiche, ma assumano un ruolo attivo nella programmazione sanitaria e nella definizione dei processi assistenziali.
La Commissione ha anche evidenziato la necessità di una decisa rivalorizzazione delle professioni sanitarie, oggi messe a dura prova da condizioni di lavoro spesso difficili, livelli retributivi non competitivi e scarsissime opportunità di carriera.
Ampio spazio è riservato anche alla formazione universitaria, ritenuta oggi non pienamente adeguata alle richieste del sistema sanitario.
Altro tema che può interessare il settore odontoiatrico ed in particolare gli odontotecnici la questione delle nuove professioni sanitarie.
La Commissione riconosce il valore della procedura di riconoscimento introdotta dalla legge n. 3 del 2018, che consente di istituire nuove figure in base ai fabbisogni sanitari e sociali emergenti.
Nel documento si ricorda che la legge n. 3 del 2018 ha previsto una procedura chiara e multilivello per la creazione di nuove professioni sanitarie, su iniziativa del Ministero della Salute, delle Regioni o delle associazioni professionali. Il percorso, che culmina nella definizione dell’ordinamento universitario, richiede però pareri tecnici e accordi interistituzionali complessi.
Ad oggi, la Commissione rileva ritardi nell’attuazione di questa procedura, come nel caso del chiropratico, ancora privo di Albo e percorso formativo, e difficoltà di pieno inserimento nel SSN per nuove professioni come l’osteopata, già formalmente istituita ma ancora in attesa di completamento normativo.
Un capitolo importante del documento riguarda la creazione di nuove figure sanitarie. Viene ricordata la procedura già prevista dalla legge n. 3 del 2018, che consente l’istituzione di nuove professioni sanitarie:
Tuttavia, la Commissione sottolinea che questo meccanismo è ancora parzialmente inattuato, con ritardi significativi nell’attivazione di alcune professioni già riconosciute sulla carta. “Dalle risultanze delle audizioni dei rappresentanti delle professioni non riconosciute come sanitarie dalla legge n. 3 del 2018, ma comunque operanti nel sistema sanitario, emerge una serie di criticità connesse, a loro avviso, proprio al mancato riconoscimento delle singole professioni. In particolare, odontotecnici, ottici e optometristi hanno lamentato il fatto che la loro professione è tuttora disciplinata dal risalente decreto n. 1134 del 1928”. Per quanto riguarda gli odontotecnici il documento ricorda come “i rappresentanti degli odontotecnici hanno richiesto l’evoluzione in professione sanitaria anche in virtù delle responsabilità derivanti dal Regolamento (UE) 2017/745, che disciplina, tra l’altro, la fabbricazione di dispositivi medici su misura”.
Per gli odontotecnici erano stati sentiti i rappresentanti di ANTLO, CNA-SNO e Confartigianato Odontotecnici.
La Commissione invita dunque a semplificare e accelerare il processo di riconoscimento delle nuove figure, in modo da garantire coerenza tra l’evoluzione del lavoro sanitario e il quadro normativo di riferimento.
Odontoiatri: riforma della governance, formazione e valorizzazione della professione
Nel corso dell’indagine, la Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (FNOMCeO) ha denunciato l’uscita progressiva degli odontoiatri dal SSN, a causa di condizioni lavorative difficili, retribuzioni inadeguate, carenze di personale e distribuzione disomogenea. Ha proposto l’adozione del “governo clinico” come modello di gestione, volto a dare maggiore voce ai professionisti nell’organizzazione delle risorse sanitarie.
Accanto a FNOMCeO, la Commissione Albo Odontoiatri (CAO) ha ribadito la necessità di rafforzare il ruolo centrale del professionista odontoiatra nel percorso diagnostico e terapeutico, contrastando derive organizzative che rischiano di marginalizzarne la funzione. In particolare, ha chiesto:
Sentita anche la Conferenza dei presidenti dei corsi di laurea in odontoiatria e protesi dentaria ha fornito un contributo significativo, sottolineando la necessità di: garantire qualità e coerenza nei percorsi formativi universitari, evitare fenomeni di dequalificazione delle competenze odontoiatriche, migliorare il collegamento tra università e SSN, per favorire un inserimento più efficace dei giovani laureati ·
L’Associazione Italiana Odontoiatri (AIO) ha a sua volta sottolineato il rischio di “frammentazione della professione” e ha chiesto di salvaguardare le competenze cliniche dell’odontoiatra in un contesto in cui potrebbero emergere nuove figure professionali con ruoli incerti
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