Le reazioni al riordino del sistema
Evangelista Giovanni Mancini, rappresentante Regione Lombardia nella consulta Quota B della libera professione del fondo generale Enpam, che potremmo definire un esperto "laico" delle questioni previdenziali, ci parla, in una intervista rilasciata al Giornale dell'Odontoiatra, di che cosa potrebbe cambiare per le varie generazioni di odontoiatri.
Dottor Mancini, la riforma Enpam ha solamente soddisfatto le richieste del governo oppure porta anche benefici agli iscritti? Penalizza i giovani?
La riforma del regolamento previdenziale era un passaggio inevitabile sino dalla finanziaria del 2007 che aveva sancito il passaggio da 15 a 30 anni dell'orizzonte temporale minimo richiesto per l'equilibrio gestionale delle casse private. Il decreto di dicembre con il passaggio a 50 anni ha inasprito i requisiti chiedendo tempi rapidi di elaborazione e approvazione. L'aspetto positivo è che mai come in questi ultimi sei mesi sono state approfondite e dibattute le tematiche della previdenza. È probabilmente aumentata la consapevolezza di molti colleghi su argomenti purtroppo ostici e di difficile lettura. I vantaggi per gli iscritti sono riferibili all'aver avviato un percorso di riequilibrio dei fondi, di eliminazione di alcuni vecchi privilegi non più sostenibili.
Sapremo solo tra poche settimane se sono state pienamente soddisfatte le richieste del governo: ma aver ottenuto quest'obiettivo ha sicuramente un beneficio per tutti: il mantenimento dell'autonomia gestionale. Quanto i giovani medici e odontoiatri saranno realmente penalizzati o agevolati dipenderà molto dal quadro economico-sociale dei prossimi 50 anni: certamente il passaggio dell'aliquota di contribuzione dal 12,5 al 19,5% è un dato incontrovertibile di aggravio per i più giovani.
I contributi che verranno chiesti in più ai dentisti potranno garantire pensioni più corpose?
I maggiori contributi sono funzionali principalmente all'equilibrio dei fondi e garantiranno un indice di sostituzione, ovvero il rapporto reddito lavorativo/reddito pensionistico, poco superiore al 50%. Quindi se un collega avrà beneficiato di un reddito medio annuo di 50.000 euro potrà contare su assegno previdenziale di circa 25.000 euro lordi annui.
Quali sono gli interventi che servirebbero?
Sicuramente l'eliminazione di quella che sarà a regime una poco accettabile sperequazione tra contribuzione ridotta al 2% per i colleghi dipendenti e contribuzione ordinaria della libera professione al 19,5%, operativa a partire dal 2021.
Perché è importante la revisione dello statuto?
La revisione dovrà essere funzionale alla trasparenza e alla piena consapevolezza decisionale da parte dei veri azionisti, ovvero medici e odontoiatri. Dovrà dare rappresentanza ai giovani e non solo ai più "adulti" o addirittura pensionati, dovrà evitare pericolosi conflitti di interesse, dovrà dare un ancor più solido e autorevole ruolo ai rappresentanti della libera professione, quindi in particolare ai dentisti, che non percepiscono indennità di malattia, non gravano sulle casse statali e anzi creano con grande fatica migliaia di posti di lavoro.
Molto spesso i dentisti non si pongono il problema della pensione. Poi, però, quando è il momento si accorgono di non riuscire a mantenere il tenore di vita che avevano quando lavoravano.
Fino ad alcuni anni fa per molti dentisti era possibile, grazie alle condizioni economiche generali più favorevoli, risparmiare e spesso investire in immobili da porre a reddito, così da costituire una previdenza autonoma anche a beneficio dei propri figli. L'interesse alla previdenza era poco o nullo.
Oggi lo scenario è cambiato del tutto, anche per quanti riguarda la redditività dei beni immobiliari: e pure noi liberi professionisti siamo obbligati anno dopo anno a costituire una pensione accettabile e consona il più possibile al tenore di vita a cui ci siamo abituati durante il periodo lavorativo.
Elemento favorevole di questo scenario è senz'altro la deducibilità fiscale dei contributi previdenziali obbligatori.
Cosa consiglia ai giovani per garantirsi una pensione decorosa? Cosa possono fare i dentisti che hanno oggi 45-55 anni?
Ai più giovani posso consigliare di pensare sin dai primi anni di contribuzione a provvedere anche alla previdenza integrativa per aumentare il più possibile e precocemente consolidare il proprio assegno di quando saranno in pensione, anche se 68 anni sembrano lontanissimi.
Ai miei coetanei della fascia 45-55 anni suggerisco di valutare con il proprio commercialista l'opportu-nità di riscatto e di riallineamento e se hanno risorse economiche provvedere anche loro alla pensione integrativa.
Leggi anche l'articolo sulla Riforma dell'Enpam
GdO 2012;4:4-5
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