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30 Novembre 2006

Un giorno di ordinaria eccellenza

di A. Calatroni


Nel cuore di Bologna, la Clinica Universitaria di Scienze odontostomatologiche ora Dipartimento di scienze odontostomatologiche interpreta la sua lunga storia di eccellenza nell’assistenza odontoiatrica proiettandosi nel futuro, con le più avanzate ricerche su molti versanti delle specializzazioni. Tradizione e innovazione insieme, assistenza e sperimentazione clinica e scientifica sono le chiavi di un’affermazione che supera l’ambito nazionale e rende questa struttura un interessante punto di riferimento. Molti i fiori all’occhiello, fra i quali il Reparto di chirurgia orale, ove negli ultimi anni sono state condotte a successo particolari ricerche e sperimentazioni sulle tecniche chirurgiche e implantologiche che potrebbero portare presto al superamento di alcuni degli standard di cura fin qui ritenuti invalicabili. Il professor Carlo Prati, direttore del Dipartimento, ce ne parla con giustificato orgoglio.

Professor Prati, alcuni fra i più “sicuri” standard consolidati in chirurgia orale e implantologia stanno per lasciare il posto a nuove tecniche e nuovi protocolli clinici?

Personalmente sarei più prudente. Allo stato, posso dire che alcune esperienze, pur numerose, fatte nel nostro Reparto di chirurgia dal professor Marchetti e dal dottor Corinaldesi hanno prodotto risultati molto promettenti sul fronte dei protocolli implantari e su alcune tecniche chirurgiche. È un po’ presto, però, per dire di più: dobbiamo ancora lavorare per consolidare i risultati ottenuti, sia per quanto riguarda il numero dei casi trattati, che deve raggiungere livelli molto alti per assumere maggiore significatività statistica, sia per quanto riguarda il controllo post trattamento, che deve dirci qual è la risposta clinica e funzionale del paziente nei tempi lunghi, e qui si parla di anni, non di giorni o mesi.

Vuole dire che non si sa quale risultato avrà il paziente a distanza di anni?

No, non lavoriamo “al buio”, se è questo che intendeva. Per tutti gli interventi di chirurgia orale, e in particolare per gli interventi di implantologia, i protocolli standard assicurano già un buon livello di successo, abbiamo ormai anni di dati relativi al successo del trattamento: dopo cinque, dopo dieci anni e oltre. E sono dati percentuali, ovviamente, non troviamo sempre il cento per cento dei successi. Il lavoro del professor Marchetti sulle nuove tecniche implantologiche adattive (sono usciti studi scientifici in materia e ne ha parlato la stampa specializzata) ha proprio lo scopo di accrescere la percentuale dei successi, certamente non ridurla. E per fare questo, c’è bisogno che il tempo passi, anche se già oggi tutti i dati ricavabili nell’immediato post-intervento ci dicono che siamo in vantaggio sui protocolli standard. Questo ci fa ritenere assai probabile un esito ottimale anche a distanza di tempo.

Oltre alle tecniche implantari quali altri miglioramenti nelle tecniche chirurgiche?

Senza dubbio è molto interessante l’applicazione degli ultrasuoni per osteotomia. Un tipo di azione invasiva che presenta spesso difficoltà particolari, specie negli interventi di osteotomia in distretti anatomici innervati o delimitati da tessuti molli importanti e delicati, come le membrane del seno mascellare. Le tecnica a ultrasuoni permette infatti di praticare l’osteotomia con maggiore sicurezza, perché l’utensile agisce a percussione, sotto la spinta degli ultrasuoni, e non a taglio o rotazione. Ciò comporta una grande forza sul tessuto duro e contemporaneamente un’estrema delicatezza sul tessuto molle, che reagisce in modo elastico e non viene danneggiato.

Le nuove tecniche che voi sperimentate richiedono strumentazioni aggiuntive rispetto alla normale dotazione?

A dire il vero stiamo utilizzando strumentazioni che sono già in dotazione con il riunito, sia il micromotore implantologico - che è in realtà un micromotore unico con molte funzioni, Implantor Brushless Castellini, che viene utilizzato indifferentemente per conservativa, protesi, endodonzia e implantologia - sia il manipolo chirurgico a ultrasuoni, che si allaccia allo stesso cavo di alimentazione del normale ablatore. Abbiamo, cioè, riuniti con i quali possiamo svolgere tutte le diverse attività odontoiatriche, compresa la chirurgia e implantologia. Senza apparecchi esterni, aggiunti, ma con la possibilità di eseguire tutte le attività da un’unica postazione.

Come si riflettono le vostre ricerche sulla didattica? Bologna fa scuola?

La prima cosa che noi insegniamo agli studenti è che la ricerca è un lungo e laborioso percorso di prove e riprove. In ogni settore della scienza è così, da Galileo in poi, e l’odontoiatria non fa eccezione. Quindi anche le novità o le anticipazioni che emergono dalle nostre ricerche possono passare nella didattica ma soltanto per quello che sono, anticipazioni parziali, passi di un cammino che si annuncia lungo e non privo di ostacoli. Fermo restando il valore e la necessità di apprendere al meglio e di applicare poi con coscienza tutto quanto è stato acquisito fin qui nella storia dell’odontoiatria, e costituisce oggi scienza odontostomatologica consolidata. Questa è la scuola, ma non soltanto a Bologna. È così dappertutto si faccia e si insegni una scienza.

Mirare quindi all’eccellenza tenendo i piedi per terra?

Diciamo di sì: eccellenza nell’impegno, e anche - mi si passi un briciolo di orgoglio istituzionale - nell’appartenenza a una Clinica Universitaria che ha storia e qualità sempre riconosciute. Poi molta concretezza: per fare meglio, bisogna prima fare bene. Questo è il primo impegno che ci prendiamo e che nella nostra struttura vogliamo applicare giorno per giorno. Nell’assistenza come nella didattica e nella ricerca.

 
 

GdO 2006; 17

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