Per il prof. Gherlone, la riforma dell’accesso universitario deve puntare alla qualità formativa, anche per l’odontoiatria
Il prof. Enrico Gherlone, sentito sulla recente riforma dell’accesso ai Corsi di Laurea in Medicina e Odontoiatria, sottolinea come l’ampliamento degli accessi, pur orientato a rispondere al fabbisogno del Sistema sanitario, richieda una costante e rigorosa attenzione alla qualità della formazione pratica e clinica, soprattutto nei percorsi – come quello odontoiatrico – caratterizzati da una rilevante componente tecnico-applicativa.
Nel dibattito sulla riforma e sul ruolo delle università non statali, Gherlone richiama quello che definisce un principio “non negoziabile”: “non è solo una questione di incremento dei numeri, pur necessario, ma della capacità di garantire, contestualmente, standard formativi elevati”.
“Nel confronto pubblico sull’attuazione della riforma si è lavorato per evitare una lettura riduttiva centrata esclusivamente sui numeri”, dice. “L’attenzione è stata posta anche sui contenuti formativi, a partire dalle competenze del semestre filtro, sempre più coerenti con la professione che i candidati saranno chiamati a esercitare. La vera domanda non è soltanto quanti professionisti formare, ma quale qualità di formazione intendiamo assicurare loro”.
Secondo Gherlone, l’aumento dei posti, fondamentale in questa fase per colmare le carenze soprattutto nell’area medica, ma deve procedere parallelamente a un investimento strutturale sulla qualità della formazione. “È una sfida complessa, ma imprescindibile”.
Una linea che riguarda pienamente sia medicina sia odontoiatria, pur nel rispetto delle specificità dei due percorsi. La crescente complessità della pratica clinica richiede competenze sempre più solide e strutturate.
“La formazione non può esaurirsi nelle aule”, ribadisce il prof. Gherlone. “L’esperienza diretta, il contatto con i pazienti, la partecipazione alla vita clinica sono momenti insostituibili. Questo vale per la medicina e, per la natura stessa della professione, assume una centralità ancora più evidente nei percorsi odontoiatrici, dove la dimensione pratica rappresenta un elemento qualificante sin dalle fasi iniziali dell’attività professionale”.
Per questo, sottolinea Gherlone, è necessario potenziare la rete formativa. “Dobbiamo investire nel capitale umano delle università, ampliare e qualificare il corpo docente, rafforzare il ruolo dei tutor clinici. Allo stesso tempo, è fondamentale consolidare l’integrazione tra università e strutture sanitarie e, per quanto riguarda l’odontoiatria, sostenere le cliniche universitarie, che possono e devono rappresentare una risorsa anche per il Servizio Sanitario Nazionale. Solo così possiamo garantire esperienze cliniche autentiche e progressivamente responsabilizzanti”.
Una responsabilità resa ancora più stringente dall’introduzione della laurea abilitante. “Ogni laureato deve possedere competenze cliniche reali e verificabili. Non è una questione di maggiore severità, ma di tutela della salute pubblica. Ogni medico e ogni odontoiatra deve essere realmente pronto ad assumersi le responsabilità che la professione comporta”. In questo scenario, Gherlone richiama anche il ruolo delle università non statali, definite “una risorsa importante”, capaci di mettere in rete strutture cliniche d’eccellenza e investimenti privati trasformati in servizio pubblico per la formazione, anche in odontoiatria. Una collaborazione “non alternativa, ma complementare” rispetto al sistema degli atenei statali.
Accanto alla formazione clinica tradizionale, diventa imprescindibile investire anche nell’innovazione. “Centri di simulazione, realtà aumentata e virtuale, strumenti digitali per l’apprendimento clinico rappresentano asset fondamentali per la medicina e, in misura ancora più marcata, per l’odontoiatria”.
La direzione, conclude Gherlone, è chiara: “serve un investimento concreto e sistemico sulla rete formativa e sulla sua qualità – università, ospedali, docenti, tutor, infrastrutture – affinché operi come un sistema integrato con un unico obiettivo: prendersi cura della salute delle persone. Su questo non possono esserci compromessi”.
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