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19 Settembre 2012

Il settore ce la fa anche senza aiuti

Visto da Fuori: una riflessione sull'impatto dei tagli alla spesa pubblica

di Norberto Maccagno


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Scrivo questo Visto da Fuori a fine luglio - voi lo leggerete a settembre - in giorni in cui abbiamo la conferma che è in corso una vera e propria guerra mondiale che non si combatte con le armi ma con le carte di credito, davanti al computer, facendo Trading.
In Italia, il Parlamento è impegnato (parola forse inappropriata) ad approvare la Spending Review che poi altro non significa che ottimizzare la spesa. Per la politica: tagliare.
Una scelta corretta in un momento in cui bisogna tirare la cinghia. Il problema nasce su come questi tagli vengono decisi. Ovviamente nel modo più semplice che si possa fare: imponendo regole uguali per tutti, quello che in gergo si chiamano tagli lineari.
In un bilancio familiare i tagli lineari funzionerebbero pressappoco così.
Il capofamiglia decide di tagliare le spese del 10% in tutti i "reparti" della casa. Per esempio negli acquisti alimentari, dal punto di vista del bilancio, è indifferente che il taglio avvenga su merendine, Nutella o sfiziosità piuttosto che su pasta, carne o prodotti di prima necessità.
Così funziona nell'amministrazione pubblica, in sanità.

Un pronto soccorso odontoiatrico
L'esempio dell'ospedale Eastman di Roma è illuminante. L'Eastman è l'unico pronto soccorso odontoiatrico che c'è a Roma e forse in Italia, aperto 24 al giorno. Un ospedale che conta 27mila accessi di pronto soccorso l'anno, 2650 interventi in day surgery, 269mila prestazioni ambulatoriali, 1.269mila ricoveri ordinari, pur avendo solo 13 posti letto. E proprio i pochi posti letto hanno rischiato di farlo chiudere. Fino a qualche giorno fa, il testo in discussione della Spending Review, imponeva la chiusura degli ospedali con meno di 120 posti letto. Ma se per una branca come l'odontoiatria i posti letto non servono, perché imporre quel metro di scelta per determinare i tagli? Perché non si pone, per tutte le branche della medicina, un parametro che tiene conto dell'efficienza e dell'efficacia del servizio?
Per fare questo ci vuole tempo e dirigenti capaci e motivati. Pensate solo se questo parametro venisse applicato all'odontoiatria pubblica.

L'offerta pubblica
Vi ricordate la ricerca commissionata dall'allora ministro della Salute Livia Turco che voleva capire come era organizzata l'offerta pubblica e di quali strumenti e professionalità fosse dotata? Ricerca che aveva evidenziato, da un lato, che l'odontoiatria pubblica è più presente di quanto si pensi, dall'altro che ci sono sprechi e inefficienze non da poco.
Da quel lavoro era emerso che l'assistenza odontoiatrica del Ssn era garantita da 3457 dentisti (di cui 1094 dipendenti del Ssn, con 249 a tempo determinato, 2114 Sumaisti) e 140 igienisti dentali coadiuvati da 2743 infermieri professionali e Ota-Oss.
Questi operatori effettuavano poco più di 4 milioni di prestazioni ambulatoriali ogni anno.
Mediamente sono i dipendenti del Ssn a dedicare più tempo all'assistenza (22 ore settimanali per professionista, vale a dire 4,4 ore al giorno), seguiti dai dipendenti con contratto a tempo determinato (15 ore) e dai Sumaisti che lavorano negli ambulatori pubblici per 12 ore la settimana.
Le strutture a disposizione di dentisti e igienisti dentali sono i 367 ambulatori delle Asl, i 146 ambulatori attrezzati all'interno delle aziende ospedaliere e quelli (224) presenti nei distretti socio sanitari.
Il numero complessivo di riuniti a disposizione del personale odontoiatrico è di 2729 unità: ovvero poco più di mezzo riunito per ogni dentista che lavora nel pubblico. Ma questo non indica che ci vorrebbero più riuniti, quindi più spese, perché la ricerca evidenziava come queste strutture fossero inutilizzate e che i dentisti lavoravano in media 3,24 ore al giorno.

Opportunità mancate
Quindi tagliando un po' di collaborazioni esterne inutili e aumentando le ore di lavoro dei dipendenti si potrebbe dare un servizio di 8 ore con lo stesso numero di riuniti e con uscite minori per le risorse umane.
Terminato quel lavoro, coordinato dalla professoressa Laura Strohmenger, si sarebbe dovuto fare un ragionamento su queste questioni per poi organizzare meglio il servizio, ma nulla è stato fatto.
E sono sicuro che ci sono altri reparti della sanità pubblica organizzati allo stesso modo.
Ma si preferisce tagliare il piccolo ma indispensabile pronto soccorso in montagna.
Per quanto riguarda cose più inerenti alla vostra attività, a metà agosto dovrebbe essere approvata la riforma delle libere professioni: della proposta approvata dal Governo nulla sembra cambiare, vedremo.
Intanto il ministro della Salute Renato Balduzzi brilla per la sua latitanza sulle questioni odontoiatriche aperte, evitando persino di incontrare i rappresentanti di sindacati e ordine.
Peraltro una delegazione della Cao, nei primi giorni di luglio, forse non sapendo da chi farsi ascoltare, si è fatta ricevere dal segretario generale della presidenza della Repubblica, Donato Marra, per presentare un nuovo modello di assistenza odontoiatrica. Come se il Quirinale potesse farci qualche cosa.
Quale sia il modello presentato non siamo riusciti a saperlo: in un comunicato uscito un po' dopo l'annuncio dell'incontro, il presidente Giuseppe Renzo ha fatto trapelare che quanto presentato a Marra è "un progetto di riforma del sistema di assistenza odontoiatrica che parte dalla riforma degli esami di abilitazione, del regime autorizzativo e della lotta all'abusivismo".

L'iniziativa dell'Ordine di Bologna
Temi certamente importanti e su cui nessuno è mai riuscito a intervenire, ma che non possono certo dirsi nuovi.
Per concludere in questo elenco di notizie pre-estive evidenziamo l'iniziativa dell'Ordine di Bologna che ha deciso di fare concorrenza a Groupon e affini aprendo un portale in cui medici e dentisti potranno offrire prestazioni anche scontate e i pazienti prenotare, e pagare, direttamente dal sito. A differenza di quanto avviene nei normali siti di social shopping il messaggio sarà preventivamente vagliato dall'Ordine e il gestore del sito si terrà "solo" il 10% del costo della prestazione, invece del 50% che in media gli altri rivenditori di prestazioni chiedono al professionista.
Chissà come prenderà la cosa l'Antitrust chiamata proprio dalla Fnomceo e da Andi a giudicare i social shopping che rivendono prestazioni sanitarie?
Per ora questo è quanto: ben ritrovati sperando in un autunno migliore.
n.maccagno@d-press.it

Leggi anche:
- L'odontoiatria pubblica che funziona

 
 

GdO 2012;9:1-3

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