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10 Marzo 2008

HIV vent'anni dopo, che cosa è cambiato?

di Adamo Calatroni


Di tempo ormai ne è passato tanto. Erano i primi anni Ottanta quando l’Aids fece la sua comparsa; con una progressione inarrestabile si diffuse in tutto il pianeta colpendo milioni di persone e condizionando la vita e i comportamenti delle altre. Venne da molti chiamata la peste del secolo ma ora che il secolo è cambiato non ha cessato di colpire.
Eppure moltissime cose sono cambiate: nella conoscenza del virus che ne è la causa, nei medicinali per combatterlo, nella distribuzione geografica, nella tipologia dei soggetti colpiti.
Tanto che, nel terzo decennio dell’Aids, è certamente utile fare il punto della situazione, anche per capire come i dentisti debbano far fronte a questa patologia e, appunto, ai cambiamenti che si sono prodotti nel corso degli anni.
I contributi di molti studiosi sono stati raccolti dalla rivista "Jadc", in modo da rendere un’idea complessiva degli impatti dell’Hiv in ambito odontoiatrico; il giornale dell’Associazione dentistica canadese, prende spunto ovviamente dall’analisi epidemiologica nordamericana, ma l’Aids è una malattia globale e gran parte delle considerazioni effettuate valgono in tutto il mondo.
Il vaccino tanto sperato non c’è ancora, ma i farmaci si sono moltiplicati tanto che ora si assiste alla cronicizzazione della malattia, di cui si muore molto meno ma con cui bisogna imparare a convivere.
Rimane drammatica la realtà dell’Africa e di quelle zone del mondo dove l’accesso alle medicine non è ancora possibile per tutti, ma altrove la mortalità per Aids è crollata: in Italia si è passati dagli oltre 4.500 decessi del 1995 ai circa 200 del 2007
Proprio per l’aumentata sopravvivenza dei sieropositivi e per la minore attenzione alla prevenzione, le nuove infezioni sono sempre molto numerose e colpiscono fasce di popolazione diverse da quelle falcidiate inizialmente: molti sono i giovani, moltissime le donne e i gruppi più deboli. I farmaci presentano molti effetti collaterali, aumenta l’esposizione ad alcune patologie e altre mostrano un decorso meno favorevole per le persone sieropositive. Le manifestazioni cliniche della malattia sono diverse rispetto a quando è cominciata l’epidemia: i farmaci utilizzati possono mascherare alcuni dei sintomi noti e, a volte, ne possono introdurre altri. È importante che il dentista impari a riconoscerli, sia perché chi è sieropositivo richiede misure e trattamenti particolari sia perché, come già noto, durante la visita odontoiatrca è possibile riscontrare indizi di sieropositività in pazienti che potrebbero non essere a conoscenza del proprio stato.
Il dottor Joel B. Epstein, professore alla facoltà di Odontoiatria all’Università dell’Illinois a Chicago, ha delineato alcune questioni essenziali legate all’Hiv che interessano il contesto odontoiatrico, ma occorre in primo luogo a sgombrare il campo da alcune paure che possono tuttora insidiare i dentisti che si trovano a intervenire su pazienti sieropositivi: “la trasmissione del virus nel corso di un trattamento è poco probabile. Questo virus, per quanto pericoloso, è molto meno aggressivo di altri: la puntura accidentale con un ago infetto trasmette l’Hiv solo nello 0,3 per cento dei casi, a differenza per esempio di percentuali vicine al 30 per cento per l’epatite B. I guanti costituiscono una buona protezione: anche quando vengono perforati possono ridurre fino al 50 per cento il volume di sangue trasmesso. In ogni caso è opportuno un immediato trattamento antiretrovirale che, se effettuato entro le quattro ore dall’incidente può diminuire fino all’80 per cento le possibilità di contagio.” Raccomandazioni più dettagliate in proposito possono essere reperite all’appendice A dell’articolo, al sito www.cdaadc.ca/jcda/vol-73/issue-10/945.html.
Nel caso in cui il paziente sia consapevole della propria sieropositività e lo dichiari all’odontoiatra, è opportuno un confronto con il medico curante, per poter conoscere l’esistenza di patologie associate, con particolare attenzione a epatiti, allergie e problemi cardiaci. 
È necessario un aggiornamento continuo e, ancora una volta, va sottolineata l’importanza della collaborazione tra odontoiatria e gli altri settori della medicina.

GdO 2008; 3

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