Il caso di cronaca del dentista romano che si è rifiutato di curare un paziente sieropositivo ha riacceso il dibattito sul tema, portando la professione a interrogarsi sulla presenza, ancora oggi, di pregiudizi. Dalla CAO di Roma sono stati richiamati “i doveri deontologici e morali dei medici” e il diritto alla privacy dei pazienti, ma è stato anche ribadito che ogni studio o ambulatorio odontoiatrico deve adottare sempre e in ogni caso le misure di precauzione più idonee a garantire la salute di ogni singolo paziente e la protezione degli operatori sanitari. Ne abbiamo parlato con Davide Pugliese (nella foto), ex responsabile centro odontoiatrico di San Patrignano e oggi docente di odontoiatria di Comunità all’università di Modena, a cui abbiamo chiesto quali accorgimenti debba mettere in campo l’odontoiatra nella presa in carico di pazienti sieropositivi.
Ancora oggi c’è un pregiudizio verso le persone affette da AIDS?
La terapia antiretrovirale ha determinato condizioni di vita di normalità e piena integrazione sociale e questo dovrebbe aver messo un punto fermo rispetto alla paura del contagio. In generale, lo studio e l’ambulatorio odontoiatrico devono essere in grado di mettere in atto tutte quelle precauzioni necessarie a prevenire qualsiasi forma di contagio o di trasmissione d'infezione nella cura di qualsiasi paziente. Questo fa dire che uno studio, se rispetta le norme, sia già di per sé attrezzato a prendere in cura pazienti che possono essere affetti da Hiv come da epatite C o altro. Tanto più che il paziente non è tenuto a dichiarare nulla: è anche per questo che lo studio deve essere pronto in ogni caso.
Noto comunque che c’è la necessità di sensibilizzazione della professione verso la gestione in generale di pazienti vulnerabili, fragili. In che senso?Nella quotidianità dell’attività si tende a soffermarsi poco sulle relazioni tra salute orale e salute generale e viceversa. Il paziente fragile richiede più cautela, una visita più approfondita, insomma più tempo. Pensiamo, per esempio, ai pazienti sottoposti a terapie anticoagulanti, alle problematiche metaboliche, alle allergie, alle cardiopatie. È necessario, in questi casi, contattare il medico curante o lo specialista, ragionare insieme sulle terapie che ha in corso e sulla gestione del post intervento, su eventuali accertamenti prima e dopo l’intervento. È un approccio questo, basato sulla multidisciplinarità, che viene preso talvolta in scarsa considerazione, mentre rientra oggi, come offerta formativa delle università, già dal secondo anno accademico. Si deve capire che a questi pazienti va dedicato più tempo, d'altronde siamo medici e la nostra missione è quella di curare le persone.
C’è qualche attività clinica in ambito odontoiatrico per la quale è importante conoscere se un paziente è sieropositivo?
Ritenendo nei confronti del paziente, questa allerta, al pari di quelle sopra descritte, direi che resta valido quanto si diceva del paziente fragile. In generale, se pensiamo alle epatopatie è bene accertare il livello di funzionalità del fegato, per non sovraccaricare, dal punto di vista metabolico, un organo che è già in difficoltà. Il carico farmacologico, infatti, può inficiare una situazione che è già vulnerabile. Dall’altro, c’è l’aspetto del deficit immunitario. In questo caso, il paziente deve essere monitorato sul fronte della profilassi, per non innescare eventi acuti o aggravare situazioni croniche. È chiaro che, a fronte di una risposta più lenta, in termini di difesa e di guarigione, è bene avere cognizione dello stato generale del paziente e orientarsi verso tecniche che possano traumatizzare il meno possibile i tessuti.
Su quale aspetto della presa in carico di pazienti sieropositivi c’è maggiore carenza?
Proprio sulla interdisciplinarità, nella fase di diagnosi e in generale nella gestione del paziente. Dal punto di vista clinico, come dicevo, si deve tenere sotto controllo la salute tanto dei tessuti duri quanto dei tessuti molli, il rischio infezioni e controllo ascessi, curando e prevenendo la parodontite e le infezioni apicali. L’igiene orale è fondamentale. Stiamo parlando di pazienti immunodepressi.Poi, il resto lo fa un atteggiamento etico.
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