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16 Febbraio 2009

Protesi made in "Cina": convenienti ma pericolose

di Norberto Maccagno


In tempi di vacche magre, il made in Cina non ha più limiti e il facile guadagno mette l’etica a dura prova. Migliaia di corone in ceramica realizzate in Cina, o provenienti da altri paesi extra-comunitari, sono consegnate ogni giorno nei laboratori di protesi e negli studi dentistici francesi.
Prezzo, qualità, norme di fabbricazione, materiali, quali differenze per il consumatore, chi ci guadagna?
Queste sono alcune domande alle quali ha cercato di rispondere un’inchiesta pubblicata sulla rivista francese Capital che ha denunciato come le corone e i ponti fabbricati a est contengano alte percentuali di piombo.
La scoperta è stata fatta grazie a un test commissionato dalla rivista in cui sono state analizzate quattro corone: tre realizzate in Cina e una da un laboratorio francese. Dalle analisi è emerso che il tasso di piombo contenuto in quelle cinesi era estremamente elevato: 1.000 ppm (parti per milione) per la più contaminata delle protesi cinesi, undici volte maggiore del livello consentito per i giocattoli secondo una recente normativa europea seguita allo scandalo dei giochi-tossici.
I danni che un eventuale assorbimento di questo metallo può provocare agli ignari pazienti vanno dai problemi alle funzioni renali, all’anemia, a problemi endocrini. “Le corone non dovrebbero contenere neanche un grammo di piombo”, tuona su Capital Nicolas Thévenet, dell’Afssaps, l’Agenzia di sicurezza sanitaria nazionale. “Si tratta di un vero problema di sanità pubblica”, conferma Jean-Claude Michel della Confederazione dei sindacati odontoiatrici.
“Ma quello che è chiaro - si legge nell’articolo di Capital - è che, al di là delle virtù terapeutiche, la principale utilità delle corone sembra essere quella di permettere ai dentisti francesi di fare dei buoni affari: una corona costa ai pazienti da un minimo di 450 euro a una media di 700 e a Parigi, nei quartieri eleganti, si può arrivare a circa 1.000 euro. Anche includendo il prezzo delle cure (due ore al massimo), queste tariffe sembrano totalmente smisurate. Una corona di eccellente qualità, in un laboratorio francese, ha un costo compreso tra i 100 e i 150 euro. Per aumentare i margini di guadagno molti professionisti non esitano a rifornirsi all’estero, spesso in Cina, ma anche in Madagascar, in Thailandia o in Marocco dove i prezzi sono imbattibili aggirandosi intorno ai 29 euro.” Queste corone low-cost rappresentano ormai il 30 per cento del mercato francese - dichiara a Capital Maurice Dauvois, presidente dell’Unione nazionale protesisti  dentali - e contrariamente a quello che si può credere, non sono riservate esclusivamente a pazienti della Cmu (Coverture maladie universelle - l’assicurazione di base per le fasce deboli). “Si possono trovare a 1.500 euro negli studi alla moda”, assicura Alain Guillame, della rivista Tecnologie dentarie al mensile. “In generale gli studi si guardano bene dall’informare i loro pazienti sull’origine delle protesi (nel caso la conoscano) e di verificare la loro composizione. Il tutto in barba a una direttiva europea che impone la tracciabilità dei dispositivi medici e il problema ancora più grande è quello che nessuna autorità pubblica controlla mettendo a rischio la salute dei cittadini”.

 
 

GdO 2009; 1

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