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31 Ottobre 2014

Via libera al Decreto Semplificazioni, i dentisti rischiano di vedersi complicata la gestione delle fatture


Semaforo verde del Governo al decreto Semplificazioni, approvato in via definitiva, ieri 30 ottobre durante la riunione del Consiglio dei Ministri.
Il provvedimento, informa una nota di Palazzo Chigi, contiene, tra l'altro, "l'introduzione della dichiarazione dei redditi precompilata per lavoratori dipendenti e pensionati e numerose misure di semplificazione e snellimento di adempimenti relativi alle persone fisiche, alle società e ai rimborsi fiscali, oltre alla eliminazione di adempimenti superflui".

Ma se per i cittadini che nel 2015 saranno destinatari della dichiarazione dei redditi precompilata si annunciano possibili vantaggi in termini di semplificazione, lo stesso provvedimento rischia di appesantire il carico burocratico per altre categorie, per esempio i dentisti.
Stando alle anticipazioni di stampa, entro il 15 di aprile del 2015 e poi negli anni successivi l'Agenzia delle Entrate, sulla base delle informazioni disponibili dall'Anagrafe tributaria, trasmetterà ai soggetti interessati il modello del 730 già precompilato, comprese le detrazioni possibili. Il contribuente potrà, comunque, modificarlo.
Dal 2016 alle detrazioni già indicate si aggiungeranno quelle sanitarie.

E qui nascono i problemi per i dentisti ed i medici.

Infatti il decreto prevede che i dati sulle detrazioni fiscali per le spese sanitarie vengano rilevate dal Sistema Tessera Sanitaria, quello che oggi permette al farmacista (per fare un esempio) di rilasciare lo scontrino fiscale già valido per la detrazione utilizzando il codice a barre posto sulla tessera sanitaria dell'assistito.

Quindi, come recita il decreto, "dal 2016 medici, odontoiatri, aziende sanitarie locali e ospedaliere, istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, policlinici universitari, farmacie, presidi di specialistica ambulatoriale, altri presidi e strutture sanitarie dovranno trasmettere al Sistema Tessera Sanitaria i dati relativi alle spese mediche, di assistenza specifica e alle spese sanitarie che danno diritto a deduzioni dal reddito o detrazioni dall'imposta, ai fini della loro messa a disposizione dell'Agenzia delle Entrate".
Certamente nei prossimi mesi saranno emanati chiarimenti che specificheranno come interpretare la norma, ma la cosa ha già allarmato ANDI e la CAO nazionale che già a settembre, quando la bozza del decreto venne inviato alle Commissioni competenti per il vaglio, avevano sottolineato le criticità verso il provvedimento.

"Il rischio -spiega il presidente ANDI Gianfranco Prada- è quello che venga imposto anche al singolo professionista iscritto all'Ordine dei Medici ed Odontoiatri di dotarsi di una serie di strumenti che possano dialogare con il sistema Tessera Sanitaria".
"In attesa di analizzare il documento definito - continua- ci stiamo comunque attivando per evitare che venga introdotto questo nuovo obbligo che colpisce i medici e gli odontoiatri, in quanto si tratta di una duplicazione di adempimenti che comporta ulteriore burocrazia, costi e tempo da dedicare ad aspetti non clinici della nostra professione. L'amministrazione finanziaria conosce esattamente quanto viene da noi fatturato ai singoli pazienti a seguito dell'invio annuale dello "spesometro".

Sulla stessa linea il presidente CAO Giuseppe Renzo che in una nota trasmessa il 30 settembre al presidente Prada condivideva le preoccupazioni del sindacato per un aggravarsi della burocrazia nello studio.

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