Dal semplice dato anamnestico alla possibilità di intervenire: il valore del monitoraggio oggettivo del russamento
Il russamento è un fenomeno estremamente comune e spesso sottovalutato, che può avere un impatto significativo sulla qualità della vita, disturbando il sonno del paziente e del partner (1). Nella pratica odontoiatrica può emergere già in anamnesi, ma si tratta di un’informazione prevalentemente soggettiva e difficilmente quantificabile: la possibilità di affiancare al dato anamnestico una rilevazione oggettiva consente di ottenere informazioni concrete su intensità, durata e distribuzione del russamento nell’arco della notte, oltre che sulla sua eventuale relazione con la posizione assunta dal paziente durante il sonno (2). La disponibilità in studio di uno strumento dedicato alla rilevazione del russamento offre quindi la possibilità di trasformare una percezione soggettiva in un’informazione misurabile, ripetibile e confrontabile nel tempo. Si tratta di un approccio semplice e facilmente integrabile nel percorso odontoiatrico, che consente di raccogliere informazioni utili già nella fase iniziale e di mantenerle come riferimento per valutare la risposta a un’eventuale terapia. I due casi descritti ne mostrano bene la versatilità: nel primo, la rilevazione ha evidenziato una marcata componente posizionale, permettendo di utilizzare successivamente lo stesso strumento per impostare una terapia; nel secondo, ha consentito di verificare la scarsa risposta all’approccio posizionale e di orientare il percorso verso un dispositivo di avanzamento mandibolare, mantenendo poi il dissuasore come supporto per seguire l’andamento del trattamento. La possibilità di trasformare un semplice dato anamnestico in un’informazione misurabile e confrontabile nel tempo può quindi rappresentare un valore aggiunto nella pratica quotidiana, con un intento concreto: migliorare il riposo e la qualità della vita del paziente e di chi gli dorme accanto.
Caso 1
Un paziente di 65 anni si presenta per una prima visita odontoiatrica. Nel corso dell’anamnesi emerge la presenza, riferita dalla moglie, di un russamento costante da circa due anni. Considerato che dietro un semplice russamento può celarsi un disturbo respiratorio del sonno, viene proposta l’esecuzione di un esame poligrafico per verificare l’eventuale presenza di apnee notturne. La possibilità di disporre del dissuasore di posizione NIGHTSHIFT direttamente in studio consente, già in occasione della prima visita, di affiancare alla valutazione anamnestica una rilevazione delle caratteristiche del russamento nel corso della notte. In questa fase il dispositivo viene utilizzato esclusivamente per raccogliere dati, senza impostare alcuna terapia posizionale. Il paziente lo utilizza per circa tre settimane, permettendo di acquisire informazioni relative al russamento in diverse notti e di valutarne la relazione con le differenti posizioni assunte durante il sonno. L’analisi dei report evidenzia che il russamento si concentra prevalentemente durante il periodo trascorso in posizione supina.
Nel report giornaliero si vede un russamento particolarmente elevato in corrispondenza della posizione supina (caratterizzata dalle bande di colore grigio). In basso a destra si può vedere come la percentuale di russamento sia decisamente più alta in posizione supina (25%) rispetto alle altre posizioni (0.4%).Il dato viene successivamente confermato dall’esame poligrafico che documenta anche un’OSAS di grado lieve (AHI ostruttivo: 8,9) caratterizzata da una significativa componente posizionale (AHI sup: 23,2), con una percentuale di tempo passato in posizione supina pari al 37% della notte, come si può vedere dall’estratto della poligrafia del paziente riportato di seguito.
A questo punto, lo stesso dispositivo utilizzato inizialmente per caratterizzare il russamento diventa uno strumento terapeutico: considerata infatti la marcata componente posizionale, si decide di attivare il dissuasore NIGHTSHIFT (dispositivo a collare che fornisce un segnale di feedback a livello del collo) col fine di ridurre il tempo trascorso dal paziente in posizione supina e, di conseguenza, intervenire sia sul russamento sia sugli eventi apnoici di tipo ostruttivo (2,3,4). La scelta della terapia posizionale si inserisce inoltre in maniera particolarmente favorevole nel percorso odontoiatrico del paziente che, dovendo completare una riabilitazione implanto-protesica, avrebbe effettuato vari controlli nei mesi successivi. Questa circostanza ha permesso di seguire nel tempo la risposta al trattamento, valutandone progressivamente l’andamento e l’aderenza. La risposta alla terapia è risultata positiva: fin dalle prime rilevazioni si è osservato un azzeramento del tempo passato dal paziente in posizione supina, una drastica riduzione del russamento, dato confermato anche dalla poligrafia di controllo (effettuata indossando il dissuasore) che ha evidenziato inoltre un’importante riduzione delle apnee ostruttive.
Nel report annuale si osserva che il paziente utilizza il dispositivo con regolarità, praticamente ogni notte e per l’intera durata del sonno, senza più assumere la posizione supina e con un sostanziale azzeramento del russamento.
Completate le cure odontoiatriche, si è scelto di proseguire con la terapia posizionale che a 18 mesi di follow-up si è dimostrata efficace nel:
Confronto tra la componente ostruttiva (apnee e ipopnee/h) della poligrafia basale e quella di controllo col dissuasore di posizione applicato, a dimostrazione che la modifica della posizione ha determinato anche una netta riduzione delle apnee.Uno dei principali vantaggi di questi dispositivi è la possibilità di valutare nel tempo sia l’aderenza sia l’efficacia della terapia, verificandone rapidamente l’andamento. Nella fattispecie, considerato che il paziente presenta un’OSAS di grado lieve e che la funzione masticatoria è stata adeguatamente riabilitata, qualora in futuro si dovesse osservare una riduzione dell’aderenza o un peggioramento dell’efficacia della terapia posizionale, sarà comunque possibile rivalutare l’approccio terapeutico e ricorrere a un dispositivo di avanzamento mandibolare (MAD) (5). La gestione, in concomitanza con l’iter odontoiatrico, di una problematica che ha un impatto così significativo sulla qualità del sonno e della vita ha rappresentato un importante valore aggiunto anche nella relazione con il paziente: la possibilità di affrontare e monitorare nel tempo, attraverso un dispositivo semplice e facilmente utilizzabile come NIGHTSHIFT, un disturbo che coinvolge non solo il paziente, ma anche chi gli dorme accanto, ha contribuito a rafforzare il rapporto di fiducia e a trasmettere un’attenzione che va oltre gli aspetti strettamente odontoiatrici.
Caso 2
Un paziente di 59 anni si presenta in studio per trattare un russamento particolarmente intenso. Come per il caso precedente, è sempre opportuno identificare l’eventuale presenza di apnee ostruttive attraverso una poligrafia: l’esame ha evidenziato un AHI di 14, con gli eventi respiratori che si manifestano esclusivamente in posizione supina, posizione nella quale il paziente trascorre oltre il 90% della notte.
In una prima fase, si forniscono al paziente indicazioni sull’igiene del sonno (6) e si suggerisce una valutazione nutrizionale finalizzata alla gestione del peso, considerato un BMI di 28. Vista l’importante componente posizionale emersa dalla poligrafia, si decide di intraprendere un primo approccio terapeutico utilizzando il dissuasore NIGHTSHIFT: l’attivazione del dispositivo consente di valutare, già dalle prime notti, la capacità del paziente di modificare la propria posizione, fornendo così un’indicazione preliminare sulla possibilità di proseguire con questo tipo di trattamento. Il paziente riferisce di non percepire il segnale del dissuasore e, soprattutto, viene verificato che non modifica la propria posizione durante la notte: la terapia posizionale viene pertanto ritenuta non adeguata. Le caratteristiche del paziente lo rendono tuttavia un candidato idoneo al trattamento mediante dispositivo di avanzamento mandibolare (MAD), e viene utilizzato un NARVAL FULL COVERAGE.
Come illustrato nelle immagini, al termine della titolazione del MAD (8 mm sui 12 disponibili), viene nuovamente associato il dissuasore di posizione, utilizzandolo come strumento di monitoraggio con la finalità di confrontare il russamento prima e dopo il trattamento e ottenere un’indicazione oggettiva dell’efficacia della terapia su questo parametro. Nel confronto tra le due registrazioni, il russamento complessivo nell’arco della notte passa dal 72% al 16% del tempo di registrazione, mentre quello rilevato in posizione supina si riduce dal 100% al 21%: la riduzione risulta quindi particolarmente evidente considerando anche che la percentuale di tempo trascorso in questa posizione è simile nelle due registrazioni (71% nella prima, 77% nella seconda).
La significativa riduzione del russamento osservata rappresenta un’indicazione preliminare di una buona risposta al trattamento, che viene successivamente confermata dalla poligrafia di controllo: l’esame documenta un sostanziale miglioramento sia dell’AHI passato da 14 a 2, sia dei principali parametri legati all’ossigenazione. Anche il russamento risulta significativamente ridotto, passando dal 42% della poligrafia basale all’11% del controllo. Il paziente manifesta una grande soddisfazione per il risultato ottenuto e, considerata la sostanziale normalizzazione della respirazione notturna, si decide di mantenere l’attuale titolazione del MAD: qualora in futuro si ritenesse necessario ottenere un ulteriore miglioramento del russamento, sarà comunque possibile valutare un avanzamento del dispositivo. Per quanto riguarda l’aspetto nutrizionale, il paziente non solo non ha perso peso, ma ha registrato un lieve aumento ponderale. Poiché i dispositivi di avanzamento mandibolare risultano generalmente più efficaci nei pazienti con un BMI basso, è fondamentale informare il paziente che l’aumento di peso corporeo rappresenta uno dei fattori che possono influenzare negativamente il successo della terapia nel lungo termine (7).
Considerazioni finali
I due casi mostrano come la disponibilità di uno strumento semplice e immediatamente utilizzabile possa facilitare l’integrazione della medicina del sonno nella pratica odontoiatrica quotidiana. Il valore del dispositivo non risiede infatti esclusivamente nella possibilità di utilizzarlo come strumento per la terapia posizionale, ma soprattutto nella sua versatilità lungo le diverse fasi del percorso clinico. Nelle prime valutazioni può essere impiegato per caratterizzare oggettivamente il russamento e individuarne la componente posizionale, associando al semplice dato anamnestico informazioni utili che aiutano a orientare il successivo iter diagnostico e terapeutico. Il secondo caso evidenzia un ulteriore elemento di interesse: anche quando la terapia posizionale non risulta efficace o adeguata, il dissuasore mantiene la propria utilità: può infatti essere utilizzato per il monitoraggio del russamento durante o al termine della titolazione del MAD, fornendo un riscontro rapido sull’andamento della terapia, prima della conferma mediante poligrafia e che ci può aiutare nell’identificazione dell’avanzamento minimo efficace. La possibilità di utilizzare lo stesso dispositivo in momenti diversi del percorso clinico, dalla caratterizzazione iniziale del russamento alla valutazione preliminare della risposta terapeutica, ne fa quindi uno strumento facilmente integrabile nel contesto odontoiatrico, contribuendo a rendere più strutturato l’approccio alla medicina del sonno e, al contempo, a favorire una visione più ampia e completa del paziente.
Bibliografia
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