Un altro finto dentista cinese è stato scoperto a Prato, cittadina toscana che con il 20% di residenti è la terza città europea che accoglie il più alto numero di cittadini cinesi. Stando alle cronache questa volta è stata la polizia municipale a scoprire lo studio abusivo nel cuore della Chinatown pratese ed il finto dentista, un uomo di 55 anni. La stampa informa che lo stesso locale era stato sequestrato circa tre anni fa, che lo studio era allestito nella cucina di un alloggio, la poltrona era il sedile di un'auto e per illuminare la bocca dei pazienti veniva usata una piantana. I prodotti e le attrezzature utilizzati per la cura provenivano prevalentemente dalla Cina.
Ovviamente il finto dentista è stato denunciato ed il locale sequestrato.
Fino a questo punto la notizia non è molto diversa dalle tante che settimanalmente anche Odontoiatria33 riporta: illegalità, situazioni igieniche carenti, qualcuno che vuole lucrare sulle necessità altrui. La scorsa settimana avevamo dato notizia di un caso analogo sempre a Prato che ha coinvolto un altro cittadino cinese che lavorava in uno studio dalla situazione igienica precaria. Nello stesso giorno un finto dentista italiano veniva denunciato in provincia di Novara, in questo caso il riunito sembra che ci fosse, ma il locale non aveva acqua corrente e servizi igienici.
Leggendo queste cronache ci si chiede come alcune persone possano accettare di farsi curare in ambienti simili, ma alla fine giustifichiamo: in fondo cercano cure a basso costo.
Poi, per raccontare il caso di Prato, il quotidiano La Nazione pubblica anche le foto del locale dove i pazienti cinesi venivano curati, ed allora la prospettiva cambia, la forza delle immagini dà il vero senso alla notizia. Guardando le foto del locale non si pensa più ad una persona che cerca di risparmiare, si percepisce la disperazione di chi non ha alternative, o pensa di non averle.
Guardando quelle foto mi è tornata alla mente l’immagine di una piccola tenda da campeggio che per tutto l’inverno del 2017 mi si presentava davanti quando affrontavo la curva uscendo dalla tangenziale di Milano allo svicolo per raggiungere il parcheggio di Famagosta. E tute le volte pensavo alla disperazione di una persona che come unica alternativa aveva quella di vivere, in mezzo al fango, alla neve, al gelo, in una tenda sotto un raccordo autostradale. Certamente stiamo parlando di persone che probabilmente faticano a capire la nostra lingua, magari che hanno problemi di documenti, o pensano di averli, che potrebbero rivolgersi a centri di assistenza ma non sanno come fare, hanno paura di farlo visto che su questi temi, spesso, parte della cosiddetta società civile, di civile sembra aver ben poco. Ovviamente si può pensare che questi sono casi limite, anche se più frequenti di quanto sembra, ma se poi parliamo con i volontari che gestiscono i tantissimi centri di assistenza sociale che offrono anche cure odontoiatriche, ci sentiamo raccontare che oggi sono più italiani di stranieri a chiedere aiuto, a presentarsi per cercare di ottenere le cure che il pubblico non offre e che non possono permettersi dal privato.
Questo fine settimana la CAO nazionale si è riunita a San Patrignano. Venerdì mi ha chiamato una persona che aveva letto la notizia e voleva condividere qualche considerazione sul tema trattao in Assemblea: le linee guida sulla pubblicità. Poi mi ha chiesto come mai avessero scelto di riunirsi nella comunità fondata da Muccioli. Domanda che mi ha stupito perché credevo che la storia di quel Centro dal punto di vista odontoiatrico fosse molto nota nel settore, fosse patrimonio del settore. Invece fortunatamente anche nel "dentale" arrivano le nuove generazioni, le “facce nuove”, ed il mio interlocutore è uno di questi e della storia di quel Centro non ne aveva sentito mai parlare.
Ed allora ho raccontato della mia prima visita a San Patrignano (credo quasi vent’anni fa, in tutto penso di esserci stato 7-8 volte ed ogni volta è stata un’esperienza umana incredibile). Un centro per l’assistenza odontoiatrica nato grazie alla collaborazione di alcuni odontoiatri della zona e degli Amici di Brugg con l’obbiettivo di insegnare un lavoro (l’odontotecnica) ai ragazzi ospiti oltre a dare un’assistenza odontoiatrica a tutti gli ospiti.
Durante la mia prima visita, Davide Pugliese (l'allora giovane odontoiatria che coordinava il centro) mi spiegò che l’importanza di curare questi ragazzi, in particolare dal puto di vista protesico, non era solo per ridare la possibilità di mangiare, ma di stare con gli altri. Mi disse che il primo passo per aiutarli ad uscire dalla dipendenza della droga è quello di aiutarli a stare in gruppo. Ridargli un sorriso gli permetteva di non sentirsi a disagio in mezzo agli altri, perchè essere senza denti, mi ha detto Davide, porta a vergognarsi ed isolarsi.
Quella telefonata mi ha fatto ricordare il fine della Comunità che stava ospitando i presidenti CAO, di quel progetto nato decenni fa, e mi ha anche fatto vedere gli importanti e cogenti temi toccati nell’Assemblea CAO da un altro punto di vista. Mi sono accorto che il fine odontoiatrico di San Patrignano non trova quasi mai posto nelle Assemblee politiche di Ordine e Sindacati, ma neppure su Odontoiatria33. E quando viene trattato lo si fa come singolo problema e non come l'insieme dei problemi del settore da risolvere.
Certo le norme per tutarle i pazienti dai rischi che la mercificazione della professione porta, quelli della pubblicità, i doveri del direttore sanitario, i terzi paganti sono importanti. Ma perché in questo paese dobbiamo sempre dare per scontato che l’odontoiatria sociale sia solo volontariato, sia un problema slegato dagli altri, che il SSN e l'odontoiatria siano due mondi separati che non si incontrano? Sia un elenco di prestazioni nei Lea, di fatto applicate in alcune Regioni ed accessibili a pochissime persone perché i paletti sui redditi, sulla situazione clinica, sull’età e soprattutto i tempi di attesa, ne impediscono l’accesso oramai a quasi tutti.
Certo ci sono i problemi legati ai finanziamenti del SSN, all’organizzazione e tutte le altre questioni che ogni volta che si affronta l’argomento vengono sottolineate. Ma non è proprio possibile individuare un modello sostenibile di odontoiatria che possa dare le risposte necessarie certamente a quelli in difficoltà ma consenta anche ai professionisti di svolgere il proprio lavoro con soddisfazione, agli imprenditori di sostenere il lavoro serio degli odontoiatri, ai pazienti di accedere nonostante i bilanci familiari ridotti dalla crisi? Non sarebbe il momento di riunire intorno ad un tavolo i Ministeri competenti (Welfare e Salute tra tutti), le Regioni, le Istituzioni odontoiatriche (CAO ed Università), i rappresentanti sindacali dei dentisti, delle altre professionalità del settore, delle strutture odontoiatriche, i referenti dei cittadini, il volontariato odontoiatrico, le società scientifiche, assicurazioni, fondi, l’industria di settore, per discutere non tanto sui muri da alzare ma sulle porte che bisonga aprire, provando ad ipotizzabile un modello di odontoiatria sostenibile e gestibile che interessi tutte le parti in causa.
Io credo di si e per essere concreto ipotizzo anche una data per farlo: settembre 2019, magari a Roma in qualche luogo simbolo della Politica. Come Odontoiatria33, attraverso il nostro Editore Edra, siamo pronti ad aiutare ad organizzare l’evento in modo che tutti si sentano a casa loro e non ospiti di qualcuno che è parte in causa, organizzandolo come osservatori imparziali, dando visibilità e voce a quanto tutti i soggetti presenti decideranno di proporre per fare funzionare un sistema che possa fare sorridere tutti coloro che vivono nel nostro paese e che lavorano nel settore. C'è qualcuno disposto a sedersi introno a questo tavolo?
Photo credit: La Nazione
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