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19 Settembre 2025

Abusivismo, ma è ancora un problema e poi, il paziente è il danneggiato o complice?

di Norberto Maccagno


paziente profeessionisti

Compra una maglietta ispirata al film Monsters & Co. e una confezione di fermagli per capelli ispirati a Inside Out su un noto sito “cinese”. Ma invece del pacchetto contenente gli oggetti, riceve un verbale dell’Agenzia delle Dogane con una sanzione di 618 euro.
Considerata la particolare provenienza, la qualità della merce, il tipo di confezionamento – spiegano dall’Agenzia delle Dogane alla stampa – si è proceduto a richiedere l’intervento dello studio Spheriens Avvocati, consulenti della Disney Enterprises Inc. per i diritti di proprietà intellettuale interessati, al fine di ottenere una perizia tecnica sulla natura genuina o contraffatta della merce esaminata”. La perizia ha confermato che si trattava di prodotti contraffatti. Da qui il verbale, che ha sanzionato l’acquirente, considerato come importatore della merce e quindi responsabile della violazione delle norme in materia di proprietà industriale e diritto d’autore.

Mi è tornata in mente questa vicenda mentre scrivevo il pezzo sul report FDI sull’abusivismo odontoiatrico pubblicato ieri da Odontoiatria33.

Se il cittadino che ha acquistato i prodotti contraffatti è stato ritenuto responsabile perché “non poteva non sapere” che stava comprando dei falsi, la stessa logica non potrebbe essere applicata anche ai pazienti che si rivolgono ai finti dentisti?

Ovviamente la mia è una provocazione. Oggettivamente, in passato, il paziente poteva avere una certa responsabilità: dal finto dentista ci andava molto spesso di proposito.

In Italia oggi il fenomeno dell’abusivismo è cambiato radicalmenteoltre che ridimensionato rispetto a quello dilagante negli anni ’80 e ’90, quando il finto dentista operava in studi propri, più o meno “coperti” da fedeli prestanome.

FDI definisce l’esercizio illegale della professione odontoiatrica come “la fornitura di servizi odontoiatrici da parte di soggetti non registrati o non autorizzati da un’autorità competente. Ciò include professionisti non qualificati, coloro le cui licenze sono scadute, e coloro che esercitano al di fuori del loro ambito approvato o che utilizzano falsamente titoli professionali”.

Negli anni ’80 il titolo “usurpabile” era quello del laureato in medicina che faceva il dentista (prima dell’introduzione della laurea in odontoiatria). Oggi, invece, i titoli professionali che definiscono con chiarezza chi può fare cosa all’interno del team odontoiatrico sono molti: odontoiatra, igienista dentale, ASO, odontotecnico.

Quindi, oggi, l’abusivo non è più (solo) chi esercita la professione di dentista senza laurea e iscrizione all’Ordine, ma anche chi, senza i titoli necessari, svolge compiti specifici delle altre professioni regolamentate che operano nel settore dentale.

Tornando alla domanda provocatoria di questo Di Sera: il paziente può essere ritenuto responsabile? La risposta non può che essere no. Anche perché oggi gli studi sono sempre più grandi, con molte professionalità interne, e spesso il paziente non riesce a capire chi fa cosa, né è preparato per farlo.

Dal mio punto di vista, la novità che il report FDI porta sul tema dell’abusivismo odontoiatrico è che la pratica illegale non viene più vista come un reato, pur invocando leggi più severe, ma come un fenomeno.

Un fenomeno alimentato (e forse anche giustificato) dalla difficoltà di accesso alle cure, dovuta ai costi e alla carenza di professionisti (non certo in Italia, dove ormai siamo al “dentista condominiale”).

La soluzione proposta da FDI – facilitare l’accesso alle cure – è perfetta. Faccio un esempio banale: hanno smesso di rubare le autoradio (perché c’era chi le comprava) quando sono diventate di serie su tutte le automobili.Quindi FDI dice: permetti a tutti di accedere alle cure, più o meno gratuitamente, e nessuno andrà dal finto dentista, né all’estero.

Ma quanti Stati possono permetterselo?

In Italia l’abusivismo è sempre stato (giustamente) visto come una questione da reprimere legalmente, e ci sono voluti decenni per ottenere un inasprimento delle pene: oggi il reato è punito con sanzioni economiche pesanti, pene penali, fino alla confisca dello studio e delle attrezzature.

Ma, come scrivevo, la mia impressione è che il periodo del finto dentista autonomo sia fortunatamente superato. Lo indica la cronaca.

Quindi l’abusivismo potrebbe essere relegato a problema secondario del settore? Se lo consideriamo come fenomeno che sottrae lavoro ai dentisti, direi di sì.
Se invece lo intendiamo come pratiche svolte da chi non ha la qualifica adeguata (odontoiatra, igienista dentale, ASO, odontotecnico), allora no. E credo che la digitalizzazione e l’avvento dell’IA faranno crescere ancora di più questo fenomeno, sempre più difficile da individuare e punire come reato. Ne avevo parlato qui.

Come, d’altronde, capita con le magliette e le borse griffate, uno su mille viene sanzionato ed i siti di vendita di materiale “tarocco”, aumentano e vendono anche le protesi.   


Nota: immagine generata con IA

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