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21 Marzo 2021

Decreto Sostegni: mancette a tutti ed una pacca sulla spalla ai furbetti

di Norberto Maccagno


La politica è anche questione di prese di posizione, segnali, oltre che decisioni giuste ed eque.
C’era molta attesa per il primo provvedimento del Governo Draghi, e non solo per le norme contenute in tema di aiuti economici, ma perchè molti chiedevano un segno di discontinuità dal Governo Conte.
Discontinuità che non sembra esserci stata, forse perché questa è l’unica strada ad oggi percorribile con le nostre finanze, come ha spiegato Draghi. Ed allora gli aiuti messi in campo con il decreto Sostegni continuano ad essere mancette come i Ristori del precedente Governo: chi ha avuto un calo di fatturato del 30% percepirà il 5-4% di quanto perso rispetto all’anno precedente. A questo link abbiamo sintetizzato gli interventi di possibile interesse per il settore.

Certo ora sono a disposizione di tutti, e non solo a chi apparteneva ad un elenco di codici Ateco, non vengono più fatte distinzioni tra tipologie d’imprese, autonomi e professionisti, ma alla fine sono sempre, solo, qualche migliaio di euro che, per chi ha lavoricchiato è un qualche cosa in più mentre per chi da un anno fatica a lavorare o non lavora, aiuta ma non risolve. Ovviamente tutto è sempre meglio di niente.  

Un Decreto che comunque ha stanziato 32 miliardi extra debito, che si aggiungono a quelli che hanno finanziato i Ristori del Governo Conte, incrementando il nostro debito pubblico. Debito che prima o poi lo Stato chiederà agli italiani di restituire, ed ovviamente lo chiederà agli italiani che le tasse le pagano, gli stessi che pagano anche sanzioni e multe quando dovute.  

E proprio verso questi italiani rispettosi delle regole e dello Stato, il decreto Sostegni li umilia dando una bella pacca sulla spalla ai furbetti, approvando un bel condono.  

E mi riferisco alla norma che prevede pace fiscale e rottamazione delle cartelle esattoriali fino a 5 mila euro per chi ha un reddito inferiore ai 30 mila euro. Per dare l’idea della possibile platea: il reddito medio degli italiani è di 21mila euro circa, il 44% dichiara meno di 15mila euro, il 17% dichiara più di 35mila euro l’anno. E vedremo dopo il passaggio in Parlamento se le maglie del condono si allargheranno ulteriormente, come già il Centrodestra avrebbe voluto.  

Il primo dubbio è perché questo condono deve stare in un provvedimento sugli aiuti per le problematiche create dal Covid, visto che si sana la posizione dei furbetti dal 2000 al 2010.

  A cercare di bilanciare il condono, la promessa di una riforma del sistema di riscossione che in questi venti anni è riuscito ad accumulare milioni di cartelle per oltre il 90% inesigibili. 
Certamente un sistema di riscossione efficace serve, ma servono anche cittadini che abbiano nel loro DNA il senso civico del rispetto non solo dello Stato ma anche delle regole. Ma questo provvedimento, come i tanti che negli anni lo hanno preceduto, invece rafforza in chi ha sempre pagato la sensazione di essere stato un “fesso” a farlo.  

Non metto in dubbio che possa esserci una evasione di necessità, persone che hanno difficoltà a pagare le multe, ma sono sempre multe. Se non commetti infrazioni non devi pagare. Se non passi col rosso, rispetti i limiti di velocità, se non parcheggi sulle strisce o sul marciapiede creando disagi alla mamma con il passeggino oppure al signore in sedia a rotelle, la multa non la devi pagare perché non la prendi.   Ci sono persone che per problemi economici non riescono a pagare la tassa sui rifiuti, il bollo dell’auto, altre tasse? Allora si studi un sistema che escluda dal pagamento, ancora di più di quanto già avviene, le fasce di popolazione economicamente deboli. Sono regole ingiuste quelle che portano alla sanzione? Si cambino le regole.  

Con questi condoni, invece, si premia solo chi ha fatto il furbo e che per 20 anni ha continuato ad ignorare i solleciti dello Stato che gli chiedeva conto di una mancanza.  

No ai multati a vita” sostengono i politici che chiedevano il condono. Ma le multe derivano da comportamenti non corretti, dal mancato rispetto delle regole.

Perché si deve premiare chi non si è comportato correttamente contravvenendo non solo alle regole del gioco ma anche infischiandosi delle sanzioni, dei solleciti, delle scadenze?  
Come si deve sentire chi invece quelle multe, quelle cartelle esattoriali le ha pagate togliendo risorse economiche dalle proprie imprese, dal proprio stipendio, facendo rinunce, magari anche facendo debiti?  

Con questo provvedimento si premia l’atteggiamento dell’inquilino che lascia l’appartamento e non paga le ultime rate delle spese di condominio o dell’affitto e quando voi le esigete vi dice: “fammi causa”, sapendo che non lo farete perché anti economico grazie ad una giustizia civile inefficiente. Stesso pensiero che fa il vostro paziente a cui state dietro da mesi per farvi pagare la seduta di igiene da 100 euro.   L’ennesimo condono promosso da un Governo non fa altro che confermare alle persone con quella mentalità che fanno bene e che tutti gli altri, ligi nel pagare, sono dei “polli”.  

La vera emergenza del nostro Paese è la mancanza del senso civico, del rispetto delle regole e del bene comune.  

Ecco, con quel gesto anche il Governo Draghi ha legittimato il vostro paziente a non pagarvi quell’igiene, perché il messaggio che passa non è che non conviene pretendere quanto dovuto, ma alla fine non conviene pagare quanto si deve. Unica nota positiva del presidente Draghi, il fatto di aver ammesso, senza giri di parole, che questo è un condono.  

Anche la motivazione del provvedimento -sono pendenze vecchie che lo Stato non riesce a riscuotere (sarebbero 16 milioni di cartelle), il sistema è da riorganizzare- sembra più una scusa per rendere meno amaro il premio dato ai tenaci evasori, che un reale impegno a cambiare.   Lo dicevo prima, la politica è soprattutto una questione di segnali.  

Nel suo discorso d’insediamento il presidente Draghi -complimenti al giornalista di Repubblica che ne ha chiesto conto durante la conferenza stampa del Decreto Sostegni- aveva indicato come una delle priorità del suo mandato la lotta all’evasione.
Questo condono è il segnale che i fatti sono diversi dalle parole.
Certo, come scrivevano ieri molti quotidiani, sarà stata anche una necessità dettata dal dover accontentare una parte politica della sua “variegata” maggioranza, ma la questione di fondo rimane.  

Il colpo di spugna non fa ordine in un sistema che non funziona, nasconde solo la polvere sotto il tappeto, sapendo che tanto sarà sempre quella parte di cittadini onesti e rispettosi delle regole che poi, si dovrà fare carico di alzare il tappeto e pulire.    

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