Diciamo che la costante che ha connotato il profilo dell’Assistente di Studio Odontoiatrico è stata quella dell’attesa. Ci son voluti circa 15 anni di discussioni per vederlo approvato e poi due mesi (dal 2 febbraio al 6 aprile 2018) per vedere pubblicato il DPCM in Gazzetta Ufficiale.
Anche per quanto riguarda le proroghe, il Ministero della Salute sembra aver voluto seguire la tradizione. Così la prima proroga di un anno per poter continuare ad assumente un ASO senza attestato (da aprile 2020 ad aprile 2021) è stata approvata a maggio, ovvero un mese dopo che la scadenza era diventata operativa. Quella che ha posticipato la stessa scadenza dal 21 aprile 2021 al 21 aprile 2022 è arrivata addirittura a giugno.
Un “con calma” che ha caratterizzato anche il nuovo Decreto resosi necessario per andare a modificare alcuni passaggi risultati troppo penalizzanti o non chiari del DPCM del febbraio 2018 che ha istituito il profilo ASO.
Due anni di discussioni, anche perché le riunioni erano semestrali se non annuali, poi Ministero, Regioni, CAO e Sindacati ed Associazioni di Odontoiatri ed ASO trovato l’accordo sul nuovo testo: è il 17 febbraio 2021.
Altra attesa, 8 mesi, ed il 7 ottobre 2021 la Stato Regioni dà il parere positivo alla bozza a cui aveva partecipato alla stesura.
Da questa data, del testo che avrebbe dovuto approdare in Consiglio dei Ministri per l’approvazione definitiva, si sono perse le tracce.
Certo, dalla sede della Stato e Regioni a via Ribotta, dove hanno sede gli Uffici della Direzione generale delle professioni sanitarie del Ministero della Salute (l’ufficio competente) ci sono 12 chilometri e si sa che a Roma il traffico è caotico. Magari da via Ribotta il documento firmato da Regioni e Ministero è anche uscito in direzione Palazzo Chigi, ma a quanto pare non è ancora arrivato o se è arrivato è su qualche scrivania a prendere polvere.
Farete giustamente notare che in questi mesi, a Palazzo Chigi, hanno avuto questioni più importanti da decidere che approvare il profilo ASO.
Vero, anche se fatico ad immaginare il presidente Mario Draghi, il ministro del Lavoro Andrea Orlando, quello della Salute Roberto Speranza e gli altri componenti dell’esecutivo dedicare più di un centesimo di secondo alla discussione di quel provvedimento.
Dall’8 ottobre 2021 (giorno dopo del via libera della Stato Regioni al provvedimento) si sono svolte 28 riunioni del Consiglio dei Ministri che oltre ad approvare provvedimenti importanti per la lotta al Covid, il rilancio dell’economia ed ora pure contro questa assurda Guerra, hanno dato il via libera a tanti provvedimenti minori, nomine, leggi regionali etc. Probabilmente se tra questi qualcuno avesse anche inserito il testo del nuovo profilo ASO, un timbro ed una firma non sarebbe certo stato negato.
A quanto pare nessuno lo ha fatto.
Ma questo ritardo comporta problemi alla professione, al sistema salute del paese?
Assolutamente no o quasi.
Dal 21 aprile 2018 per essere assunti e poter svolgere le mansioni definite per l’ASO si deve rispettare quanto previsto dal DPCM pubblicato i GU il 6 aprile 2018 e da giovedì 21 aprile 2022 (salvo ulteriori proroghe magari nuovamente postume) terminerà il periodo transitorio e potrà lavorare come ASO solo chi avrà l’attestato di qualifica o potrà dimostrare di essere stato assunto per almeno 36 mesi (anche non consecutivi) nei 5 anni prima del 2018 oppure è stato assunto successivamente ma con alcune limitazioni.
Nell’interessante, almeno spero, approfondimento che abbiamo registrato con Andrea Tuzio, consulente dell’Ordine di Roma e responsabile del Centro di formazione Alter Formazione, si è cercato di chiarire tutte le scadenze e le possibilità per ottenere l’attestato di qualifica o di vedersi esonerati dal conseguirlo, lo potete vedere a questo link.
In questi tre anni molti ASO si sono messi in regola, tantissimi lo erano già e non hanno dovuto fare nulla. Ma non tutte o tutti.
La non approvazione del decreto con le nuove regole che sanano le criticità del precedente penalizza, “solo”, le attuali Assistenti che hanno svolto la professione per lungo tempo, più di 5 anni, magari perché hanno scelto di seguire i figli fino a quando hanno cominciato ad andare a scuola ed oggi vorrebbero tornare a lavorare. La non approvazione penalizza i quarantenni che vorrebbero intraprende la professione di ASO ma non possono iscriversi ai corsi perché quando erano “giovani”, la normativa indicava come scuola dell’obbligo la terza media mentre il Decreto del febbraio 2018 considera la nuova normativa sulla scuola dell’obbligo. La non approvazione del nuovo decreto penalizza tutti quei lavoratori che per decenni hanno svolto la professione di Assistenti ma inquadrate sul contratto di lavoro con altra qualifica -come addetto alla segreteria, amministrativi o peggio addetto alle pulizie- e se il nuovo non verrà pubblicato entro il 21 aprile 2022, stando alla norma non potranno più fare l’ASO fino a quando non conseguiranno l’attestato di qualifica.
E più tardi si approverà il nuovo Decreto, più si penalizzerà chi può dimostrare di essere stato assunto per almeno 36 mesi negli ultimi 10 anni in uno studio ma non può dimostrare di aver svolto l’attività di ASO (anche su questo tema vi consiglio di seguire la spiegazione del dott. Tuzio nel video) e dovrà frequentare un corso ridotto per il numero di ore da frequentare entro il 21 aprile 2023 (secondo le bozze del nuovo Decreto questa è la scadenza). Ma prima di attivarli le Regioni dovranno indicare tempistiche e programmi e poi le scuole attivarli ed organizzarli, quindi i tempi a disposizione si ridurranno ancora.
Ovviamente la non approvazione del nuovo Decreto entro il 21 aprile2022 comporterà problemi anche agli studi odontoiatrici che magari faticheranno a giustificare la propria Assistente che non riesce ad essere in regola.
Certo, come ha scritto sul nostro canale YouTube una lettrice a commento della video intervista al dott. Tuzio, chi controllerà mai e poi ci sono contratti “alternativi”. Vero, sappiamo come sia poco probabile subire un controllo e vedere contestato che quel dipendente sta facendo l’ASO anche se non è assunto per farlo, soprattutto se non è l’unico dipendente in studio. Ma se quel dipendente non in possesso dei requisiti che lo qualificano come ASO, mentre esegue mansioni da ASO, crea un danno ad un paziente, oppure bisticcia con il datore di lavoro e lo cita in causa perché svolgeva mansioni che non gli competono?
Ma può il Ministero continuare a fare spallucce perché sa bene che nulla negli studi privati si fermerà, ma solo perchè ci sarà sempre qualcuno che chiuderà un occhio invocando il “buon senso”? E per quei pochi casi su cui non si potrà chiudere un occhio, pazienza.
Il ritardare l’approvazione del nuovo Decreto è anche l’ennesima dimostrazione di mancanza di rispetto verso il settore odontoiatrico privato da parte delle Istituzioni.
O almeno così la vedo io, e non perché devo fare polemica a tutti i costi.
Scrivo privato perché indubbiamente il ritardo nell’approvazione del nuovo Decreto non penalizza Governo, Ministero, ASL ed Amministrazione pubblica. L’obiettivo era stato già ottenuto con il decreto del febbraio 2018 con l’istituzione di una figura professionale che può sostituire gli infermieri laureati negli ambulatori odontoiatrici pubblici, con buona pace per i bilanci delle Asl.
Grazie all’aiuto di un direttore di una ASL, sono riuscito a capire quanto costa all’Azienda sanitaria un infermiere che lavora in un ambulatorio odontoiatrico pubblico: 4.200 euro al mese, contributi ed indennità incluse. Se invece l’Asl assume un ASO, come ha fatto l’ASST di Bergamo il corso è: 3.200 euro, sempre contributi ed indennità incluse.
Quindi l’ASST di Bergamo assumendo 5 ASO invece di utilizzare 5 infermieri, in un anno risparmia 70 mila euro l’anno se consideriamo 14 mensilità. Stesso risparmio lo ottengono le Aziende sanitarie che si affidano per i collaboratori alle cooperative di lavoro interinale.
Ma aimè il motivo del ritardo non è neppure questo ma l’ennesima conferma -ora sono molto polemico- che la risposta delle Istituzioni all’odontoiatria è sempre la stessa: dovete attendere.
Ma vedrete -ora sono molto positivo- che la prossima settimana il provvedimento approderà in Consiglio dei Ministri per l’approvazione e subito dopo sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale, il tutto prima del 21 aprile. Così potremo dire: tempismo perfetto.
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