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07 Marzo 2019

Collaborazione o Avversione, è il nostro modo di comunicare che le fa nascere. Qualche consiglio

di Davis Cussotto


Motivare un paziente a usare lo scovolino o l’assistente a eseguire la manutenzione di una costosa apparecchiatura fa parte della routine dei nostri studi professionali.Alcune riflessioni sulle dinamiche della comunicazione umana, ci aiutano a comprendere perchè talvolta in nostri messaggi rivolti a pazienti o collaboratori non sortiscono l’effetto atteso. (cfr  P. Watzlawick , la pragmatica della comunicazione umana, Astrolabio, Roma 1978)

Nella Comunicazione orale vis a vis, giova sempre ribadirlo, l’atto comunicativo non esprime solo un contenuto, ovveroil messaggio(usa lo scovolino….) ma ha un valore molto più ampio.

Nella modalità viene a galla in maniera preponderante il tipo di relazione che si stabilisce o che consapevolmente intendiamo stabilire:

●      relazione collaborativa 

●      relazione avversa 

Ad esempio: parole semplici e chiare, possono assumere significati ben diversi in relazione alle componenti non-verbali.  

Pensate alla voce: il  tono, le inflessioni, il volume, le pause. Ancor di più incidono componenti espressi dal corpo: la postura, l’abito, lo sguardo, la mimica facciale,  le gestualità e la distanza (prossemica).
Se nel team di lavoro c’è qualche ruggine, questa, a parità di parole consuete, riaffiora nel non verbale.Nella dinamica delle interazione sono i messaggi del corpo ad avere l’impatto più incisivo: stesse parole espresse con voce o corpo differenti, creano messaggi dal tono e significato diversissimi.  


Un esempio semplice.   

Mi rivolgo all’assistente che si appresta ad avviare il Pentamix prima di rilevare un’impronta complessa: “Elena! Ci siamo. È tutto pronto?” 

Nella versione di buona comunicazione sono accompagnate da voce con tono gradevole e volume adeguato, giuste pause, sguardo occhi con occhi, sorriso sincero, postura rilassata...

  • induce emozione di  grande cordialità e disponibilità e instaura una relazione collaborativa.

Nella versione cattiva comunicazione:  lo sguardo è sempre rivolto altrove, la voce è sommessa, il tono è perentorio tipo caporale istruttore,  la postura è rigida, (il significato del messaggio appartiene ad un’altra galassia) 

  • induce emozione di  avversione e di discordia e instaura una relazione  avversa. 

Due le possibili conseguenze: il risultato protesico potrebbe risentirne, inoltre il paziente  che percepisce la ruggine nel  team di lavoro, potrebbe aprire al via al passaparola negativo.   

Sul tema leggi anche:  

16 Maggio 2018: Diffondere, con il passaparola, la propria unicità 

 
 

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